14 novembre 2018
Aggiornato 05:30

La prova che la Francia "scarica" i migranti in Italia: il video girato a Bardonecchia

Nel video girato da Luigi D'Alife la dimostrazione di quella che ormai è una prassi consolidata

BARDONECCHIA - La Gendarmerie francese "scarica" migranti in territorio italiano. A frotte. A ritmo di uno all'ora a Bardonecchia, come hanno raccontato i non pochi testimoni oculari di questi "arrivi" organizzati. Ma succede anche a Claviere. E dire che persino il sindaco Franco Capra è arrivato a bollare lo "sconfinamento" francese di qualche giorno fa come "strano e illegale", ammettendo di fatto di non sapere assolutamente cosa accade sul suo territorio. Questo, sì, è strano. E apre uno squarcio su un mondo che tanti hanno visto con i propri occhi da quelle parti, ma che in pochi hanno voglia di raccontare. Forse per paura. Quando chiedi alla gente cosa succede, in molti scappano, non vogliono esporsi. Solo qualcuno annuisce, abbozzando qualche frase in un italiano che, se serve, si fa un po' incerto.

I migranti che tentano di passare i varchi alpini
Probabilmente è uno di quei casi dove si dice "fare lo scemo per non andare in guerra" ha commentato Luigi D'Alife, noto giornalista torinese che da tempo segue queste vicende, anche grazie alla sua Torino Outside-Unconventonal web tv, da lui fondata, con l'obiettivo di raccontare le condizioni dei rifugiati a Torino e gli interessi che si celano dietro alla costruzione del Tav in Val Susa. Dopo aver attraversato Turchia, Iraq e Siria, riuscendo a documentare in esclusiva i bombardamenti turchi contro la città curda di Nusaybin e la guerra di liberazione contro l'ISIS nel nord siriano, all'inizio del 2018 D'Alife è di nuovo sul confine, quello tra Italia e Francia questa volta, per raccontare il viaggio dei migranti che tentano il passaggio attraverso i valichi alpini. E' lì che realizza alcuni brevi reportage che dimostrano la prassi "mordi e fuggi" della Gendarmerie. 

Il video
"Questo è uno di quei casi - spiega D'Alife - dove una pratica disumana e violenta come quella dei respingimenti sul confine viene raccontata come se fosse un unicum nel suo genere e non piuttosto la consueta quotidianità di un sistema, quello della frontiera, in cui le persone vengono fermate, minacciate, derubate e pestate dalla polizia, poi riportate in Italia come fossero dei pacchi. E tutti fanno finta di non sapere e di non vedere». D'Alife mostra su Facebook un video che ha girato il 29 dicembre 2017 alle 22:43. "Non siamo a Claviere in mezzo al bosco, bensì a Bardonecchia di fronte alla stazione ferroviaria. Sono 170 metri di distanza dal locale commissariato della polizia italiana». In quella fredda serata di fine anno - come si vede nevica abbondantemente - un furgone bianco con all'interno personale in divisa della Gendarmerie francese arriva a "scarica" davanti alla stazione due persone di origine africana. Poco dopo riparte e se ne va.

"Basta confini"
"Ecco si. Questo 'sconfinamento strano e illegale' l'ho filmato quella sera, ma è qualcosa che avveniva e continua ad avvenire quotidianamente, tanto a Bardonecchia quanto a Claviere. In tutto questo cianciare di confini, leggi e accordi, tutti inzuppano il pane in questa brodaglia rancida fatta di nazionalismo e razzismo. Tutti a fare il tifo per la 'propria squadra'. Tutti che continuano a trattare la questione come una faccenda di onore, relegando le persone al ruolo di numeri o pacchi, sicuramente qualcosa di cui ci si deve 'liberare' e di cui nessuno vuole farsi carico" attacca. Invece l'argomento, secondo il giornalista, va trattato "per quello che è", ovvero una "palese" violazione dei diritti delle persone che provano a raggiungere la Francia, rischiando la vita a causa della mancanza di documenti, e che la Francia respinge senza concedere loro la possibilità di richiedere asilo. Per la cronaca, "i respingimenti di minori non accompagnati rappresentano una buona fetta». All'Italia "tutto ciò sta benissimo" conclude D'Alife, "le responsabilità sono le stesse che ha la Francia, gli accordi e le leggi - tanto a livello europeo quanto a livello nazionale - fomentano il sistema della frontiera con il suo carico di razzismo, repressione e morte. Il problema è solo uno, e si chiama confine".