18 novembre 2018
Aggiornato 18:00

Becchi: «L'inchiesta a Salvini? Un colpetto di Stato per far cadere il governo»

Il filosofo del diritto al DiariodelWeb.it: «Un'indagine politica, che nasce da una strategia coordinata con la sinistra e la stampa. Ma finirà in una bolla di sapone»

Paolo Becchi, professore di filosofia del diritto, come ha accolto la notizia dell'indagine aperta nei confronti del ministro Matteo Salvini?
Immediatamente un po' di sconcerto. Poi ho riflettuto su un aspetto che non mi pare sia apparsa sui giornali: c'è stata un'operazione concertata contro Salvini? Non per fare il complottista, ma prima è intervenuto Fico, con un discorso completamente fuori dalla linea del M5s e del suo capo politico Di Maio, a cui è stata data grandissima importanza; poi Saviano ha fatto la sua sparata su Repubblica parlando proprio di sequestro in corso. E, guarda caso, a quel punto è arrivato l'avviso di garanzia.

Un attacco contemporaneo dalla sinistra politica, dai media e dalla magistratura?
Esatto. Io penso che sia stato un piano coordinato per far cadere il governo: dietro ci deve essere un regista, che non so chi sia. Bisognerebbe dire che ci sono tutta una serie di elementi che si legano tra di loro: gli attacchi della stampa, l'intervento della terza carica istituzionale, e infine l'indagine dei magistrati. Un colpetto di Stato, insomma. Ma basato su numeri sbagliati, cioè sull'idea che si potesse sostituire questo governo con un altro formato dalla sinistra con una parte consistente del M5s. Io non ho più una conoscenza interna del Movimento come qualche anno fa, ma non credo che Fico possa controllare 60-70 deputati: quindi, secondo me, hanno fatto i conti male e alla fine sono stati costretti a fare marcia indietro. Da qui l'intervento della Cei che ha accettato di accogliere i migranti e ha chiuso la questione.

A proposito di Movimento 5 stelle, la risposta di Di Maio che ha dato il suo sostegno a Salvini, ma ha predicato anche rispetto verso la magistratura, l'ha convinta?
Appunto: è il segno delle sue contraddizioni interne, che non riesce a tenere completamente. Quello che non sappiamo è la consistenza parlamentare di questa frangia di dissenso, di cui il portavoce è evidentemente Fico. Il dato di fatto è che, dopo la conta, si sono accorti che non valeva la pena far cadere questo governo senza avere una maggioranza alternativa. Ma credo che in quei giorni caldi sia avvenuto qualcosa di questo genere, che bisognerebbe ricostruire. Altrimenti una procura non avrebbe aperto immediatamente un'inchiesta del genere: c'era dietro un chiaro interesse politico. Poi la politica stessa avrebbe dovuto rilanciare l'azione dei giudici, ma questo è venuto a mancare. Perciò credo che si risolverà tutto in una bolla di sapone.

In questo senso vanno anche i precedenti di Pisanu e Maroni, ministri dell'Interno indagati per i respingimenti, ma entrambi alla fine archiviati.
Esatto, questo è importante. Credo che la stessa cosa avverrà nei confronti di Salvini. Il tentativo non era volto tanto a portare avanti un processo, ma a far cadere il governo. Per questo io credo che il ministero della Giustizia dovrebbe trovare il modo per mandare degli ispettori alla procura, a capire i motivi di questa azione. Il fatto che Bonafede abbia deciso di non intervenire è un segnale di debolezza del governo, proprio come le parole di Di Maio. Invece il potere politico compatto, a mio avviso, avrebbe dovuto reagire in difesa di Salvini.

Ad un'inchiesta politica serviva una risposta politica.
Sarebbe stato necessario un forte segnale. Comunque il tentativo di colpetto di Stato è fallito. E, anzi, chi ci ha guadagnato di più è stato proprio Salvini, rilanciato come la vittima, come colui che è stato maltrattato perché faceva gli interessi degli italiani. Così il suo consenso è aumentato.