2 giugno 2020
Aggiornato 01:30
Emergenza coronavirus

«Caldo smorza Covid? Non lo sappiamo»

A spiegarlo è Antonio Clavenna, epidemiologo a capo dell'unità di Farmacoepidemiologia dell'Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri di Milano: «E' una speranza che al momento non è supporta dai dati»

«Caldo smorza Covid? Non lo sappiamo»
«Caldo smorza Covid? Non lo sappiamo» ANSA

MILANO (ASKANEWS) - E' impossibile dire ora se l'arrivo della stagione estiva e il conseguente aumento delle temperature smorzeranno l'aggressività del Coronavirus. L'unico dato certo attualmente a disposizione è quello di alcune nazioni africane dove, nonostante il clima umido e le alte temperature, l'andamento del contagio risulta sostanzialmente in linea con il trend registrato in Europa. A spiegarlo ad askanews è Antonio Clavenna, epidemiologo a capo dell'unità di Farmacoepidemiologia dell'Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri di Milano.

I dati sono contrastanti

«La stagione estiva avrà effetti positivi sulla diffusione del contagio? E' una speranza che al momento non è supportata da dati. Non lo sappiamo. Non è possibile dirlo semplicemente perchè non abbiamo ancora informazioni», chiarisce l'epidemiologo che osserva: «E' vero che in alcuni casi, come l'influenza stagionale, il virus tende a diventare meno contagioso con l'aumento delle temperature. Ma ci sono delle eccezioni, come il virus H1N1 nel 2009: in questo caso la pandemia è iniziata a diffondersi in estate e in luoghi con alte temperature. Per il Sars-Cov2 è troppo presto per dire se un clima più caldo e secco avrà effetti positivi. I dati sono contrastanti: secondo uno studio condotto in Cina, il Covid si attenuerebbe con il caldo. Ma a voler prendere in considerazione la curva dell'epidemia in alcune nazioni africane dove il clima è umido e le temperature sono alte, l'andamento non mostra molta differenza rispetto a quanto succede in Europa».

Il paragone con la Sars del 2003

Il Coronavirus non è come Sars che nel 2003, si era praticamente estinta durante l'estate e «stava già diminuendo con l'inizio della bella stagione». Fare un paragone tra i due virus è inappropriato soprattutto alla luce delle «diverse modalità di trasmissione» del contagio. Perchè nel caso della Sars, mette in chiaro Clavenna, «a trasmettere il virus era esclusivamente chi mostrava sintomi, e perciò isolando i sintomatici era più facile contenere il contagio». Nella diffusione del Covid-19, invece, «gioca un ruolo importante anche chi non ma mai manifestato nessun sintomo, e perciò o molto più difficile riuscire a isolare il virus».

Possibile seconda ondata dopo l'estate

L'arrivo del bel tempo dovrebbe comunque favorire una discesa della curva, ma soprattutto per ragioni fisiologiche: «E' chiaro che l'estate può aiutare non solo perchè le temperature aumentano ma in particolare ma perchè trascorriamo tutti molto più tempo all'aria aperta e così è più facile mantenere le distanze tra le persone. Questo è uno dei motivi per cui si ipotizza una seconda ondata del Coronavirus dopo estate».

Aria condizionata

Resta da capire se, con l'arrivo del caldo, sarà possibile accendere l'aria condizionata oppure se l'uso degli impianti di climatizzazione è aumenta il rischio contagio: «In questo momento è difficile dire se dovremo fare a meno del condizionamento aria in luoghi affollati come supermercati o mezzi pubblici. Secondo alcuni studi è possibile che il virus si trasmetta anche attraverso goccioline molto piccole, tipo areosol, che proprio per questo potrebbero rimanere per un periodo più lungo in sospensione nell'aria e dunque essere trasportate attraverso gli impianti di climatizzazione. Una teoria che non è da escludere, ma che per ora non ha trovato conferme scientifiche. L'altra ipotesi, a mio parere poco probabile, è che gli impianti di condizionamento vengano contaminati da particelle di Covid e che, attraverso i canali di climatizzazione, il virus possa diffondersi in altri ambienti».

Fase 2? Bisogna eseguire più tamponi

Infine una riflessione sulla fase 2 che dovrebbe portare a una graduale ripresa delle attività commerciali e produttive: «E' chiaro che l'epidemiolgo tende a dire 'apriamo quando non abbiamo più contagi', ma questo è difficile da sostenere dal punto di vista sociale ed economico. Una serie di indacatori dà l'idea che la situazione stia migliorano. Ma con i dati disponibili è difficile fare previsioni: al momento conosciamo solo la punta dell'iceberg, visto che mancano i dati dei pazienti Covid domiciliati. E' difficile dire quando arriveremo ad avere un numero basso di contagi. Per evitare nuove aumenti, è fondamentale identificare il più precocemente possibile chi si ammala, l'unico modo per farlo è eseguire più tamponi. Poi bisogna identificare le persone entrate in contatto di chi si è ammalato e metterli in quarantena per circoscrivere eventuali nuovi focolai».

Sostieni DiariodelWeb.it

Caro lettore, se apprezzi il nostro lavoro e se ci segui tutti i giorni, ti chiediamo un piccolo contributo per supportarci in questo momento straordinario. Grazie!

PayPal