11 luglio 2020
Aggiornato 03:00
Infrastrutture

Finalmente parla Benetton: «Il crollo? Ero in vacanza, ho vissuto giorni di dolore»

Gilberto Benetton, uno dei fondatori del gruppo, rompe il silenzio per la prima volta dopo il disastro di Genova, con un'intervista al Corriere della Sera

ROMA«Il disastro di Genova deve essere per noi come azionisti un monito perenne, anche se terribile e per sempre angoscioso nei nostri cuori, a non abbassare mai la guardia e continuare a spingere il management, che ha la responsabilità della gestione, a fare sempre di più e di meglio, nell'interesse di tutti. Se nel caso di Autostrade sono stati commessi degli errori, quando si sarà accertato compiutamente l'accaduto verranno prese le decisioni che sarà giusto prendere». In un'intervista al Corriere della Sera, Gilberto Benetton, tra i fondatori del gruppo, parla per la prima volta dal crollo del Ponte Morandi. «Ero in vacanza, come credo la maggior parte degli Italiani. Ad un tratto il dramma, e tutto è cambiato: anche per noi – dice – sono iniziati giorni di sofferenza e di cordoglio. Siamo stati costantemente vicini, nel ruolo di azionisti, alle decisioni prese dai manager di Autostrade per l'Italia, e al lavoro che loro hanno svolto per iniziare a capire ciò che era successo e per mettere a punto i primi interventi e i primi aiuti alla città di Genova, interventi che continuano con grande determinazione per affrontare le difficoltà che i cittadini della città continuano a vivere. Siamo certi della totale volontà di collaborazione con le istituzioni e le autorità preposte da parte della società operativa Autostrade per l'Italia, il che significa assoluta trasparenza e completa assunzione delle responsabilità che venissero accertate, quando lo fossero – prosegue Benetton – Per Salvini siamo 'senza cuore'? Dispiace, molto, ma io credo che Salvini conosca gli imprenditori e sappia quello che c'è nei loro cuori. Dalle nostre parti il silenzio è considerato segno di rispetto» sottolinea, ricordando che la holding Edizione ha comunicato «con parole chiare e inequivocabili un pensiero di cordoglio alle famiglie delle vittime e la propria vicinanza ai feriti e a tutti coloro che sono stati coinvolti in questo disastro».

Infrastrutture di famiglia
Parlando dell'acquisto della concessione, Benetton ricorda poi che «in quel momento Autostrade fu messa sul mercato con un'asta pubblica, sottolineo pubblica, a cui chiunque poteva partecipare e infatti il gigante delle infrastrutture australiano Macquarie era fortemente interessata a rilevarla» ma nella cordata italiana «oltre ai soci che condivisero con noi quel progetto, Fondazione Crt, Generali, Unicredit, Abertis e Brisa, non si fece vivo nessun altro. Nessuno». Benetton respinge poi le accuse di favoritismi dalla politica e la definizione di «prenditori»: «Come dovremmo chiamare infatti un azionista di lunghissimo termine che assume un rischio di impresa con una solida visione di economia reale che implica investimenti, creazione di lavoro, creazione di valore per tutti: parliamo di imprenditori o di ‘prenditori’? Riguardo alle condizioni economiche delle concessioni posso solo dire che quelle di Autostrade per l'Italia sono molto simili a quelle degli operatori del settore autostradale di tutto il resto del mondo». Benetton chiarisce poi che il gruppo non uscirà dal settore infrastrutture («siamo investitori di lungo termine e le infrastrutture hanno bisogno di capitale paziente») e che l'operazione Abertis andrà avanti: «Abertis è una operazione importantissima per Atlantia e per l'Italia, un'operazione che è stata chiusa e definita e che, guidata dall'amministratore delegato di Atlantia Giovanni Castellucci, proseguirà come è stato pianificato».

Denuncia al Fatto
Intanto, però, il gruppo se la prende con la stampa. Autostrade per l'Italia «sta avviando un'azione giudiziaria» in sede civile nei confronti de Il Fatto Quotidiano per l'articolo dal titolo «La strage del guard rail: così Autostrade ne uccise altri 40». Lo afferma la società del gruppo Atlantia, secondo cui «il titolo e il sommario del quotidiano pubblicati in prima pagina e la loro lettura congiunta sono diffamatori nei confronti della società in quanto interpretano in modo parziale, capzioso e fuorviante il contenuto della perizia depositata ieri presso il tribunale di Avellino sulla dinamica del tragico incidente del bus precipitato il 28 luglio 2013 mentre percorreva l'A16 e attribuiscono alla società una colpa ancora tutta da accertare. La stessa perizia – aggiunge la società autostradale – sarà peraltro oggetto di contraddittorio da parte dei consulenti tecnici di Autostrade per l'Italia, tra i quali il Politecnico di Milano, nel dibattimento in corso».