18 dicembre 2018
Aggiornato 20:00

Tria è all'estero? E Savona si riprende il ministero dell'Economia

Con il ministro e il premier lontani, è l'economista sardo, che Salvini e Di Maio avrebbero voluto a via XX settembre, a prendersi il ruolo da protagonista in aula

Il ministro per gli Affari Europei, Paolo Savona, durante la discussione Def alla Camera
Il ministro per gli Affari Europei, Paolo Savona, durante la discussione Def alla Camera (Claudio Peri | ANSA)

ROMA – L'assenza di Tria si nota e i deputati dem non perdono l'occasione per sottolinearlo su Twitter. In aula alla Camera si vota la nota di aggiornamento al Def, tocca al governo parlare e, al posto del ministro dell'Economia, impegnato a Bali per il G20, a prendere la parola è Paolo Savona, titolare del dicastero per le Politiche europee. Nei desiderata di Di Maio e, soprattutto di Matteo Salvini, d'altra parte, a via XX settembre era proprio lui a dover sedere. Poi, il Quirinale si era messo di mezzo, preoccupato dall'afflato da Italexit di certe posizioni del professore, ed è finita come è noto. Un duello che continua ancora oggi che il capo dello Stato ha tuonato contro chi attacca e autorità di garanzia, leggi Bankitalia. «Meno parlo e meglio è...», la laconica replica affidata dal ministro ai cronisti.

Esulta la maggioranza
Nell'aula della Camera, comunque, per i circa 30 minuti del suo intervento, è sembrato che in quella sedia che fu di Quintino Sella si fosse seduto proprio lui. Un'arringa di convinta difesa delle misure previste dalla nota di aggiornamento, molto più convinto di quanto Tria non sia mai stato nelle recenti audizioni alla Camera. Con il premier Giuseppe Conte lontano, per un viaggio in nord Africa, Savona si conquista sul campo il gallone di terza colonna dell'esecutivo, accanto ai due vice premier. E la maggioranza lo sottolinea, applaudendo più volte e riservandogli una standing ovation alla fine. Tutta l'aula per la verità ascolta in silenzio la sua replica, tranne nel momento in cui afferma che «i pensionati si autofinanziano», frase che viene accompagnata da un borbottio dell'opposizione. Savona mantiene quasi sempre un aspetto e un tono professorale, ma si concede anche un paio di battute. Quando, per esempio, si inceppa nel pronunciare il nome dell'Ufficio parlamentare di bilancio che ha appena bocciato la nota di aggiornamento al Def: «Mi confondo perché ero uno dei candidati a una posizione che poi non mi fu assegnata, evidentemente ho rimosso».

Quella stoccata a Juncker
A un certo punto chiede anche dell'acqua: «Scusate, io vado ad acqua», una frase che suscita l'ilarità della maggioranza e che sembra anche una frecciatina nei confronti di Juncker, accusato dal governo di parlare da «ubriaco». Dimentica anche il nome della collega Bongiorno, ma aggiunge: «tra l'altro è una mia amica, ma comincio ad avere momenti di stanchezza». Accenna al new deal: «È necessario ripetere ciò che fece Roosevelt. Egli mise insieme la parte Nord industrializzata e la parte Sud agricola degli Usa ed è riuscito nell'intento. Il mio convincimento è che si stia tentando un poderoso sforzo per una Italia unitaria, di coincidenza di interessi tra la zona avanzata e la zona arretrata, non certo culturalmente, del Paese». Il Pd critica e ironizza: «Per la replica del governo su Nadef – scrive su Twitter il deputato Enrico Borghi – parla il vero artefice, il ministro Savona. Che si presenta con umiltà come il nuovo Roosevelt italiano. Tria esiliato a Bali, al G20, a dire cose a cui nessuno crederà».