9 dicembre 2019
Aggiornato 21:30

I giudici contro Salvini: vogliono indagarlo

Il procuratore di Torino dispone accertamenti sul leader della Lega per le parole pronunciate contro l'apertura di un'inchiesta sul vicesegretario del partito Rixi: «La magistratura è una schifezza»

Matteo Salvini
Matteo Salvini ANSA

ROMA – Il Procuratore della Repubblica di Torino, Armando Spataro, ha disposto accertamenti attraverso la Digos della Questura di Milano per verificare la eventuale sussistenza di estremi del reato di vilipendio dell'ordine giudiziario a carico del segretario della Lega Nord Matteo Salvini. Lo ha reso noto la Procura torinese. Nel corso del congresso piemontese del partito di ieri che ha visto l'elezione di Riccardo Molinari, al posto di Roberto Cota, Salvini ha attaccato duramente la magistratura.

«La magistratura è una schifezza»
L'iniziativa, spiega la nota della Procura avviene infatti «a seguito della pubblicazione su vari quotidiani, in data odierna, di alcuni articoli contenenti riferimenti ad espressioni, quali 'La magistratura è una schifezza', che l'onorevole Matteo Salvini, nella giornata di ieri, avrebbe pronunciato» con riferimento al rinvio a giudizio disposto nei confronti del vicesegretario della Lega e assessore regionale in Liguria allo Sviluppo Economico Edoardo Rixi, nell'ambito dell'inchiesta sulle spese pazze in Regione. «Come ovvio, e per fortuna, ci sono tanti giudici che fanno benissimo il loro lavoro – ha commentato Salvini – penso a chi è in prima linea contro mafia, camorra e 'ndrangheta. Purtroppo è anche vero che ci sono giudici che lavorano molto di meno, che fanno politica, che indagano a senso unico e che rilasciano in 24 ore pericolosi delinquenti. Finché la magistratura italiana non farà pulizia e chiarezza al suo interno, l'Italia non sarà mai un paese normale».

L'indagine e la difesa
Sono state particolarmente dure, infatti, le parole pronunciate domenica 14 sul palco del congresso del Carroccio a Collegno, nel torinese: «Se so che qualcuno, nella Lega, sbaglia sono il primo a prenderlo a calci nel c... e a sbatterlo fuori. Ma Rixi è un fratello e lo difenderò fino all’ultimo da quella schifezza che è la magistratura italiana. Si preoccupi piuttosto della mafia e della camorra, che sono arrivate fino al Nord». A scatenare la sua rabbia è l'inchiesta ligure sulla Rimborsopoli, in cui il vicesegretario nazionale della Lega è rinviato a giudizio per peculato e falso per le presunte spese pazze sostenute con i soldi dei gruppi regionali dal 2010 al 2012. Con lui finiranno sul banco degli imputati altri ventidue tra ex e attuali consiglieri regionali, come il presidente del Consiglio, anch'egli leghista, Francesco Bruzzone. Il processo inizierà il prossimo 8 giugno e la sentenza potrebbe arrivare in tempi brevi: in caso di condanna Rixi rischia, tra l'altro, la decadenza dal suo incarico per colpa della legge Severino. «Sono sicuro di poter dimostrare la mia buona fede – si è difeso il membro della Giunta guidata da Giovanni Toti – Purtroppo fino al 2013 le regole sui rimborsi erano confuse. Io comunque vado avanti a lavorare per la Liguria, se non potrò più farlo in questa veste lo farò in altro modo».