21 ottobre 2018
Aggiornato 14:00

«Più democrazia, meno parlamentari»: la riforma di Lega e M5s

Nella proposta di legge costituzionale del governo viene introdotto il taglio dei parlamentari e il referendum propositivo a fronte di 500 mila firme raccolte

ROMA – È già stata battezzata come «la riforma del cambiamento». Il governo giallo-verde mette mano alla Costituzione con l'obiettivo di aumentare gli strumenti di democrazia diretta, da un lato, e ridurre il numero dei parlamentari, dall'altro. In una conferenza stampa a Montecitorio (super affollata di politici e stampa) il leader dei Cinque stelle, Luigi Di Maio, e il ministro per i Rapporti con il Parlamento e la democrazia diretta, Riccardo Fraccaro, hanno presentato insieme ai capigruppo di Camera e Senato della maggioranza (Molinari, D'Uva, Pautanelli e Romeo) le due proposte di legge costituzionale che sono state depositate a Montecitorio e Palazzo Madama. Due proposte «mirate e puntuali» da sottoporre al vaglio dei cittadini, che cercheranno così di evitare il flop della riforma-monstre voluta dal governo Renzi.

Arriva il referendum propositivo
Si tratta di una modifica dell'articolo 71 della Costituzione che disciplina l'iniziativa legislativa e di due modifiche agli articoli 56 e 57 in materia di riduzione del numero dei deputati e dei senatori. Il primo testo, che inizierà il suo iter alla Camera, introduce il referendum propositivo dando la possibilità a 500 mila elettori di presentare una proposta di legge popolare che il Parlamento dovrà esaminare entro 18 mesi. Qualora la proposta non venga approvata dalle Camere entro quel termine, su di questa viene indetto un referendum previo pronunciamento della Corte costituzionale. Il Comitato promotore può sempre rinunciare a proporre il referendum. Se invece il Parlamento esamina la proposta ma la approva in una formulazione diversa, il referendum è indetto su entrambi i testi, a meno che il Comitato promotore non rinunci al suo. Vengono introdotti anche i limiti al ricorso al referendum propositivo: non è ammissibile se non rispetta i principi e i diritti garantiti dalla Costituzione, i vincoli europei e internazionali, se non ha contenuto omogeneo e se non provvede ai mezzi per far fronte a nuovi o maggiori oneri. È escluso per leggi di revisione costituzionale, autorizzazione alla ratifica dei Trattati, per le leggi che hanno procedura speciale o iniziativa vincolata come le leggi di bilancio, quelle sui rapporti con le confessioni religiose, amnistia e indulto, attuazione dell'autonomia differenziata.

Risparmi per 500 milioni
La seconda proposta di legge che è stata depositata al Senato modifica gli articoli 56 e 57 della Costituzione per ridurre il numero dei deputati e dei senatori. I deputati passano da 630 attuali a 400 e i senatori da 315 a 200. Si riducono anche i parlamentari eletti all'estero che passerebbero da 12 a 8 per Montecitorio e da 6 a 4 per Palazzo Madama. Il risparmio è stato stimato in 500 milioni di euro a legislatura senza considerare tutti gli altri benefit di cui godono i parlamentari. Di conseguenza andrà modificata con legge ordinaria anche la legge elettorale e nella relazione che accompagna il testo si suggerisce anche la soluzione «ottimale» ossia «tornare a un'impostazione che preveda, in luogo del numero dei seggi, l'indicazione del rapporto percentuale tra i seggi uninominali e plurinominali ed il numero dei parlamentari. Con tale modalità – viene spiegato – la modifica della composizione numerica delle Camere non comporterebbe interventi sulla legge elettorale lasciando il Parlamento, in ogni momento rinnovabile senza paralizzare il potere presidenziale di scioglimento delle Camere». Basterà quindi modificare i testi unici in materia di elezione delle Camere «sostituendo i riferimenti numerici contenuti in essi con un rapporto percentuale tra i seggi uninominali e plurinominali ed il numero dei deputati e senatori senza alcuna alterazione del sistema elettorale vigente». La riforma verrà applicata a decorrere dal primo scioglimento o dalla prima cessazione delle Camere successiva alla data di entrata in vigore della riforma costituzionale e non prima che siano decorsi 60 giorni dalla entrata in vigore. Cinque stelle e Lega hanno infine annunciato che le prossime riforme costituzionali riguarderanno l'abolizione del Cnel e l'abolizione del quorum sui referendum abrogativi.