19 settembre 2019
Aggiornato 04:00
Il caso

Carola Rackete querela Matteo Salvini: «Non faccio politica, dal Ministro attacchi personali»

Lo spiega la denuncia-querela cella comandante della Sea Watch, dove si sottolinea che gli attacchi del ministro alla comandante sono «personali», anzi sono un «preordinato programma di denigrazione»

Carola Rackete
Carola Rackete ANSA

ROMA - Perché Carola Rackete ha denunciato il ministro dell'Interno Matteo Salvini per diffamazione aggravata? Lo spiega la denuncia-querela della comandante della Sea Watch che sarà depositata dall'avvocato Alessandro Gamberini, dove si sottolinea che gli attacchi del ministro alla comandante sono «personali», anzi sono un «preordinato programma di denigrazione», una «aggressione diffamatoria che Matteo Salvini fa non nell'esercizio della sua funzione, ma al riparo del suo ruolo. Utilizzandolo al solo scopo di veicolare l'odio dei suoi sostenitori nei miei confronti, con una enorme portata offensiva stante l'evidente disparità di posizioni, tra un ministro e una cittadina, per di più non italiana».

Denuncia-querela

«Matteo Salvini mi ha definito pubblicamente e ripetutamente come sbrufoncella, fuorilegge, complice dei trafficanti, potenziale assassina, delinquente, criminale, pirata, che ha provato a uccidere dei finanzieri, ad ammazzare cinque militari italiani, che ha attentato alla vita di militari in servizio, deliberatamente rischiato di uccidere cinque ragazzi e che occupa il suo tempo a infrangere le leggi italiane e fa politica sulla pelle dei disgraziati: la gravità della lesione al mio onore che deriva da tali propalazioni è in sé evidente», si legge nella denuncia-querela. E «peraltro la frequenza e la reiterazione degli attacchi danno conto di un preordinato programma di denigrazione della sottoscritta».

Non faccio politica

«Inutile dire - sottolinea la comandante - che tuto ciò non ha nulla ta che vedere con la libertà di manifestazione del pensiero. Le espressioni di Salvini non possono certo inquadrarsi nella categoria della critica politica. Non sono una politica, non rivesto alcun ruolo pubblico, men che meno sono un'avversaria partitica del Ministro. Sono unta privata cittadina europea. La rilevanza pubblica nazionale di un avvenimento non può giustificare la violazione del rispetto della verità e della persona umana». E «d'altra parte lo stesso tenore degli insulti e delle espressioni usate mostra l'uso puramente strumentale a fini propagandistici che viene fatto da Matteo Salvini della vicenda, senza alcuna attenzione, senza alcuna continenza, senza alcun rispetto; le affermazioni di Salvini si risolvono, così, in un attacco personale lesivo della mia dignità morale e intellettuale».

Aggressione diffamatoria

Ma «la politica non è, e non può essere, una zona franca del diritto «in cui i rappresentanti della democrazia rappresentativa potrebbero esprimere le proprie opinioni con strumenti vietati dalla legge, invocando un trattamento di favore, un'inammissibile disuguaglianza di fronte alla legge», il riferimento è alla sentenza della Corte di Cassazione n. 311096 del 2009. Quindi «si tratta di un'aggressione diffamatoria che Matteo Salvini fa non nell'esercizio della sua funzione, ma al riparo del suo ruolo, utilizzandolo al solo scopo di veicolare l'odio dei suoi sostenitori nei miei confronti, con una enorme portata offensiva stante l'evidente disparità di posizioni, tra un ministro e una cittadina, per di più non italiana. Confluiscono così in un unico imbuto sentimenti xenofobi e misogini (il richiamo alle scarpette è indicativo), che hanno prodotto a catena una serie innumerevole di messaggi diffamatori dei suoi seguaci». E si allega una serie di tali messaggi, tra cui, a tacere di alcuni estremamente volgari, si legge: «quella puttana tedesca»; «non si capisce se è un uomo o una donna», «non è decorosa, sciattona, borderline della società, puzzolente, fa schifo»; «delinquente», «asfaltatela».

(con fonte Askanews)