27 settembre 2021
Aggiornato 05:00
La polemica

Le linee guida «gender» per le scuole del Lazio: Lega, FdI e associazioni insorgono

Oggi il tema è approdato al Ministero dell'Istruzione: il sottosegretario (sempre della Lega) Rossano Sasso ha parlato di «una inaccettabile apertura sulla questione relativa all'identità di genere»

Le linee guida «gender» per le scuole del Lazio: Lega, FdI e associazioni insorgono
Le linee guida «gender» per le scuole del Lazio: Lega, FdI e associazioni insorgono ANSA

Diventano un caso politico le «Linee guida per la scuola: strategie di intervento e promozione del benessere dei bambini e degli adolescenti con varianza di genere», un documento elaborato dal Saifip (Servizio per l'adeguamento tra identità fisica e identità psichica), organizzazione che - come si spiega on line - svolge «consulenza e di sostegno al percorso di adeguamento per le persone che intendono chiedere la 'rettificazione di attribuzione di sesso' secondo la legge n. 164 del 1982 e si rivolgono all'Ospedale San Camillo come previsto dalla legge della Regione Lazio n.59 del 1990».

Le «Linee guida» (scritte in collaborazione con l'associazione Genderlens e Agedo, genitori di bambini e adolescenti con varianza di genere) sono state inviate nei giorni scorsi a tutte le scuole del territorio dall'Ufficio scolastico regionale del Lazio e riportano i loghi dell'Azienda Ospedaliera S. Camillo Forlanini di Roma e Regione Lazio.

Richiamando le (controverse) teorie sul «superamento del concetto di 'binarismo sessuale' che prevede l'esistenza di solo due generi (maschile e femminile)» a favore di uno «spettro» o «identità di genere», cioè «la sensazione profonda e precoce (si sviluppa già intorno ai 3 anni di età) di appartenere al genere maschile, femminile, entrambi o nessuno dei due», il documento vuole aiutare le scuole a «gestire minori transgender con l'obbiettivo di permettergli di seguire il percorso scolastico nel modo più sereno possibile»: «Per tutto il personale scolastico - si legge - l'obbiettivo generale deve essere quello di creare, diffondere e preservare un ambiente di apprendimento sicuro, inclusivo e affermativo per tutti gli studenti. Per raggiungere questo scopo gli obbiettivi devono essere inquadrati nella cultura scolastica nel suo complesso e non concentrarsi semplicemente sulla tutela degli studenti transgender».

Si indicano così alcune «principali 'buone pratiche' organizzative per le scuole» per affrontare il tema: Formazione al personale scolastico e agli studenti sui temi della varianza ed espressione di genere; Politica e modulistica che riflettano un linguaggio di genere inclusivo, eliminando la casella maschio o femmina per indicare il sesso/genere; attivare la «Carrera Alias», ovvero una modifica della carriera reale dello studente o della studentessa mediante l'assegnazione di un'identità provvisoria, transitoria e non consolidabile; uso del nome e dei pronomi scelti dal ragazzo e non del nome di battesimo; individuare un bagno/spogliatoio non connotato per genere quale può essere, per esempio, il bagno dei professori adatto al minore con varianza di genere; infine, promuovere spazi di relazione in classe e sensibilizzare e lavorare con la classe sulle questioni relative all'identità di genere e all'espressione di genere.

Di tutto ciò si parlerà in un webinar «Le diverse sfumature dell'identità di genere e dell'orientamento sessuale» per il personale degli istituti scolastici di ogni ordine e grado del Lazio, organizzato per il 9 settembre 2021.

Contro le linee guida già ieri Lega e Fratelli d'Italia del Lazio sono intervenute contro «un'educazione sessuale fatta a scuola, senza alcuna garanzia sui messaggi veicolati, qualcosa di non adatto al percorso formativo avviato come genitori», una «iniziativa incredibilmente sottaciuta sulla quale le famiglie non sono state in alcun modo coinvolte».

Oggi il tema è approdato al Ministero dell'Istruzione: il sottosegretario (sempre della Lega) Rossano Sasso ha parlato di «una inaccettabile apertura sulla questione relativa all'identità di genere» e di «un modo di agire che ha giustamente sollevato le proteste di dirigenti scolastici, insegnanti e famiglie: ho personalmente informato i massimi vertici del ministero dell'Istruzione sulla condotta dell'USR del Lazio - ha spiegato - tra l'altro sottolineando come si sia agito in esplicita violazione di una circolare del 2015 dello stesso Ministero: in quel documento si ribadisce come le ideologie gender non rientrino tra le conoscenze sui diritti e i doveri dei cittadini da trasmettere agli studenti e siano da considerare pratiche estranee al mondo educativo».

E proseguono anche le proteste delle associazioni delle famiglie vicine al mondo cattolico: per Giusy D'amico, presidente di «Non si tocca la famiglia», il documento va «sospeso subito» e «quello che è accaduto è di una gravità inaudita: imporre una visione ideologica dichiaratamente gender nelle scuole di ogni ordine e grado, utilizzando, la nobile causa dell'inclusione. È evidente come la legge Zan prepara il suo terreno, per invadere le scuole e rieducare i nostri giovani"; secondo il portavoce del Family Day Massimo Gandolfini è «un documento intriso di ideologia, che dà per scontate controverse teorie sulla fluidità dell'identità: chiediamo al presidente Nicola Zingharetti, all'assessore alla Sanità Alessi D'Amato e alle autorità scolastiche regionali di ritirare immediatamente queste linee guida e di aprire un dibattito con tutte le realtà convolte nell'educazione dei ragazzi».

(con fonte Askanews)