23 gennaio 2019
Aggiornato 09:30
Partito Democratico

Prodi ne ha per tutti: Renzi si decida, M5s come i gilet gialli e la fine europea di Salvini

In una intervista a 24Mattino su Radio 24 l'ex premier non ha dubbi nemmeno sull'esito della manovra in sede UE

L'ex premier Romando Prodi
L'ex premier Romando Prodi

ROMA - «Sul deficit era chiaro che si sarebbe arrivati al 2 per cento». Romano Prodi a 24Mattino di Maria Latella e Oscar Giannino su Radio 24 non ha dubbi: «Lo voleva Tria e l'Europa poteva accettarlo. Poi per motivi di politica interna comprensibili, ma dannosi, si è messa un'asticella più alta, l'Ue l'ha messa più bassa, e infine si è trovato una specie di compromesso intorno al 2 per cento». «Perché - ha aggiunto Prodi - è debole l'Italia è debole l'Ue ed è debole la Commissione e il compromesso a questo punto diventa necessario». E puntualizza: «Bisognava arrivarci prima, sinceramente, c’è stata inizialmente una mancanza assoluta di buon senso e di equilibrio. Quell’accordo era obbligatorio, nessuno può vincere in questo stato di debolezza reciproca. Attualmente nella Ue la Francia comanda la politica estera europea, la Germania quella economica e ognuno si fa i fatti suoi. Si diceva sempre che l’Europa fosse un motore a due pistoni franco-tedesco, in realtà ora è fatta da due motori a un pistone, quello della politica estera francese e quello della politica economica tedesca».

Somiglianza tra M5s e gilet gialli
L'ex Presidente della Commissione europea ha parlato anche del caso Brexit, spiegando che la situazione è molto simile: «Si vuole evitare il danno maggiore: cioè la rottura violenta che ponga senza regole l'uscita della Gran Bretagna, per cui ci rimetterebbe moltissimo la Londra, ma un poco anche l'Europa». E commenta anche la protesta dei gilet gialli in Francia: «Credo che andrà avanti ancora, ma non avrà sbocchi. E’ come il ’68 in Italia: viene dal basso, non riescono ad avere un leader, ognuno fa proposte sempre crescenti. Invece il populismo italiano, cioè quello del M5s, è partito dall’alto con un comandante unico e quindi è arrivato al governo». Somiglianze tra gilet gialli e M5s? «Sì, ci sono per quattro quinti».

Non sa ancora se andrà a votare
Non può non toccare il tema delle primarie Pd l'ex premier: «Mi facciano capire qual è il programma, allora posso anche giudicare. Non è il numero dei candidati di cui abbiamo bisogno, abbiamo bisogno di idee grandi, sul problema dei giovani, sulle diseguaglianze» dice. Quando il giornalista gli chiede se andrà a votare ai gazebo, lui replica secco: «Non lo so ancora se andrò a votare a marzo, occorre far politica, occorre che la gente venga messa di fronte a degli obiettivi. Uno potrà essere contro Corbyn ma ha spiazzato tutti perché ha messo delle idee sul tavolo».

Quella volta che si arrabbiò con Renzi
Poi l'ex premier racconta di quella volta che si arrabbiò moltissimo con Matteo Renzi. E fu quando l'ex segretario dem decise di togliere la bandiera europea da Palazzo Chigi. «Solo una volta è stata tolta la bandiera europea - racconta - con mia grandissima rabbia». Rispondendo alla domanda di un ascoltatore che gli diceva di non avere intenzione di esporre la bandiera europea ma soltanto quella italiana, Prodi ha spiegato che «le due bandiere non sono incompatibili, per le elezioni italiane si metta quella italiana, per le elezioni europee si metta quella europea. Sono queste le nostre due bandiere». «Non ho chiamato Matteo Renzi dopo quell'episodio - ricorda Prodi - un privato cittadino parla solo se interrogato, non interroga. Credo però che lui debba decidersi o sta fuori o dentro alla politica, non può stare in mezzo all'uscio».

Salvini nel Ppe
E proprio riguardo alle Europee ha qualcosa da dire anche a Matteo Salvini«Se il Partito popolare europeo ha un suo candidato, Weber, si sposta a destra, quindi tiene dentro Orban, e prima o poi ci sarà anche Salvini, e il centrosinistra presenta un candidato unico, ci potrebbe essere una grande e bella battaglia alle elezioni europee». E ancora: «Le elezioni fanno i leader. Questo riporterebbe la politica in Europa, perché negli ultimi anni c’è stata solo tecnica e burocrazia. E allora potremmo ancora parlare nel mondo. Molto molto difficile. Però c’è una strada per tornare a contare nel mondo, se non la percorriamo facciamo come gli Stati italiani dopo il Rinascimento: non hanno contato più nulla» conclude Prodi.