23 aprile 2019
Aggiornato 18:00
Immigrazione

Inizierà domani il trasferimento dei migranti ospitati nel Cara di Mineo

I primi a lasciare la struttura in provincia di Catania sarà un gruppo di 50 persone, al quale ne seguirà un altro di altre 100 entro fine mese. L'avvio del trasferimento è la conseguenza di quanto deciso dal ministro dell'Interno Matteo Salvini

Inizierà domani il trasferimento dei migranti ospitati nel Cara di Mineo
Inizierà domani il trasferimento dei migranti ospitati nel Cara di Mineo ( ANSA )

CATANIA - Inizierà domani, giovedì 7 febbraio, il trasferimento dei migranti ospitati all'interno del Cara di Mineo. I primi a lasciare la struttura in provincia di Catania sarà un gruppo di 50 persone, al quale ne seguirà un altro di altre 100 entro fine mese. L'avvio del trasferimento è la conseguenza di quanto deciso dal ministro dell'Interno Matteo Salvini, ovvero di smantellare il centro d'accoglienza entro dicembre di quest'anno. Dai trasferimenti saranno esclusi in questa prima fase i nuclei familiari con minori e le persone «vulnerabili» o titolari di protezione umanitaria.

1.186 richiedenti asili

Attualmente nel Cara di Mineo sono ospitati 1.186 richiedenti asilo, 15 titolari di protezione internazionale, 94 titolari di permesso umanitario e 8 richiedenti asilo per i quali è stata attivata la procedura Dublino. Il trasferimento, secondo le indicazioni del Viminale, sarà programmato di mese in mese e prevede l'inserimento nel Siproimi (l'ex sistema Sprar) dei 15 titolari di protezione internazionale e il trasferimento degli altri in tutte le province siciliane. A febbraio le partenze sono previste il 7, il 17 e il 27. Quella di Mineo è la seconda struttura d'accoglienza smantellata dal governo italiano, e arriva pochi giorni dopo il trasferimento dei migranti che si trovavano ospitati nel cara di Castelnuovo.

Una delle strutture più grandi e controverse d'Europa

Aperto nel 2011 dal governo Berlusconi, quando ministro dell'Interno era il leghista Roberto Maroni, per far fronte alla grossa ondata migratoria dovuta alla «primavera araba», il cara di Mineo è una delle strutture d'accoglienza più grandi e controverse d'Europa. Realizzato in quello che un tempo era chiamato «Residence degli Aranci», inizialmente la struttura ospitava i militari americani di stanza nella base di Sigonella. Convertito in centro d'accoglienza, con un indennizzo di 6 milioni di euro l'anno da parte del governo alla società proprietaria della struttura, il centro fu studiato per ospitare 4.000 immigrati. Dietro la sua gestione ci sarebbe stato un ampio giro illecito di scambio di voti e favori, su cui la magistratura sta cercando di far luce, e che ha visto coinvolto tra gli altri anche l'ex sottosegretario all'Agricoltura Giuseppe Castiglione.

Criminalità diffusa

Negli anni il cara di Mineo, così come il territorio che lo circonda, è stato al centro di numerosi episodi di cronaca a causa di un dilagante livello di criminalità diffusa, con spaccio di droga e sfruttamento della prostituzione soprattutto. Ultimo episodio in ordine di tempo è stato quello che ha portato alla scoperta e allo smantellamento di una cellula della mafia nigeriana che aveva la base operativa e logistica proprio all'interno della struttura catanese. Ma se da un lato il cara di Mineo può rappresentare un problema sul fronte della sicurezza; dall'altro esso è divenuto l'asse attorno al quale ruota una importante fetta dell'economia locale.

Class action

Ed è per tale motivo che l'annuncio della chiusura spaventa soprattutto quanti grazie al cara Mineo sopravvivono. Pochi giorni fa, il gruppo consiliare «Mineo nel cuore» ha parlato del dramma sociale ed occupazionale che si verificherebbe qualora il Governo portasse avanti questo proposito. «Proponiamo una class action perché la chiusura del CARA di Mineo comporterà il licenziamento di circa 400 dipendenti della struttura - in aggiunta ai circa 150 già recentemente licenziati -, la chiusura di alcuni alberghi - soprattutto nella città di Caltagirone - che fino ad oggi hanno ospitato le forze dell'ordine, il ridimensionamento della scuola pubblica a Mineo che ha accolto i giovani allievi extracomunitari, la chiusura di alcuni reparti dell'ospedale 'Gravina' di Caltagirone - come ad esempio quello di ostetricia -, la riduzione del numero di presenze delle forze dell'ordine nelle nostre comunità, l'azzeramento del gettito IRPEF derivante dai rapporti di lavoro dipendente con il relativo impoverimento delle casse dei nostri Comuni e in ultimo - ma assai grave - l'abbandono della struttura di c.da Cucinella che diventerà il ricettacolo di ogni forma di illegalità».