21 luglio 2019
Aggiornato 18:30
Il provvedimento del giudice che ha archiviato il fascicolo

Caso Orlandi, inchiesta archiviata

ll gip Giovanni Giorgianni ha archiviato l'inchiesta della Procura sulla scomparsa della 15enne Emanuela Orlandi e della coetanea Mirella Gregori. A sollecitare l'archiviazione era stata la stessa Procura di Roma.

ROMA - «Gli accertamenti probatori acquisiti nel corso delle indagini preliminari sono, allo stato, non provvisti della consistenza, neppure indiziaria, necessaria a sostenere l'accusa in giudizio e a giustificare un vaglio dibattimentale, nè paiono utilmente esperibili ulteriori indagini con la finalità di valorizzare quegli elementi dotati di una più significativa, ancorchè incongruente, pregnanza investigativa». Così scrive il giudice Giovanni Giorgianni in un passaggio del decreto che ha archiviato l'inchiesta sulla scomparsa di Emanuela Orlandi e di Mirella Gregori. Il documento di 65 pagine recepisce di fatto le richieste fatte dal procuratore Giuseppe Pignatone e dai pm Ilaria Calò e Simona Maisto.

«Tutte le segnalazioni, anche quelle fondate su meri sospetti, sono state accuratamente verificate. E molte di esse si sono rivelate il tentativo da parte di chi ha cercato di trarre un vantaggio dall'interesse sulla vicenda». Per il giudice «l'enorme sforzo investigativo degli organi inquirenti ha fatto confluire all'interno del procedimento un materiale imponente che si è stratificato nel tempo e che, tuttavia, pur incrementandosi, non ha mai acquistato un sufficiente grado di coerenza, di precisione e di concordanza».

«Dette lacune - sottolinea il gip - non paiono utilmente colmabili con ulteriori approfondimenti, poichè la nuova escussione delle stesse fonti non potrebbe eliminare le plurime incongruenze e i vari profili di inattendibilità evidenziati». Tra i soggetti indagati che hanno contribuito a rendere nebuloso il quadro probatorio, figura per il gip il fotografo Marco Fassoni Accetti: «La sua personalità è correttamente tratteggiata come caratterizzata da smania di protagonismo e di pubblicizzazione della propria immagine, con una spasmodica ricerca di accesso ai media e della loro costante attenzione».

Il fotografo, insomma, non può essere considerato soggetto «attendibile» perché «portato a inventarsi storie e situazioni». E analoghe perplessità suscita il ruolo rivestito dalla supertestimone Sabrina Minardi, specie in relazione alla ricerca dei luoghi dalla stessa indicati come di disfacimento del cadavere: «Gli approfondimenti investigativi sul punto - evidenzia il gip - sono stati tempestivi, attenti e scrupolosi ma l'esito negativo, al di là delle ulteriori versioni offerte dalla teste circa le modalità con le quali i rapitori si erano disfatti del cadavere, è dipeso dall'incapacità della Minardi di fornire informazioni precise ai fini dell'individuazione del luogo in cui il riferito disfacimento del cadavere fosse avvenuto».