13 novembre 2019
Aggiornato 13:00
Infrastrutture

Crollo Genova, si indaga sul ministero: trema Delrio, ma pure Toninelli

Gli inquirenti puntano sul dicastero dei Trasporti, per valutare le eventuali sottovalutazioni del rischio. Nel mirino sia il precedente ministro che l'attuale

L'attuale ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, e il suo predecessore, Graziano Delrio
L'attuale ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, e il suo predecessore, Graziano Delrio ANSA

ROMA – Ed ora nel mirino dell'inchiesta sul ponte Morandi finisce il ministero delle Infrastrutture. Dopo il blitz alla sede di Autostrade per l'Italia, infatti, ieri la Guardia di finanza si è presentata al dicastero di Porta Pia, con l'obiettivo di sequestrare «ogni documentazione di natura tecnica, amministrativa e contabile, appunto, nota o simili – si legge nel decreto – redatta da, o pervenuta a, qualsiasi ufficio, centrale o periferico (provveditorato alle opere pubbliche per la Liguria, ufficio ispettorato territoriale)». Ad oggi il fascicolo penale resta senza indagati, ma non si può tacere il fatto che, nel periodo sotto osservazione, il ministro competente era Graziano Delrio. Gli inquirenti intendono dunque accertare quanto lui e i suoi uomini fossero a conoscenza dello stato del viadotto, quanto abbiano eventualmente sottovalutato i provvedimenti da intraprendere per limitare i rischi, e soprattutto quanto abbiano esercitato i loro compiti di vigilanza e controllo nei confronti della società Autostrade.

Il nuovo titolare
L'attuale ministro, Danilo Toninelli, ha invece accolto la perquisizione delle fiamme gialle predicando disponibilità con un tweet: «Sono ben felice che si faccia chiarezza su quanto successo in passato. Il ministero è a totale disposizione delle autorità che stanno indagando sul crollo del ponte Morandi. Buon lavoro a Gdf e magistrati». Eppure anche lui non può stare del tutto tranquillo: sul tavolo dei magistrati è finito infatti un decreto, anch'esso sequestrato dalla Gdf, con il quale la direzione di vigilanza sulle concessioni autostradali ha dato il via libera al progetto esecutivo di rinforzo degli stralli del viadotto, presentato da Autostrade. Quel documento è datato 11 giugno, rivela il Corriere della Sera, dunque dieci giorni dopo il giuramento del governo Conte e l'insediamento di Toninelli al ministero.

Scelta controversa
Si legge nel parere favorevole dell'ufficio ministeriale: «L'intervento proposto allunga la vita degli stralli, fondamentali per la statica del ponte», ma anche per sopperire «alla progressiva perdita di funzionalità relativa alle pile 9 (quella crollata, ndr) e 10 del Polcevera». Dunque il dicastero, ma anche il provveditorato per le opere pubbliche, avrebbero avuto in mano, almeno in parte, i dati per rendersi conto degli eventuali pericoli sul viadotto. Ma non hanno deciso di chiuderlo, e proprio questa decisione è una di quelle allo studio della procura. Un'indagine, dunque, che minaccia di far tremare anche la politica.