18 dicembre 2018
Aggiornato 23:00

Salvini: senza accordi sugli sbarchi stop a Sophia. Ecco come funziona il sistema che scarica a noi la responsabilità

Il ministro dell'Interno Matteo Salvini ribadisce lo stop alla missione Sophia «se non cambieranno le regole d'ingaggio»

Il ministro dell'Interno e vicepremier Matteo Salvini durante la presentazione del calendario Fondo Edifici di Culto Archivio Storico del F.E.C. presso il complesso di Santa Croce in Gerusalemme a Roma
Il ministro dell'Interno e vicepremier Matteo Salvini durante la presentazione del calendario Fondo Edifici di Culto Archivio Storico del F.E.C. presso il complesso di Santa Croce in Gerusalemme a Roma (Angelo Carconi | ANSA)

ROMA - Il ministro dell'Interno Matteo Salvini ribadisce lo stop alla missione Sophia «se non cambieranno le regole d'ingaggio». In audizione davanti al Comitato Schengen il leader della Lega mette ancora una volta al centro la questione migranti. Senza convergenze sulla posizione italiana sugli sbarchi, «ritengo che non appaia opportuna la prosecuzione della missione» Eunavfor Med Sophia per il soccorso dei migranti nel Mediterraneo, che scade il prossimo 31 dicembre. «Sulla necessità di procedere a una sostanziale revisione di Sophia manteniamo ferma l'indisponibilità dell'Italia a continuare ad attuare le procedure di sbarco previste che vedono solo i porti italiani quali punti sicuri di approdo» ha detto. Al momento non si sono registrati significativi progressi sul negoziato nonostante la reiterata richiesta italiana di elaborare regole di ingaggio per la distribuzione degli immigrati tra tutti gli stati membri partecipanti all'operazione. 

L'Ue prende tempo
L'Ue intanto prende tempo e valuta la possibilità di una proroga tecnica di sei mesi del mandato dell'operazione. L'obiettivo è temporeggiare per sciogliere il nodo cruciale dei porti di sbarco, secondo il quale cui tutti i migranti soccorsi dalle navi della missione vengono sbarcati in Italia. Un punto che Roma chiede da tempo di modificare. Con la proroga tecnica verrebbero mantenute le condizioni attuali, in attesa di trovare una soluzione definitiva. Sophia, l'operazione militare dell’Unione europea avviata dal Consiglio affari esteri Ue nel giugno 2015 e successivamente prorogata due volte, ha come obiettivo quello di contrastare il traffico di esseri umani lungo la rotta che va dalle coste libiche all’Europa. Secondo i dati del Consiglio europeo di maggio 2018, grazie all'operazione sono state arrestate 143 persone sospettate di tratta e traffico e salvate 44.251 persone. Secondo i dati della Guardia costiera italiana, le unità militari della missione hanno soccorso un totale di 10.669 persone nel 2017, pari a circa il 9,3% delle oltre 114mila persone soccorse l’anno scorso. In assenza di un Maritime Rescue Coordination Center (Mrcc) libico, le operazioni di soccorso in questione sono coordinate dalla nostra Guardia Costiera. Lo sbarco finale avviene in Italia perché, in base a disposizioni interne, per il soccorso in mare si fa rinvio al piano operativo dell'operazione Triton dell'agenzia Frontex.

Rotazione dei porti di sbarco? Tutto tace
Ma l'Italia non ci sta più. Non ci vuole più stare. Già la scorsa estate il governo aveva chiesto con forza la modifica. Il nuovo principio sarebbe dovuto essere quello della rotazione dei porti di sbarco. Il 17 luglio il ministro degli Affari esteri Moavero Milanesi aveva inviato una lettera all’Alto rappresentante dell’Ue Federica Mogherini e il governo aveva posto un ultimatum, scaduto a fine agosto, ma la trattativa si è arenata. O gli Stati membri trovano una soluzione ad interim» sulla questione dei porti di sbarco dei migranti salvati dalle navi che vi partecipano «o smantelliamo» la missione, aveva tuonato Mogherini: «E' grazie a questa operazione, grazie alla presenza delle navi e degli aerei dell’Unione nel Mediterraneo», che fanno prevenzione, «che il flusso di migranti in arrivo sulle coste italiane è diminuito dell’85% rispetto al 2017». Ma buona parte degli Stati Ue, tra cui Francia, Ungheria, Belgio e Croazia, si sono di fatto trincerati dietro la necessità di trovare una soluzione nell'ambito della discussione più ampia sulla gestione dei migranti, che passa attraverso la riforma del regolamento di Dublino, le piattaforme regionali di sbarco e i centri controllati: dossier che al momento sono in stallo completo. Altri Paesi, come Germania, Spagna e Portogallo, si sono detti disposti a trovare una soluzione temporanea.