14 novembre 2018
Aggiornato 03:00

Salvini: «Pronto a incontrare la famiglia Cucchi. Ma io difendo la sicurezza»

Il ministro dell'Interno risponde alla sorella di Stefano, Ilaria, che dopo la proiezione del film a Venezia ha chiesto di poter guardare «neglio occhi» il leader leghista

ROMA - «Vedrò volentieri il film» su Stefano Cucchi, presentato ieri alla Mostra del cinema di Venezia, «sperando di trovare il tempo, incontrerò se è loro desiderio la famiglia, al Ministero e non in strada, per ascoltare chi ha perso un familiare». Lo ha detto il ministro dell'Interno Matteo Salvini, a Venezia a margine della firma del nuovo protocollo legalità per la Pedemontana Veneta, rispondendo a una domanda sulla richiesta a lui formulata da Ilaria Cucchi per avere «incontro pubblico». Poi, però, una precisazione: «Continuerò a difendere la possibilità di lavorare in piena e totale sicurezza da parte delle forze dell'ordine: se pochi o pochissimi sbagliano o hanno sbagliato indossando la divisa ovviamente vanno puniti come tutti gli altri, anzi probabilmente più degli altri». 

«Io difendo il diritto alla sicurezza»
Quindi nessun passo indietro da parte di Matteo Salvini. La linea non cambia: «Io difendo il diritto alla sicurezza: gli uomini delle forze dell'ordine devono essere aiutati a fare il loro mestiere non ostacolati. Sono disponibile a incontrare i familiari per ascoltare le loro ragioni e spiegare quello che farò da ministro: tutela della sicurezza pubblica, dei cittadini e delle forze dell'ordine», ha concluso il ministro.

Il messaggio di Ilaria Cucchi
Dopo la proiezione del film sulla triste storia del fratello Stefano, Ilaria Cucchi ha scritto un lungo messaggio su Facebook, dicendosi prima «profondamente commossa. Provata». Poi l'attacco a una parte delle foze dell'ordine: «Qualcuno ha detto che dopo un fermo ci può scappare qualche schiaffo, qualche pugno. E se poi il fermato cade e si fa male pazienza. Niente legge contro la tortura perché lega le mani alla Polizia. Ma la Polizia non sente il bisogno di avere quelle mani libere che sarebbero sporche di sangue. Forse magari il sindacato di Tonelli la pensa diversamente ma la Polizia del comandante Gabrielli è altra cosa. Ste ti sei preso qualche schiaffone. Qualche pugno. Qualche calcio. Sei caduto e ti sei fatto male. Molto male. Ma ce ne dobbiamo fare una ragione io te mamma e papà». Ed ecco il messaggio verso Matteo Salvini: «In fin dei conti questo qualcuno è ora il ministro dell’interno. Ora, ironia della sorte, sta facendo passerella e cene di gala a Venezia.  Voglio incontrare questo famoso ministro Salvini. Pubblicamente. Guardarlo negli occhi.  Senza dire nulla. Fargli abbassare quello sguardo freddo ed inespressivo».