18 dicembre 2018
Aggiornato 23:00

Spataro contro Salvini? Non è la prima volta: quando il magistrato indagò il leghista

Lo stesso procuratore di Torino che ieri ha criticato il ministro dell'Interno per un suo tweet firmò l'atto di chiusura delle indagini per vilipendio all'ordine giudiziario

Il ministro dell'Interno e vicepremier Matteo Salvini
Il ministro dell'Interno e vicepremier Matteo Salvini (Angelo Carconi | ANSA)

ROMA – È scontro aperto tra il ministro dell'Interno Matteo Salvini e il procuratore della Repubblica di Torino Armando Spataro dopo che il magistrato aveva duramente criticato un tweet del titolare del Viminale nel quale si dava conto di una operazione ancora in corso di svolgimento con una presunta fuga di notizie. La replica del ministro dell'Interno non si è fatta attendere ed è arrivata con parole altrettanto nette: «Basta parole a sproposito – ha detto in modo Salvini – Inaccettabile dire che il ministro dell'Interno possa danneggiare indagini e compromettere arresti. Qualcuno farebbe meglio a pensare prima di aprire bocca. Se il procuratore capo a Torino è stanco, si ritiri dal lavoro: a Spataro auguro un futuro serenissimo da pensionato».

Il precedente tra i due
Ma non è la prima volta in cui il magistrato si ribella contro il leader della Lega. Anzi, proprio lui firmò l'atto di chiusura delle indagini contro Salvini per aver definito la magistratura una «schifezza», nell'ormai lontano 2016, durante un suo comizio a Collegno, vicino a Torino. Spataro sollecitò per molti mesi il ministero della Giustizia a concedergli l'autorizzazione a procedere, per vilipendio all'ordine giudiziario, contro il segretario del Carroccio, che ha ottenuto solo il 9 ottobre scorso dal ministro Alfonso Bonafede. Lo stesso Bonafede che ora prova a fare il paciere tra il procuratore e il suo collega di governo: «Nella polemica tra il procuratore Spataro ed il ministro Salvini, non ci si focalizza sul vero problema che è quello di sapere se c'è stato un errore di comunicazione e dove – ha dichiarato – La speranza è che le indagini siano andate come dovevano e soprattutto che non sia stato pregiudicato nulla. Senza mettere in dubbio quanto detto dal procuratore Spataro, per il quale il rischio c'è stato, ma senza mettere neppure in dubbio che il ministro Salvini volesse pregiudicare l'esito dell'operazione e che volesse solo ringraziare le forze dell'ordine».

Screzi con il capo della polizia
Ma il ministro dell'Interno non si è fermato qui e nella stessa nota ha fatto sapere di essere stato informato dal capo della polizia Franco Gabrielli. «Se il capo della polizia mi scrive alle 7:22 – dice Salvini – informandomi di operazioni contro mafia e criminalità organizzata, come fa regolarmente, un minuto dopo mi sento libero e onorato di ringraziare e fare i complimenti alle forze dell'ordine». In effetti, come ricostruito dall'agenzia di stampa Askanews, ogni mattina dal capo dipartimento della pubblica sicurezza, come da prassi, arrivano sul tavolo del ministro dell'Interno le informazioni sulle attività concluse e in corso, incluse quelle riservate. È scelta del ministro decidere poi l'uso da farne sul piano della comunicazione esterna. Ed è proprio su questa comunicazione che si sono levate le critiche del procuratore di Torino. Ironia della sorte, però, anche i rapporti di Spataro con Gabrielli non sono stati idilliaci in passato. Il Messaggero di oggi ricostruisce una vicenda che risale a due anni fa, quando il capo della polizia firmò una circolare in cui chiedeva ai propri uomini di informare i propri superiori gerarchici degli sviluppi «rilevanti» delle inchieste «fino alla fine delle indagini preliminari». Un documento che aveva mandato, anche in quel caso, su tutte le furie Spataro: «È qualcosa di a dir poco sorprendente – aveva tuonato – ci sono possibili profili di incostituzionalità». Profili che vennero poi riconosciuti dalla Corte costituzionale, che infatti bocciò il decreto legislativo che aveva raccolto quella disposizione, all'epoca firmato dal governo Renzi.