20 novembre 2018
Aggiornato 01:00

Minniti umilia il Pd: «Ci servirebbe un leader come Salvini»

È proprio l'ex ministro dell'interno a riconoscere il carisma del suo successore. Paradossalmente, quello di cui avrebbe bisogno il Partito democratico
Marco Minniti durante il presidio organizzato dal Partito Democratico contro il razzismo
Marco Minniti durante il presidio organizzato dal Partito Democratico contro il razzismo (Riccardo Antimiani | ANSA)

ROMA – Il Pd è un partito senza più un leader, ormai allo sbando, che ha perso i legami con la sua base elettorale. Un'analisi persino lucida della situazione attuale del principale movimento di centrosinistra, ma anche una bordata micidiale all'indirizzo dell'ex forza politica di maggioranza. Soprattutto se a pronunciarla è proprio un piddino: Marco Minniti. «Altro che programma. L'opposizione dev'essere incarnata da un leader», è la ricetta indicata dal precedente ministro dell'Interno in un'intervista a Repubblica.

Ammissione clamorosa
Una posizione che fa decisamente rumore, proprio perché espressa da un membro dello stesso Partito democratico, per giunta alla vigilia di un congresso chiamato a decidere il nuovo segretario che dovrà raccogliere la disastrata eredità di Matteo Renzi e del reggente Maurizio Martina. Le idee politiche, sostiene Minniti, non bastano se non c'è un uomo forte a rappresentarle. Uno come Matteo Salvini, insomma: e qui si arriva al paradosso che la stessa opposizione è costretta a riconoscere la capacità di attrazione del vicepremier. «Salvini con le sue idee perverse lo è – dichiara Minniti del suo successore al Viminale – Dico di più: è il capo politico di un partito leninista. Nel suo mondo non si leva mai una voce contraria, non esiste il dissenso».

Capo carismatico cercasi
Serve insomma un Salvini di centrosinistra, sembra sostenere l'ex ministro: «La connessione sentimentale con il popolo la può realizzare solo un leader. Serve a ben poco discutere del programma, distinguersi sullo 0,2 del deficit, proporre un aumento del reddito di inclusione per ribattere al reddito di cittadinanza. Il programma non crea la connessione con la gente. Quella la può creare soltanto una persona, un capo». Un capo che non sarà lui: «Non ci penso nemmeno», mette in chiaro. Ma che non sembra nemmeno farsi avanti nelle file di coloro che si sono candidati, ufficialmente o ufficiosamente, alla segreteria del Pd in queste ultime settimane. Di certo non si ravvisa un carisma alla Salvini, ad esempio, in Nicola Zingaretti, che infatti sempre ai microfoni de La Repubblica teorizza che non serva più un capitano solitario del partito, dopo la fallimentare stagione renziana. Poche idee, insomma, e ben confuse.