23 settembre 2018
Aggiornato 05:00

Parenzo: «Mi dispiace per la Lega, le donerò un euro per sopravvivere...»

Il giornalista conduttore su La7 dice la sua al DiariodelWeb.it sulla sentenza di sequestro dei 49 milioni: «Nessun assalto giudiziario, questa è la legge»

David Parenzo, questo weekend è protagonista del Festival della Comunicazione a Camogli. Cosa ci dobbiamo aspettare dai suoi due interventi?
Il primo, con il regista Pif e la giornalista-scrittrice Silvia Truzzi, è un dialogo interessante sull'animo umano e sui rapporti di amicizia. Un tema apparentemente molto distante da quelli di cui mi occupo di solito: ma indagare i rapporti tra le persone in un Paese in cui vige il cosiddetto familismo amorale può essere divertente. Il secondo è una rassegna stampa con Cinzia Leone: fuoco e fiamme con le prime pagine dei giornali.

Lei è reduce da un'estate di grande successo con In Onda: che bilancio traccia di quest'annata?
Una bellissima stagione, che ha dimostrato quello che dissi a giugno, prima dell'inizio di quest'avventura: che la politica e l'attualità non vanno in vacanza. Quest'estate è vissuta sui drammi del ponte Morandi e dei migranti della nave Diciotti. La7 da anni ha la lungimiranza di investire sulla fascia estiva con una struttura redazionale, fatta di inviati eccellenti che ringrazio. Abbiamo dimostrato che c'era bisogno di un'informazione costante e quotidiana: il fatto che le nostre telecamere fossero accese ogni giorno ha tenuto desta l'attenzione dei cittadini e dell'opinione pubblica.

Da quella tribuna hai avuto un osservatorio privilegiato sui primi cento giorni di governo. Mi sembra evidente che il tuo giudizio sia negativo, ma possibile che non abbiano fatto proprio nulla di buono?
No, ad esempio, per stare all'attualità, bisogna riconoscere al ministro Di Maio che la tecnica della pistola sul tavolo, nelle trattative, funziona.

Ti riferisci all'Ilva?
Sì, al risultato che è riuscito a portare a casa. Io ne faccio semplicemente un discorso di metodo: questo è chiaramente un governo anomalo rispetto al passato, anche nell'approccio politico innovativo. Vogliono rimettere al centro il fatto che le cose si possono fare: anche se qualcuno le fa, secondo me, ai limiti della legge. Il caso della Diciotti, da questo punto di vista, è emblematico: pur senza cambiare gli accordi internazionali, Salvini è riuscito a fare la faccia cattiva con 177 persone, che non erano certo un'emergenza, ma un episodio puramente simbolico. Nell'immediato questo rafforza è dà conferme al proprio elettorato. Ma, alla lunga, la politica è fatta anche di decreti, mediazioni, accordi e bisogna vedere quanto funzioni questo approccio. Il risultato del caso Diciotti è che c'è un'inchiesta della magistratura e ci sono cinquanta persone irreperibili che girano sul suolo italico. Non so se il governo del cambiamento ha fatto un grande cambiamento.

Nel merito dici di no, ma nell'approccio vedi delle differenze.
Questo è un tratto comune ai sovranisti, quelli che vengono impropriamente chiamati populisti. Il metodo non è così diverso da quello di Trump o di altri, che intercettano un sentire comune.

Insomma, il governo dà le risposte che gli italiani vogliono, in maggioranza.
Non dico «gli italiani», perché sembrerei sprezzante. Siccome il senso comune ci ha detto che c'è un'invasione di immigrati, che portano le malattie e il terrorismo, in questo momento il buon senso non esiste, perché è soffocato dall'emotività. Non credo che l'episodio della Diciotti abbia risolto il problema dell'immigrazione nel nostro Paese.

Cosa pensi, invece, del sequestro dei 49 milioni nei confronti della Lega? Una sentenza giusta o un assalto studiato per mettere a tacere un partito per via giudiziaria?
Non c'è nessun assalto, questa non è una regola fatta apposta per la Lega. Anche in casi analoghi la sentenza, anche se di primo grado, diventa immediatamente esecutiva. Lo sarebbe anche per un privato cittadino che avesse commesso lo stesso reato.

Però se si impedisce ad un partito di esercitare la propria attività politica è più grave.
Perché? Varrebbe la stessa cosa per un imprenditore condannato in primo grado.

Ma un partito ha un ruolo politico e istituzionale.
E un imprenditore ha un ruolo sociale. Quando viene messo sotto sequestro un cantiere, i lavoratori perdono il loro posto per la decisione di un magistrato.

Quindi tu non vedi nessun pericolo per la rappresentanza degli elettori?
No. Semmai mi dispiace, perché la lotta politica si fa nelle urne e nelle piazze. E Salvini non sarà assolutamente sconfitto, perché mi pare che voli nei sondaggi. Ma il tema non è solo quello del rispetto della sentenza. Ci sono altre questioni: ad esempio, la nuova Lega non si costituì parte civile contro Bossi e Belsito. Io conosco Salvini da vent'anni e dico ha ragione quando dice che non c'entra nulla con la vecchia gestione, specie finanziaria, di quel partito. Ma, se qualcuno amministrasse male un'azienda che ho ereditato, io mi costituirei parte civile.

Quello è stato l'errore di Salvini?
È un errore politico. Per esempio, io non avrei ricandidato Bossi, per dargli la mancetta. E poi, perché prima ancora della sentenza ha costituito la nuova Lega per Salvini premier? Forse perché sapeva che c'era qualche problema? Queste sono domande giornalistiche legittime, che ho fatto anche quest'anno. Poi sarò io a dargli un euro perché possa continuare con la sua propaganda e la sua attività politica, ma questo non toglie che abbia sbagliato gravemente. Comunque non credo che verrà messo fuori dai giochi perché, come rivendicano i Cinque stelle, si può fare politica anche senza soldi.

Beh, insomma...
Parli con la persona sbagliata. Io sono uno di quei pochi in Italia ad aver sostenuto che fosse una follia togliere il finanziamento pubblico ai partiti.

Però, con i conti in banca sequestrati e congelati, è un po' più difficile.
Ripeto: vaglielo a dire a quegli imprenditori a cui vengono sequestrate fabbriche e cantieri...