12 novembre 2019
Aggiornato 14:30
Il caso Orlandi

Caso Orlandi, proseguono le analisi delle ossa in Vaticano

La magistratura vaticana ha acconsentito, nei mesi scorsi, ad aprire la tomba di una principessa tedesca del Camposanto Teutonico che sorge a poca distanza dalla basilica di San Pietro, dentro le mura vaticane

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ROMA - Alle ore 15.30 si sono concluse per la giornata di oggi le operazioni al Campo Santo Teutonico nell'ambito delle incombenze istruttorie del caso Orlandi. Il prof. Giovanni Arcudi coadiuvato dal suo staff - alla presenza del perito di fiducia nominato dalla Famiglia Orlandi - ha svolto l'analisi morfologica di una parte dei reperti ritrovati negli ossari. L'analisi dei reperti, da parte del prof. Arcudi e del suo staff, proseguirà domani, domenica 28 luglio, alle ore 9.00.

Camposanto Teutonico

La magistratura vaticana ha acconsentito, nei mesi scorsi, ad aprire la tomba di una principessa tedesca del Camposanto Teutonico che sorge a poca distanza dalla basilica di San Pietro, dentro le mura vaticane, perché una fonte che non ha voluto rivelare la propria identità ha suggerito alla famiglia Orlandi, e in particolare al fratello Pietro, assistito dall'avvocato Laura Sgrò, di cercare lì le tracce della ragazza scomparsa a Roma nel 1983. Lo scorso 11 luglio, infine, una squadra di operai vaticani, coadiuvati dalla Gendarmeria, ha aperto, alla presenza di Pietro Orlandi e della sua legale, nonché di Giovanni Arcudi, professore di Medicina legale all'Università Tor Vergata, la cosiddetta «Tomba dell'Angelo» in cui si pensava fosse sepolta la principessa Sophie von Hohenlohe, morta nel 1836, e, per non lasciare nulla di intentato, anche quella attigua in cui si pensava fosse sepolta la principessa Carlotta Federica di Meclemburgo, morta nel 1840.

Le tombe sono risultate essere vuote

«A seguito delle attività istruttorie avviate l'11 luglio scorso al Campo Santo Teutonico, si sono svolti - come annunciato - accertamenti sia di carattere documentale che di carattere logistico», ha riferito nelle scorse settimane la sala stampa vaticana, «dai quali è emerso che - come risulta agli atti del Pontificio Collegio Teutonico - tra gli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso sono stati effettuati lavori di ampliamento del Collegio stesso. In quel periodo i lavori hanno interessato l'intera aerea cimiteriale e l'edificio del Collegio Teutonico. Essendo pertanto possibile che le spoglie delle due principesse siano state traslate in altro luogo idoneo del Campo Santo, sono state svolte con le maestranze competenti le conseguenti verifiche per constatare la situazione degli ambienti attigui alle tombe. Tali ispezioni hanno portato alla individuazione di due ossari collocati sotto la pavimentazione di un'aerea all'interno del Pontificio Collegio Teutonico, chiusi da una botola». La decisione del Promotore di Giustizia dello Stato della Città del Vaticano, Gian Piero Milano, è stata a quel punto di sigillare immediatamente i due ossari, «per il successivo esame e repertazione dei materiali ossei ivi giacenti, sempre nell'ambito e con le modalità richieste dalle attività istruttorie». Il pm vaticano ha poi disposto, «con apposito provvedimento, che tali operazioni avvengano alla presenza dei periti dell'Ufficio e di quelli nominati dalla famiglia Orlandi, nonché del personale specializzato del Corpo della Gendarmeria e delle stesse maestranze già impiegate» negli accertamenti di giovedì 11 luglio. Una prima sessione di esame dei resti scheletrici è iniziata sabato 20 luglio. All'uscita dal Vaticano, a fine lavori, Giorgio Portera, genetista e perito di parte della famiglia Orlandi, ha parlato di migliaia di ossa. Oggi sono proseguiti i lavori, durati dalle 9 alle 15.30, e domani si prosegue, nonostante sia domenica.

Poche certezze e molti retroscena

Di certo, attorno alla scomparsa di Emanuela Orlandi vi sono sempre state poche certezze e molti retroscena. E se il Vaticano nei primi decenni ha potuto alimentare i sospetti con un atteggiamento di riservatezza - «A tanta segretezza, la dietrologia risponde con i suoi talenti», diceva il vaticanista Benny Lai - la Santa Sede ha ormai scelto una linea di trasparenza che forse lascia i familiari insoddisfatti ma punta a diradare le ombre. Tanto che questa non è la prima, ma la terza esplorazione. Il 14 maggio 2012, con il beneplacito del Vicariato, fu aperto il sarcofago di marmo che conteneva la salma di un boss della «banda della Magliana», Enrico «Renatino» De Pedis, nella basilica di Sant'Apollinare. La vicinanza al luogo dove la giovane fu vista l'ultima volta prima di sparire, l'ipotizzato coinvolgimento della banda nel suo rapimento, nonché la obiettiva singolarità degli onori tributati a un malvivente in una chiesa romana avevano indotto alcuni ad ipotizzare che nella tomba vi fossero i resti mortali di Emanuela Orlandi. Ma gli accertamenti permisero di identificare il corpo contenuto con quello di De Pedis. Emanuela non c'era. Ad ottobre scorso, presso la nunziatura apostolica a Roma, a via Po, vennero trovate delle ossa sul sottosuolo di una depandance. La Segreteria di Stato decise di aprire un'inchiesta e fonti anonime ipotizzarono inopinatamente che potessero essere i resti scheletrici di Emanuela Orlandi. Dopo un esame, le ossa sono risultate risalire a un periodo compreso tra il 90 e il 230 dopo Cristo. Emanuela non c'era. Ora la si cerca nel Camposanto teutonico.