13 luglio 2020
Aggiornato 15:30
Cronaca

Valanga di Rigopiano, chiuse le indagini: l’hotel non doveva essere costruito lì

Chiusa l'indagine per la valanga che due anni fa uccise 29 persone nel crollo dell’hotel di Farindola. Indagate 24 persone tra sindaci, amministratori e funzionari pubblici

L'hotel Rigopiano travolto da una slavina
L'hotel Rigopiano travolto da una slavina ANSA

PESCARA - Chiuse le indagini sul crollo dell’hotel Rigopiano, travolto da una valanga il 18 gennaio 2017, nel quale persero la vita 29 persone. La Procura di Pescara ha chiesto il proscioglimento per 15 dei 40 indagati, fra i quali gli ex presidenti della Regione Abruzzo Luciano D’Alfonso, Gianni Chiodi e Ottaviano Del Turco. Restano nell’inchiesta 25 persone, con accuse di vario genere, tra cui l’ex prefetto di Pescara Francesco Provolo e il presidente della Provincia di Pescara Antonio Di Marco. Sette i reati ipotizzati: disastro colposo, lesioni plurime colpose, omicidio plurimo colposo, falso ideologico, abuso edilizio, omissione d’atti d’ufficio, abuso in atti d’ufficio, oltre a reati ambientali di vario genere. Il primo dato che emerge dalle quarantacinque pagine dell’avviso di chiusura indagini è dunque lo stralcio del «livello politico». Non figurano più, infatti, i nomi dei tre ex presidenti della Regione Abruzzo Ottaviano Del Turco, Gianni Chiodi e Luciano D’Alfonso, e degli assessori regionale alla Protezione civile, presenti nel primo, e più corposo, elenco di indagati.

Chi sono gli indagati
Il procuratore capo di Pescara Massimiliano Serpi e il pm Andrea Papalia non hanno quindi ravvisato responsabilità dirette nella mancata predisposizione della Carta delle valanghe (prevista da una legge regionale abruzzese e mai realizzata completamente), che avrebbe potuto indicare Rigopiano come zona soggetta ad alto rischio valanghe e imporre la chiusura invernale dell’hotel. Tra gli indagati restano però, oltre all’ex prefetto e al presidente della Provincia, il sindaco di Farindola Ilario Lacchetta; i direttori e i dirigenti del dipartimento di Protezione civile, Carlo Visca (direttore del dipartimento dal 2009 al 2012), Vincenzo Antenucci (dirigente Servizio prevenzione rischi e coordinatore del Coreneva dal 2001 al 2013); il tecnico del Comune di Farindola Enrico Colangeli; il gestore dell’albergo e amministratore e legale responsabile della società «Gran Sasso Resort & Spa» Bruno Di Tommaso; il dirigente e il responsabile del servizio di viabilità della Provincia di Pescara, Paolo D’Incecco e Mauro Di Blasio; l’ex capo di gabinetto della Prefettura Leonardo Bianco; la dirigente della Prefettura Ida De Cesaris; il direttore dei Lavori pubblici della Regione Abruzzo, fino al 2014, Pierluigi Caputi; il dirigente della Protezione civile Carlo Giovani; gli ex sindaci di Farindola Massimiliano Giancaterino e Antonio De Vico.

Gli altri
E ancora: il tecnico geologo Luciano Sbaraglia; l’imprenditore che chiese l’autorizzazione a costruire l’albergo Marco Paolo Del Rosso; il direttore della Direzione parchi territorio ambiente della Regione Abruzzo Antonio Sorgi; il redattore della relazione tecnica allegata alla richiesta della Gran Sasso Spa di intervenire su tettoie e verande dell’hotel, Giuseppe Gatto; il consulente incaricato da Di Tommaso al fine di adempiere le prescrizioni in materia di prevenzione infortuni Andrea Marrone; il direttore del Dipartimento opere pubbliche della Regione Abruzzo, Emidio Rocco Primavera; il comandante della Polizia provinciale di Pescara Giulio Honorati; il tecnico reperibile secondo il piano di reperibilità provinciale Tino Chiappino; il responsabile dell’ufficio Rischio valanghe della Regione Abruzzo, fino al 2016, Sabatino Belmaggio; la società Gran Sasso Resort&Sp.

Cosa successe quel 18 gennaio 2017
Quella mattina del 18 gennaio 2017 tre scosse sismiche con magnitudo maggiore di 5.0, attribuite a repliche del terremoto di Amatrice, avevano colpito il Centro Italia. Nel frattempo la forte nevicata aveva bloccato l'unica via di comunicazione che collegava l'albergo col fondovalle e, nonostante i solleciti, non era stata trovata alcuna turbina spazzaneve per liberare la strada che permettesse l'evacuazione della struttura. La valanga travolse l'hotel, sfondandone le pareti e spostandolo di circa dieci metri verso valle rispetto alla posizione originaria. Dopo la tragedia, il primo allarme con l'indicazione dell'avvenuta valanga viene dato alle ore 17:40: si tratta di una telefonata, fatta col cellulare di Giampiero Parete al proprio datore di lavoro, Quintino Marcella: «È caduto, è caduto l'albergo!»; quest'ultimo darà l'allarme superando una certa incredulità iniziale da parte dei responsabili dei soccorsi in zona. Proprio a causa di questa incredulità, la colonna dei soccorsi partirà solo tra le 19:30 e le 20:00.

Al momento dell'impatto si trovavano nell'area dell'hotel 40 persone, 28 ospiti, di cui 4 bambini, e 12 membri del personale, da ore bloccate nel rifugio a causa dell'abbondante nevicata. Dopo più di due ore di avvicinamento, i soccorritori riuscirono a raggiungere la struttura alberghiera verso le quattro del mattino. Solo verso mezzogiorno la colonna motorizzata dei mezzi dei soccorsi riuscì a raggiungere l'albergo. Dopo oltre 30 ore furono dunque ritrovati 6 sopravvissuti nel locale cucine, salvati da un solaio e localizzati anche grazie alle indicazioni di uno dei superstiti, il manutentore, tornato sul luogo per aiutare la ricerca dei sopravvissuti. In tutto vengono recuperate vive nove persone intrappolate nell'edificio, cinque adulti e quattro bambini; gli ultimi superstiti vengono estratti 58 ore dopo la caduta della valanga. Terminate il 26 gennaio le operazioni di ricerca, delle 40 persone che si trovavano nel rifugio il bilancio finale risulta di 29 vittime e 11 superstiti. I risultati delle autopsie hanno mostrato che quasi tutte le vittime morirono per traumi a seguito dell'impatto della valanga e asfissia e non per ipotermia.