14 novembre 2018
Aggiornato 04:00

Pd e Forza Italia gridano al fascismo del «gerarca» Di Maio

Le reazioni, uguali, di dem e forzisti dopo l'assoluzione di Virginia Raggi e i commenti del M5s contro i giornalisti «sciacalli»
Il vicepremier e ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio e la sindaca di Roma Virginia Raggi
Il vicepremier e ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio e la sindaca di Roma Virginia Raggi (ANSA)

ROMA - «Per i garantisti l'assoluzione di Virginia Raggi è una buona notizia. Gli avversari si sconfiggono nelle urne, non nei tribunali. Il giudizio sul sindaco Raggi lo devono dare i cittadini, non i magistrati. L'ho sempre detto, continuerò a dirlo. Oggi per Roma è una bella giornata». Questo il commento scritto di Matteo Renzi su Twitter. Decisamente meno morbido il tweet del segretario dimissionario del Pd, Maurizio Martina, che attacca il M5s dopo le parole di fuoco contro i giornalisti: «Dai 5 Stelle altro vergognoso attacco all'informazione. Hanno paura della libertà e pretendono un paese di servi del potere. A tutti i giornalisti va la nostra solidarietà». Anche il capogruppo Pd a Palazzo Madama Andrea Marcucci segue la stessa linea: «Quando il primo partito del Paese definisce in coro i giornalisti infimi sciacalli e puttane, significa che la democrazia e la libertà di informazione sono a rischio»«A Roma il M5S può gioire sguaiatamente per l'assoluzione della sindaca Raggi, non può sperare che i media cancellino lo stato di abbandono in cui versa la Capitale», aggiunge.

Mulè: Di Maio vero gerarca
Durissima anche la posizione del forzista e portavoce dei gruppi azzurri di Camera e Senato Giorgio Mulè: «Oggi i dirigenti del Movimento 5Stelle, umiliati dalla grande manifestazione di Torino a favore della Tav, tentano di conquistare spazi su televisione e giornali dopo l'assoluzione di Virginia Raggi con commenti che rivelano ancora una volta quello che sono: fascisti dentro, pericolosamente fascisti». Di Alessandro Di Battista, prosegue, «conoscevamo la natura autenticamente fascista da tempo, oggi il vicepremier Luigi Di Maio smette i panni del Balilla e può gareggiare con lui da vero gerarca: sparare nel mucchio e definire vigliaccamente e senza avere neppure il coraggio di fare un solo nome i giornalisti di inchiesta 'cani da riporto di mafia capitale' o 'infimi sciacalli', additare la 'stragrande maggioranza dei media corrotti intellettualmente e moralmente' relega Di Maio fuori dai confini della civiltà». E ancora: «Il gerarca Di Maio minaccia ovviamente in stile fascista i media con una legge punitiva sugli 'editori puri': merita tutto il disprezzo possibile per la sua viltà, lo dico da giornalista e da politico. I giornalisti italiani lo obblighino a inchinarsi e chiedere scusa altrimenti ogni volta che lo avranno di fronte gli voltino le spalle e gli dedichino una sonora pernacchia, perché questo è l'unico linguaggio in grado di capire».

L'attacco di Di Maio ai giornalisti «sciacalli»
Ed eccole le pesanti accuse di Luigi Di Maio contro la categoria dei giornalisti: «Il peggio in questa vicenda lo hanno dato invece la stragrande maggioranza di quelli che si autodefiniscono ancora giornalisti, ma che sono solo degli infimi sciacalli, che ogni giorno per due anni, con le loro ridicole insinuazioni, hanno provato a convincere il Movimento a scaricare la Raggi» scrive su Facebook il vicepremier. «Pagine e pagine di fakenews - attacca il vicepremier - giornalisti di inchiesta diventati cani da riporto di Mafia capitale, direttori di testata sull'orlo di una crisi di nervi, scrittori di libri contro la casta diventati inviati speciali del potere costituito. La vera piaga di questo Paese è la stragrande maggioranza dei media corrotti intellettualmente e moralmente. Gli stessi che ci stanno facendo la guerra al Governo provando a farlo cadere con un metodo ben preciso: esaltare la Lega e massacrare il Movimento sempre e comunque. Presto faremo una legge sugli editori puri, per ora buon Malox a tutti!».