22 settembre 2019
Aggiornato 02:30

La furia di Gelmini contro il governo: manovra penalizza il Nord, Salvini ci aiuti a stravolgerla

"Una manovra che è fatta di aumento della pressione fiscale per le imprese. Tutte misure che vanno nella direzione voluta da Di Maio: la decrescita"

La capogruppo di Forza Italia alla Camera Mariastella Gelmini
La capogruppo di Forza Italia alla Camera Mariastella Gelmini ANSA

ROMA - «Dopo il dl dignità che ha aumentato la disoccupazione, il costo del lavoro e il contenzioso; il ddl anticorruzione, che prevede il daspo per imprese che abbiano avuto una condanna nei rapporti con la P.A., sancendone di fatto l'estinzione; oggi arriva una manovra che è fatta di aumento della pressione fiscale per le imprese. Tutte misure che vanno nella direzione voluta da Di Maio: la decrescita». Lo ha detto Mariastella Gelmini, presidente dei deputati di Forza Italia, parlando con i giornalisti a margine di una conferenza stampa organizzata dal movimento azzurro a Verona. «E' una manovra fatta contro il Nord, le imprese e i ceti produttivi. Proprio per questo riteniamo che sia da stravolgere in Parlamento. Ci auguriamo che anche Salvini ascolti il grido di dolore delle imprese, che è anche quella di Forza Italia, perché c'è bisogno di un profondo cambiamento».

Perché per Fi la manovra è sbagliata
La manovra è sbagliata, tuonano i forzisti, non tanto e non solo perché lo dice l'Europa. I berlusconiani si dicono preoccupati per gli effetti sugli italiani e in particolare sul Nord e sulle imprese. In questi territori, assieme a Salvini, anche loro hanno preso voti promettendo la riduzione delle tasse, le semplificazioni e una grande attenzione all'impresa. «Invece - lamenta Gelmini - ci troviamo con una manovra che è a trazione grillina». Una manovra che aumenta il debito secondo Forza Italia. «La maggioranza ha scelto di indebitare il Paese per dare un reddito di cittadinanza a chi può stare comodamente sul divano. Questo è inaccettabile». Anche perché - questa la tesi - si promette di dare lavoro attraverso i centri per l'impiego, strutture non uniformemente presenti nel territorio e che intermediano solo il 3 per cento dell'occupazione.

Le critiche alla e-fattura
Gelmini picchia duro anche contro l'obbligo della fatturazione elettronica («Non avrà alcun effetto sull'emersione del nero, perché gli unici ad essere colpiti saranno ancora una volta gli imprenditori che pagano le tasse»). Il governo ha scelto di far partire la e-fattura dal 1 gennaio 2019 senza ulteriori proroghe, «complicando di fatto la vita alle imprese». Forza Italia ritiene necessario il rinvio dell'obbligo di fatturazione elettronica al 2020 e soprattutto è convinta che l'obbligo debba tenere conto delle dimensioni dell'impresa e del fatturato, che deve essere superiore ai 30 milioni di euro. La fatturazione digitale così come concepita dal governo giallo-verde, conclude Gelmini, "ha carattere punitivo, come del resto tutte le misure fin qui approvate. Sembra quasi un modo per fare cassa alle spalle di chi produce e crea posti di lavoro».