16 gennaio 2019
Aggiornato 16:30
MoVimento 5 Stelle

Di Maio liquida l'azienda di famiglia. Il Pd annuncia esposto: #DiMaioInParlamento

«Non lavorava da un anno, io non me ne sono mai occupato. Mi devo dedicare ai cittadini» ha detto il vicepremier

Il vicepremier e ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio
Il vicepremier e ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio

ROMA - L'azienda edile di famiglia che Luigi Di Maio ha deciso di mettere in liquidazione «era una azienda che già da un anno non era in attività, si occupava di edilizia, era un anno che non aveva più commesse, stava aspettando di ricevere dei crediti». Lo ha detto il leader M5S Luigi Di Maio, nel corso della registrazione di Porta a Porta su Rai1. La decisione di liquidarla è stata assunta «visto il clamore, io mi devo dedicare ai cittadini, al lavoro, al precariato, ad aumentare le pensioni minime, siccome addirittura si stava insinuando di un conflitto di interessi per una azienda dalla quale non ho percepito nessun reddito», ha detto Di Maio.

«Mio padre resta mio padre, ma...»
La scelta, ha sottolineato il vicepremier, «viene alla fine di una lunga vicenda che riguarda responsabilità di mio padre. Ringrazio i giornalisti che hanno fatte le inchieste, ho scoperto dei non detti nella mia famiglia che aiuteranno il rapporto con i miei. Ho preso le distanze da quei comportamenti, non da mio padre, che resta mio padre e gli vorrò sempre bene». «Il tema è che a suo tempo, quando mio padre ha avuto delle difficoltà economiche, ovviamente ha dovuto chiudere la sua azienda, perché non gli davano più il Durc. Equitalia lo ha ritenuto capiente, gli bastavano quei beni. Se mio padre avesse voluto scappare dal fisco, gli avrebbero sequestrato quei beni che erano ancora intestati a lui». Per quanto riguarda la sua posizione, «sono entrato in questa azienda quando ero già stato eletto, non me ne sono mai occupato».

Pd: esposto per sottrazione fraudolente delle imposte
Intanto il Pd è sul piede di guerra e annuncia che presenterà un esposto alla procura competente affinché verifichi alcune ipotesi di reato a carico di Di Maio nella vicenda della ditta del padre Antonio, poi intestata alla madre Paola Esposito, fino a confluire in una srl intestata al vicepremier e capo politico M5s e a sua sorella Rosalba. Ad anticiparlo è Carmelo Miceli, deputato dem, in una conferenza stampa alla Camera. Le ipotesi di reato che la procura dovrà verificare sono, ha spiegato Miceli, sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, esercizio di attività d'impresa con lavoratori in nero, dichiarazioni fiscali infedeli, falso in bilancio. «Bisogna capire se la costituzione della ditta Ardima intestata alla madre sia o meno fittizia e capire perché Di Maio ha continuato a parlare della ditta del padre quando la ditta era della madre», ha sottolineato Miceli. «Non si può scegliere da un lato di essere l'uomo senza macchia, l'uomo che fa la lotta all'italiano medio e poi essere un italiano più medio degli altri», ha attaccato.

#DiMaioInParlamento
«Di Maio si rifiuta di riferire in Senato sull'azienda di famiglia, nonostante pendano a suo carico ipotesi di reato» scrive su Twitter il senatore del Pd Dario Parrini, rilanciando l'hastag #DiMaioInParlamento, lanciato dal gruppo del Pd al Senato. «L'opacità e le bugie dentro la vicenda dell'azienda della famiglia di Luigi Di Maio sono evidenti. Il M5S e Luigi Di Maio stesso hanno chiesto, nella scorsa legislatura, che i ministri dei nostri governi riferissero in Parlamento su vicende che li riguardavano» ha detto il senatore Alan Ferrari, segretario d'aula del Pd a Palazzo Madama. «Più volte ne hanno chiesto le dimissioni attraverso mozioni di sfiducia. Oggi abbiamo solo chiesto che Di Maio venisse in aula a Palazzo Madama a spiegare. La maggioranza, formata da M5S e Lega; ha risposto di no. Quello che gridavano 'onesta» oggi scappa di fronte al Parlamento».