1 ottobre 2020
Aggiornato 21:30
Emergenza coronavirus

Coronavirus, cosa fa il «paziente 1» prima del ricovero a Codogno

La prima volta al pronto soccorso il 18 febbraio, il tampone il 19. La certezza del contagio arriva nella notte tra il 20 e il 21 febbraio. Chi abbia contagiato il 38enne, però, non è ancora noto

Posto di blocco della Polizia
Posto di blocco della Polizia ANSA

MILANO - In mezzo alle tante domande ancora senza risposta che ruotano intorno alla scoperta in Italia di due focolai di coronavirus, c'è una certezza granitica: il principale luogo di diffusione noto finora è stato l'ospedale di Codogno, in provincia di Lodi. È lì che il cosiddetto «paziente 1», il 38enne di Castiglione d'Adda, oggi ricoverato al San Matteo di Pavia, si presenta in pronto soccorso il 18 febbraio, dopo i primi sintomi. Mattia M. non è però andato di recente in Cina né dichiara in quel momento di essere stato in contatto con persone che lo hanno fatto. Gli viene così prescritta una cura a base di antibiotici e viene rimandato a casa, senza essere sottoposto al test per il virus Covid-19. All'indomani, quando le sue condizioni peggiorano, una volta tornato in ospedale, gli viene fatto il tampone in quanto la moglie ricorda l'incontro del marito nei giorni precedenti con un amico tornato in gennaio dalla Cina (anche se poi si rivelerà una pista senza fondamento). La certezza del contagio arriva nella notte tra il 20 e il 21 febbraio.

Contagiato da una persona sintomatica

Comincia in quel momento l'emergenza coronavirus in Italia e il mancato rapido isolamento del 38enne è stato al centro di un pesante botta e risposta tra Governo e Regione Lombardia, anche se il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, non ha accusato esplicitamente l'ospedale di Codogno. «Non si dica che qualcuno ha trascurato l'applicazione dei protocolli e delle procedure» ha replicato oggi l'assessore al Welfare della Regione Lombardia, Giulio Gallera, in una informativa in Consiglio regionale. «L'anomalia e la sfortuna del caso italiano, rispetto ad altri casi europei, è che la prima persona a evidenziare i sintomi non è un contagiato diretto, ma un contagiato da una persona asintomatica» ha aggiunto l'assessore.

La prima volta al pronto soccorso il 18 febbraio

Chi abbia contagiato il 38enne non è ancora noto, di sicuro si sa che l'uomo partecipa il 2 febbraio a una corsa amatoriale a Portofino (Genova), il 9 febbraio a un'altra corsa a Sant'Angelo Lodigiano e nel fine settimana a un corso della Croce Rossa a Codogno oltre che a una partita di calcio. Poi comincia a non stare bene e, lunedì 17, viene visitato dal medico di base. I primi a essere contagiati sono le persone più vicine al 38enne, tra cui la moglie incinta, ora ricoverata al Sacco di Milano. Risultano subito positivi al test un amico, amante della corsa come lui, e il figlio del proprietario di bar un di Castiglione d'Adda, dove si ammalano altre tre persone, anziani clienti abituali del locale. È il tardo pomeriggio di venerdì 21 e da lì si ha la certezza che i numeri sono destinati a salire fino al livello attuale.