15 novembre 2018
Aggiornato 23:30

Tra sei mesi la super-riforma: così il governo cambierà la Rai

Il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, annuncia: «Il termine per la definizione del piano industriale prorogato a marzo». Ecco le maggiori novità
Il premier Giuseppe Conte e il ministro dell'Economia Giovanni Tria
Il premier Giuseppe Conte e il ministro dell'Economia Giovanni Tria (ANSA/CLAUDIO PERI)

ROMA - Proroga di sei mesi per il termine della definizione del piano industriale ed editoriale della Rai. Lo ha riferito il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, davanti alla commissione di Vigilanza, precisando che «la società non ha ancora completato il piano nei tempi previsti dal contratto di servizio» perché ha «preferito lasciare al subentrante consiglio d'amministrazione questo adempimento strategico». Quindi, ha proseguito il ministro, «è stata istituita una commissione paritetica allo scopo di verificare il rispetto degli adempimenti del contratto» e la commissione «ha ritenuto di prorogare di ulteriori sei mesi e quindi fino al marzo 2019 il termine previsto per la definizione del piano industriale ed editoriale». Saranno il Mise e l'Agcom a lavorare al piano: «Hanno il potere, ciascuno per gli aspetti di propria competenza, di vigilare sul rispetto degli obblighi imposti dal contratto di servizio».

La situazione delle casse della Rai
Prima di entrare nel merito delle novità, il ministro dell'Economia ha voluto scattare un'istantanea della situazione: «Il costo della fornitura del servizio pubblico è passato da poco più di 2,3 miliardi nel 2012 a 2,1 miliardi nel 2016». Negli ultimi anni, ha spiegato Tria, «si è manifestata chiaramente una tendenza alla riduzione senza che si sia arrecato particolare pregiudizio alla qualità e alla quantità del servizio reso rispetto agli anni precedenti». Miglioramento che, secondo il ministro, non è solo riconducibile alle nuove modalità di riscossione del canone ma anche per «effetto di risparmi su alcune voci di spesa conseguenti ad iniziative di ottimizzazione nel pieno rispetto dei seguenti obiettivi fondamentali: il potenziamento dell'offerta e degli investimenti del digitale, il rafforzamento della struttura patrimoniale e finanziaria, la tutela dei livelli occupazionali preesistenti con il turn over ed esodi incentivanti che hanno consentito di fare nuove assunzioni».

Nessun piano annuale: «Guardiamo ai tre anni»
Nessun piano annuale, però. Quello in arrivo sarà di lungo termine: «Al fine di consentire una programmazione affidabile degli investimenti attesi» ha spiegato Tria, «come azionista riteniamo sia fondamentale assicurare alla Rai un profilo temporale pluriennale, almeno triennale, sulle risorse pubbliche su cui fare affidamento». Inoltre  il ministro ha spiegato di aver inserito nella legge di bilancio «nuovi strumenti opeativi» come la centrale per la progettazione delle opere pubbliche, una specie di  sostituto del «Genio civile» che «è mancato in Italia, in molti campi, e non solo per la Rai».

Dal 2019 stop alle «risorse extragettito»
L'obiettivo è quello di fare della Rai un'azienda «come tutte le altre». Un'azienda «vera». A tal fine cesserà, a partire dal 2019, il meccanismo di riparto sull'etragettito: «Le risorse da destinare alla Rai saranno unicamente riferite ai dati del capitolo di entrata del bilancio dello Stato». Per quanto riguarda invece la ripartizione dell'extragettito del 2018, il ministro ha spiegato che «le risorse stanziate nel bilancio 2019 sul capitolo di spesa dell'extragettito con riferimento ai dati di previsione e riscossione sono stimati in 1,921 miliardo di euro». Dopo l'approvazione dell'assestamento si dovrà procedere ad accertare eventuali quote di competenza dell'extragettito 2018. L'eventuale surplus, «se c'è un surplus», come stabilito dalla legge, «verrà ripartito per il 50% a beneficio della Rai e la restante parte a tre obiettivi»: l'ampliamento della soglia reddituale di esenzione dal pagamento del canone; il finanziamento per il fondo editoria, in particolare dell'emittenza locale; la riduzione pressione fiscale".