18 dicembre 2018
Aggiornato 20:30

Salvini sbarca a Napoli: de Magistris e i centri sociali preparano le barricate

Il sindaco si prepara all'arrivo del ministro dell'Interno e tuona: «Nessun centro sociale occupa abusivamente». La destra pronta ad accogliere il leader della Lega

Luigi de Magistris ospite della trasmissione 'In mezz'ora' su Rai 3
Luigi de Magistris ospite della trasmissione 'In mezz'ora' su Rai 3 (ANSA/GIUSEPPE LAMI)

NAPOLI - L'arrivo di Matteo Salvini a Napoli per presidente il Comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica in Prefettura non prevede nessun tappeto rosso da parte dall'amministrazione comunale. Anzi. Il sindaco Luigi de Magistris ha scelto, e da tempo, da che parte stare: con i centro sociali della città. «Per quanto riguarda l'invettiva che il ministro lancia ai centri sociali - ha dichiarato l'ex pm riferendosi ai progetti del ministro circa la presenza dei centri sociali e lo sgombero di case occupate abusivamente sia pubbliche sia private - gli voglio ricordare che non c'è alcuna occupazione illegale. Si tratta di movimenti collettivi che, in città, fanno un lavoro egregio che lo Stato dovrebbe sottolineare con positività. Ci sono delle delibere in cui si dà valore giuridico, sociale e anche di contrasto all'illegalità da parte del Comune. Non si tratta, quindi, di occupazione».

«I luoghi da sgomberare sono altri»
Se, invece, Salvini «ci vuole aiutare a sottrarre alla camorra l'appetibilità dell'edilizia popolare pubblica, non solo condividiamo questo ragionamento, ma lo stiamo facendo da soli da tanti anni. Se ci fossimo stati noi e la cittadinanza, con quello che hanno fatto i poteri centrali e quelli regionali in questi anni, Napoli sarebbe stata una città assolutamente depressa da ogni punto di vista», ha continuato de Magistris.

«Da Salvini mi aspetto concretezza e non annuncite»
Dal ministro dell'Interno Matteo Salvini il sindaco partenopeo si aspetta «fatti e concretezza» e si augura che «non ci sarà la 'annuncite' che poi il vento autunnale porta via, ma che ci saranno risposte concrete». Il titolare del Viminale «ci dia i dati, ossia quante unità di polizia, carabinieri e guardia di finanza invierà nella nsotra città per coadiuvare le forze dell'ordine che già ci sono e che fanno un lavoro egregio». De Magistris ha poi evidenziato che Salvini, oltre a ricoprire l'incarico di ministro dell'Interno è anche ministro delle Autonomie e delle finanze locali: «Mi attendo che ci dica che nella manovra finanziaria ci sia l'eliminazione o il forte ridimensionamento delle gabbie normative e dei vincoli finanziari che - ha proseguito - impediscono di garantire servizi ai nostri concittadini a cominciare dall'assunzione di circa 150 poliziotti municipale che potremmo fare entro Natale».

«Non è cambiamento ma propaganda»
De Magistris ha poi rincarato: «!Questo governo si proclama come quello del cambiamento. Il cambiamento è una bella parola, se è positivo e domani arriveranno fatti e concretezza, non mancherà la nostra cooperazione istituzionale. Se il cambiamento sarà solamente propaganda - ha ribadito - o peggio ancora compressione dei diritti delle persone più fragili, il ministro dell'Interno deve sapere che noi stiamo con gli oppressi e non con gli oppressori».

La destra pronta ad accogliere Salvini
Di tutt'altro avviso le forze politiche di destra che sono pronte ad accogliere a braccia aperte il ministro dell'Interno: «La presenza di Matteo Salvini a Napoli per presiedere domani in Prefettura il comitato di Ordine e sicurezza pubblica è sicuramente un segnale di attenzione del Governo verso Napoli e la Campania» ha spiegato Edmondo Cirielli di Fratelli d'Italia, Questore della Camera. «Dal ministro Salvini attendiamo ora risposte certe sui tempi di espulsione degli immigrati irregolari che si trovano nella città di Napoli e che occupano il quartiere Vasto».  E soprattutto «dal titolare del Viminale domani ci attendiamo parole chiare sull'espulsione degli immigrati che commettono reati. Perché, come chiede da tempo Fratelli di Italia, è giusto che gli stranieri che delinquono scontino la pena nella propria Nazione e non a spese degli italiani».