21 settembre 2018
Aggiornato 23:00

L'appello di un'avvocatessa: «Caro Salvini, ti difendo io. Ecco come puoi salvarti»

Gelsomina Cimino analizza al DiariodelWeb.it la sentenza sul caso Lega e gli errori nella linea difensiva del segretario: «Bossi va mandato fuori dal partito»

Avvocato Gelsomina Cimino, lei sostiene che non si possa sequestrare 49 milioni ad un soggetto che non è quello che ha commesso il reato.
Anzi, che è addirittura del tutto estraneo. Se il reato è stato commesso, ben venga la condanna. Ma non si può perseguire la Lega all'infinito: bisogna perseguire le persone fisiche, cioè quelle che eventualmente hanno commesso l'illecito.

Cioè Bossi, Belsito e i loro coimputati.
Invece è stato aperto un procedimento penale nei confronti di Salvini, per legittimare la procura a sequestrare preventivamente il conto corrente. Che formalmente è intestato alla Lega, ma non è detto che quei soldi siano profitto del reato.

Anzi, è dimostrato che non lo sono.
Esatto. I colleghi hanno dimostrato che quei movimenti bancari sono frutto di altre iniziative del partito. Eppure lo Stato sequestra tutto ciò che entrerà sul conto della Lega, nel presente e nel futuro, fino a questi benedetti 49 milioni. Salvini oggi è segretario di quel partito, ma è estraneo al reato: sarebbe come legittimare il sequestro dei suoi conti personali. C'è dietro un tecnicismo: Umberto Bossi fa ancora parte della Lega.

Non mandarlo via è stato un errore da parte di Salvini?
Sì. Per questo dico che Salvini è stato messo alla forca per non aver rubato. Se, paradossalmente, nel giorno in cui si è insediato come segretario politico avesse depauperato completamente i fondi della Lega e li avesse spostati su un altro conto, e avesse creato un nuovo partito di cui Bossi non faceva più parte, oggi non si sarebbe potuto procedere al sequestro.

Un altro errore è stato quello di non costituirsi parte civile?
Assolutamente sì. L'avrebbe dovuto fare già nel procedimento di Genova che si è concluso con la condanna di Bossi.

La sua linea difensiva, insomma, ha dimostrato qualche limite.
È stata troppo morbida, troppo scolastica. Ho letto parte degli atti d'appello presentati: fondamentalmente ci si è limitati a dimostrare che i beni presenti al momento sul conto corrente della Lega hanno una provenienza lecita. Ma questo, purtroppo, nelle misure di prevenzione non è sufficiente. Posso capire che Salvini abbia voluto rispettare ciò che ha rappresentato Umberto Bossi...

Ma sarebbe stato più utile cacciarlo, all'epoca?
Assolutamente sì.

C'è ancora margine per ribaltare il verdetto?
Sì, c'è il ricorso in Cassazione. Dove si può far valere la circostanza che Bossi deve essere fuori.

Quindi, se nel frattempo si estromette Bossi dal partito, le cose potrebbero cambiare?
Esatto.

Questo è lo stesso motivo per cui, nel precedente della Margherita, è stato perseguito il tesoriere Lusi, poi cacciato, e non il partito?
Esattamente, è proprio questo. Oltretutto, in quel caso si trattava di un'appropriazione ingiusta da parte del responsabile, mentre in questo il partito ha conseguito dei contributi elettorali da parte dello Stato quando non aveva i presupposti. Le fattispecie sono differenti: infatti non contesto la pronuncia della Cassazione, i cui princìpi sono condivisibili. È il punto di partenza ad essere sbagliato, ripeto: bisognava escludere Bossi al momento della condanna e costituirsi parte civile. Questo avrebbe dimostrato la totale estraneità di Salvini e del partito, che è pulito.

Insomma, non hanno sbagliato i giudici ma gli avvocati della Lega?
Hanno sbagliato gli avvocati e, a monte, ha sbagliato Salvini a non prendere queste decisioni, forse mal consigliato. È demagogia politica, invece, quella dell'opposizione che scrive: «Adesso restituiteci i soldi». Qui nessuno ha rubato niente: non sono state toccate le tasse degli italiani, a differenza di quanto accadde per la Margherita. La Lega ha semplicemente usufruito di un vantaggio senza averne i presupposti. A maggior ragione, quindi, vanno attaccati i soggetti che hanno commesso il reato, non gli altri.

I magistrati hanno dimostrato un intento persecutorio nei confronti di Salvini?
È uno dei tanti casi in cui fanno politica. Pensiamo al caso delle due magistrature di Palermo e Agrigento che si contendono la competenza del caso Diciotti. Ho letto l'avviso di garanzia che il procuratore capo ha emesso nei confronti di Salvini, perché i fatti sono stati commessi nel territorio siciliano. Ma la Sicilia è grandissima: bisogna dimostrare da dove è partito l'ordine di non far scendere i migranti dalla nave. Quella è la procura competente.

Possiamo dire a Salvini che lei si propone per studiare una strategia difensiva più efficace?
Assolutamente, certo che sì.