20 ottobre 2018
Aggiornato 08:55

Borghi condannato: la Cassazione conferma la multa della Banca d'Italia

Il deputato della Lega, e presidente della commissione Bilancio della Camera, è stato sanzionato per un illecito amministrativo commesso nel cda di banca Arner
Il deputato Claudio Borghi lascia la sede della Lega di via Bellerio al termine del Consiglio Federale della Lega
Il deputato Claudio Borghi lascia la sede della Lega di via Bellerio al termine del Consiglio Federale della Lega (Flavio Lo Scalzo | ANSA)

ROMA – Brutta tegola sulla testa del leghista Claudio Borghi: la Cassazione ha confermato definitivamente la multa di 15 mila euro inflitta nel 2014 dalla Banca d'Italia all'attuale presidente della commissione Bilancio della Camera. La condanna è arrivata per un illecito amministrativo commesso quando Borghi era consigliere d'amministrazione della banca Arner, messa sotto ispezione da Bankitalia nel 2013, «per irregolarità consistenti in carenze nell'erogazione e nel controllo del credito». Inoltre l'esponente della Lega dovrà pagare altri 2.550 euro di spese legali proprio alla banca centrale.

Le motivazioni degli ermellini
La sentenza definitiva della Corte suprema ha respinto le tesi dei difensori di Borghi, secondo cui gli amministratori della banca, finiti nel mirino della vigilanza, erano stati sanzionati in modo non paritario. I giudici hanno invece deciso che «la corte territoriale ha ritenuto il professor Borghi responsabile degli illeciti a lui addebitati non nella sua qualità di componente del comitato crediti ma nella sua qualità di amministratore. Il riferimento alla partecipazione del prof. Borghi al comitato crediti risulta funzionale a colorare la sua responsabilità come amministratore, differenziando il suo ruolo da quello degli amministratori non sanzionati, non ad indicare un titolo di responsabilità diverso dalla titolarità dell'ufficio di amministratore della banca».

La risposta di Borghi
Non appena ricevuta notizia della condanna, il deputato del Carroccio ha subito ribattuto: «Non ho ancora letto la sentenza. Ma le cose vanno così. Il procuratore generale della Cassazione mi aveva dato ragione. Altri amministratori esattamente nella mia stessa condizione - non c'è alcuna differenza - sono stati assolti ma evidentemente la legge non è uguale per tutti. Sappiamo che le cose vanno così. All'interno di un cda in cui io non vengo nemmeno citato in alcun verbale, il presidente non ha fatto niente, il presidente del collegio sindacale non ha fatto niente, gli altri amministratori del comitato crediti che erano con me nemmeno: a tutti è stata annullata la sanzione. L'unico a cui non l'hanno annullata sono io, va bene così».