22 marzo 2019
Aggiornato 04:30
Immigrazione

Mimmo Lucano, si chiudono le indagini: per lui anche l'accusa di associazione a delinquere

Per lui e altre 30 persone, la procura di Locri ha di fatto riproposto l'impianto accusatorio che era stato bocciato dal giudice per le indagini preliminari

Il sindaco sospeso di Riace Mimmo Lucano
Il sindaco sospeso di Riace Mimmo Lucano ANSA

REGGIO CALABRIA - Mentre a Milano con un blitz Casapound appende sui muri di Palazzo Marino uno striscione contro la proposta del consiglio comunale di conferire la cittadinanza onoraria a Mimmo Lucano («Non è Lucano il modello per Milano»), ecco che il sindaco sospeso dI Riace riceve l'avviso dalla procura di Reggio Calabria che gli contesta reati più gravi per i quali il gip non aveva accolto la richiesta di arresto. In tempi che si possono definire record, la Procura di Locri chiude dunque l’inchiesta «Xenia» su Riace. Nei mesi scorsi Lucano era prima finito ai domiciliari poi «esiliato» dal paese «modello di accoglienza» con l'accusa di favoreggiamento dell'immigrazione. Per lui e altre 30 persone, la procura di Locri ha di fatto riproposto l'impianto accusatorio che era stato bocciato dal giudice per le indagini preliminari. Il procedimento per la misura cautelare e il processo nel merito seguono due binari diversi ed ecco, quindi, che a due mesi di distanza, la Procura di Locri chiude le indagini con lo stesso capo di imputazione per il quale  il gip aveva sottolineato la «vaghezza e genericità»

Di cosa è accusato Mimmo Lucano

A Lucano viene contestato di essere promotore di un’associazione a delinquere che aveva lo scopo di commettere «un numero indeterminato di delitti (contro la pubblica amministrazione, la fede pubblica e il patrimonio), così orientando l’esercizio della funzione pubblica del ministero dell’Interno e della prefettura di Reggio Calabria, preposti alla gestione dell’accoglienza dei rifugiati nell’ambito dei progetti Sprar, Cas e Msna e per l’affidamento dei servizi da espletare nell’ambito del Comune di Riace». Nel chiedere l'arresto di Lucano, i pubblici ministeri lo aveva accusato di presunte irregolarità nella gestione dei fondi destinati all'accoglienza di rifugiati e richiedenti asilo, ma tali ipotesi erano state smentite dal giudice Domenico Di Croce, che nell'ordinanza aveva cassato tutte le contestazioni più gravi, fra cui malversazione, truffa ai danni dello Stato e concussione.

Associazione a delinquere

A Riace, si leggeva nel provvedimento, nonostante una gestione assai disordinata della rendicontazione dei fondi, i servizi sarebbero stati sempre erogati. Per il giudice le sole accuse suffragate da prove riguardavano i presunti matrimoni di comodo, per l'accusa organizzati per far ottenere documenti validi ad alcuni stranieri, e l'affidamento in via diretta i lavori dei raccolta e trasporto rifiuti a due cooperative di Riace, che in paese impiegavano italiani e stranieri. Eppure la procura non ne è così convinta e insiste nel contestare a Lucano di essere il capo di un'associazione a delinquere creata per distrarre i fondi destinati all'accoglienza. Per i magistrati di Locri, il sistema Riace nasconderebbe in realtà una vera e propria associazione criminale. Lucano avrebbe utilizzato soldi pubblici per favorire di fatto l’immigrazione clandestina e sarebbe responsabile di irregolarità nell’affidamento del servizio di raccolta dei rifiuti nel suo comune. 

«Sono tranquillo, e anzi...»

«Sono tranquillo con la mia coscienza perché non ho fatto niente» si è difeso Lucano. «Anzi, ho cercato di aiutare umanamente e non mi sono approfittato di nulla neanche sul piano economico. Non ho proprietà né conti correnti, come ho detto sin dal primo momento. Dopo tanto tempo hanno potuto verificare tutto su di me. Mi auguro che prevalga la coscienza» commenta ancora Lucano. «Gli avvocati mi hanno detto che è un fatto normale anzi è positivo perché hanno chiuso e vuol dire che non ci sono altre cose e che quelli sono i capi di imputazione. Tutti gli accusati dicono che sono innocenti, è un fatto automatico quindi mi sembra talmente scontato che non lo voglio nemmeno dire. C'è chi ci giudica e sapranno loro cosa fare».