23 febbraio 2020
Aggiornato 12:30
Giornalismo

Il governo taglia i fondi all'editoria: perché non sostenere la libertà di stampa?

L'«azzeramento graduale» dei finanziamenti pubblici, previsto in manovra, spaventa le piccole testate locali e potrebbe far perdere fino a 10 mila posti di lavoro

ROMA«Si prevede l’azzeramento graduale del fondo pubblico per l’editoria». C'è anche questa misura, lo stop al finanziamento pubblico ai giornali, nel decreto fiscale approvato questa settimana dal Consiglio dei ministri. Una misura che preoccupa il mondo della stampa italiana, perché rischia di colpire non tanto i gruppi medio-grandi (i cui fondi furono drasticamente tagliati già dalla finanziaria 2007), ma i piccoli periodici di provincia, o quelli editi da cooperative di giornalisti e tipografi, che riescono a mantenersi solo grazie ai soldi dello Stato. A lanciare l'allarme è stato il segretario della Federazione nazionale della stampa italiana, Raffaele Lorusso: «Si illude chi pensa che ad essere colpiti saranno i grandi giornali – ha dichiarato all'Ansa – A farne le spese saranno le testate no profit, le cooperative senza scopo di lucro, i giornali delle diocesi. Si ammazzano le piccole voci, il pluralismo dell’informazione, i punti di riferimento per intere comunità».

Posti di lavoro a rischio
Una decisione che, quindi, rischia di incidere non solo sulla libertà di stampa, ma ovviamente anche sull'occupazione degli addetti al settore: si calcola che lo stop ai finanziamenti inciderà circa sull'8% del mercato, pari a 10 mila posti di lavoro: «L’elenco è lungo – prosegue Lorusso – Si pensi a giornali come Avvenire, il Manifesto, il Roma, il Messaggero di Sant’Antonio, una miriade di piccole testate: se si considerano i numeri del settore e dell’indotto, circa diecimila posti di lavoro vengono messi a rischio dalla furia cieca di chi, non da oggi, ha deciso di colpire scientificamente l’articolo 21 della Costituzione e il diritto dei cittadini ad essere informati. Un conto è pretendere l’uso rigoroso e trasparente delle risorse, che il sindacato dei giornalisti ha sempre sostenuto, un altro è azzerare tutto».

Nessun taglio alle testate locali
Ad intervenire con una rassicurazione è il leghista Alessandro Morelli, presidente della commissione Telecomunicazioni della Camera, che specifica meglio gli intenti e l'applicazione di questa norma: «Sul taglio ai fondi all'editoria è bene fare una puntualizzazione. La Lega non intende procedere verso un taglio complessivo ma lavorare per una revisione delle regole. L'idea è quella di una rivisitazione dei soggetti a cui destinare risorse che prevede un taglio graduale per i grandi gruppi editoriali ma non per le testate giornalistiche locali che, anzi, oltre a vedersi confermato il contributo, dovranno essere maggiormente sostenute. Chi quotidianamente garantisce il pluralismo dell'informazione sul territorio – ribadisce il deputato del Carroccio – non ha motivo di temere anzi il suo contributo sarà fondamentale per studiare il modo migliore per rilanciare un mondo che sarà protagonista della rivoluzione del 5G e che, proprio nella celerità e predisposizione al cambiamento dei piccoli, può avere un punto di forza che spinga all'innovazione anche i grandi gruppi. Molto spesso infatti le realtà locali forniscono ai cittadini notizie capillari che vanno anche a coprire la mancanza d'informazione di grandi network e testate. Va infine aggiunto che i contributi per gli anni passati sono già stati coperti e per il 2018 è assicurata una copertura che verrà confermata nel 2019».