30 novembre 2020
Aggiornato 11:30
Infrastrutture

L'ingegnere: «Perché ho parlato di una bomba sul ponte Morandi»

Al DiariodelWeb.it parla Enzo Siviero, l'esperto progettista di ponti che ha sollevato l'ipotesi di un attentato: «Ci vuole coraggio a dirlo, ma i riscontri lo confermano»

Enzo Siviero, docente di Tecnica delle costruzioni ed esperto progettista di ponti, lei ha sollevato l'ipotesi di una bomba dietro al crollo del ponte Morandi di Genova. Che cosa glielo fa pensare?
Intanto volevo sgombrare il campo: non sono stato influenzato dai tanti video che parlavano di questa eventualità, che mi sono stati inviati solo dopo aver reso queste dichiarazioni. Appena ho saputo del crollo del ponte, il mio primo pensiero è stato: «Non può essere».

Perché?
Perché era il più controllato d'Italia, molto conosciuto anche all'estero. A quel punto ho immaginato che potesse essere stato un sabotaggio. Così ho cominciato a guardare le modalità con cui è crollato e ho cominciato ad avere parecchi dubbi: non mi sembravano compatibili con l'ipotesi che fosse saltato lo strallo, come anch'io avevo pensato all'inizio. Quindi mi sono detto: «Perché non esplorare l'ipotesi che possa essere saltato il pilone sottostante?».

E ha trovato dei riscontri?
Questo mi è sembrato compatibile con la dinamica di un'implosione, cioè del ponte che cade sostanzialmente su se stesso, con una piccolissima rotazione. Se fosse crollato dall'alto, penso che il pilone non sarebbe caduto, perché avrebbe potuto sostenere il peso con le macerie. Non dico che sia certamente avvenuto quello che dico, ma che i primi riscontri la indicano come un'ipotesi plausibile.

Lei ha parlato addirittura di una probabilità oltre il 50%, quindi molto plausibile.
C'è un motivo: mi pare francamente molto strano che, dopo quindici giorni di indagini, non ci sia ancora un'indicazione chiara dei motivi. Adesso è uscita la storia della bolla: può essere o può non essere... Io quel ponte lo conosco piuttosto bene, l'ho studiato anche da storico, per poterlo insegnare.

Ma si è fatto anche un'idea su chi possa esserci dietro ad un eventuale attentato?
No. Naturalmente le domande che mi hanno posto i giornalisti riguardavano anche questo aspetto, ma non ho nessun elemento per dirlo. Nessuno l'ha rivendicato e potrebbe avere mille motivazioni. Io sono un tecnico indipendente e faccio questa affermazione mettendo in gioco anche la mia reputazione e la mia storia, che non credo siano marginali.

E perché allora non si vuole indagare su questa strada, al punto che il procuratore Cozzi l'ha definita «una follia»?
Francamente non lo so. Credo che un magistrato avrebbe, non dico il dovere, ma quantomeno l'interesse ad approfondire prima di fare una smentita così netta. Nessuno mi ha detto, o scritto, o segnalato perché questa mia ipotesi sarebbe priva di fondamento. Molti colleghi mi hanno detto che è plausibile, altri hanno sollevato qualche dubbio. È oggettivamente un'ipotesi fantascientifica: ci vuole molto coraggio, forse anche incoscienza, ad affermarla, anche per le implicazioni emotive, che scuotono l'opinione pubblica. Ma io penso che sia giusto dirlo, perché nasconderlo. Se poi non vogliono indagare, non è compito mio: il problema riguarderà chi lo sta facendo. Questo da un lato mi dispiace, dall'altro mi può anche confortare: se hanno elementi per dire che non c'è nulla che lo faccia pensare, li possono anche tirare fuori. Non dico che lo debbano giustificare a me, che non ho alcun titolo: faccio solo il tecnico indipendente, libero di pensiero e non condizionato da nessuno. Nonostante le illazioni che sono circolate sulla mia consulenza per Spea...

Ecco, appunto. È vero che è stato allontanato dal ruolo di consulente per il gruppo Autostrade?
No. La situazione è questa: mi hanno diffidato a parlare a nome di Spea. Cosa che non ho mai fatto, quindi ho la coscienza assolutamente tranquilla.

E la consulenza è andata a buon fine?
La mia consulenza era informale, non c'era una formalizzazione dell'incarico, ma una semplice richiesta. Sapendo che sono un esperto, mi hanno chiesto di dare un'occhiata alle carte che corredano il progetto approvato. E il mio punto di vista, dopo l'esame, è che le cose siano state fatte abbastanza bene.