14 novembre 2018
Aggiornato 04:30

Le farneticazioni di Attali: «C’è un legame tra Salvini al potere e il crollo del ponte di Genova»

Il noto banchiere ed economista francese in un editoriale si lancia in una ricostruzione piuttosto fantasiosa
Jacques Attali insieme a Mario Calabresi al Salone del libro di Torino
Jacques Attali insieme a Mario Calabresi al Salone del libro di Torino (Alessandro Di Marco | ANSA)

PARIGI - «C’è un legame tra Salvini al potere e il crollo del ponte di Genova». Ad affermarlo, senza ombra di dubbio, niente meno che Jacques Attali, economista, saggista e banchiere francese, «eminenza grigia» di Mitterrand e «creatore di Macron» come ci ricorda il giornalista Maurizio Blondet sul suo blog, artefice dei trattati europei nel senso (per sua ammissione) più antidemocratico, che ha scritto un acceso editoriale in un suo blog sul settimanale L’Express, già famoso per alcuni attacchi a Salvini, che commenta la caduta del ponte Morandi. Titolo: «Perché tutto quello che è [da me] previsto finisce per accadere?». Il  collasso del ponte Morandi, decreta il banchiere, «non ha nulla a che vedere con l’austerità, né con l’Europa, ma molto col cattivo uso del debito pubblico, che avrebbe dovuto servire a finanziare delle infrastrutture e non migliorare a credito il benessere delle generazioni presenti». I morti sono dovuti all’imprevidenza degli italiani, «ciascuno convinto che ogni problema sarà risolto da qualcun altro», e «tutti sono stati vittime di una sindrome ben nota: si dà più importanza alle auto che circolano su un ponte che alla sua solidità», non hanno compreso che «la solidità condizionava la sopravvivenza economica e sociale di tutta una regione». E’ colpa dei vicini che abitano sotto il ponte «e oggi si lamentano, dicendo di aver avvertito dei rischi che faceva correre, ma sono essi stessi colpevoli di non aver creato le condizioni di una soluzione tecnica, sociale, economica e politica».

La classifica che ci distrugge sempre, e che ha creato lui
Prosegue Attali: se si «misura quanto una collettività protegge i suoi patrimoni, nell’interesse delle generazioni future (ossia quanto è «positiva»), l’Italia è sempre agli ultimi posti della «positività» – misurata da statistiche di Positive Planet1, classifica che ha inventato lui, Attali, fra l’altro perché le sue infrastrutture non sono mantenute». «Questa cattiva graduatoria dell’Italia è rivelatrice della paura degli italiani per il loro futuro. Ciò si unisce alla credenza che «si stava meglio prima», di cui si ritrova l’effetto nel collasso della natalità, e nella crescita del populismo» scrive. «Di fatto, c’è un legame fra l’arrivo al potere di Salvini e il crollo del ponte di Genova: l’uno e l’altro sono il riflesso della stessa paura dell’avvenire, di una mancanza di fiducia in sé».

Colpa delle nostre falle civili
Insomma, spiega Blondet nel suo articolo, «Attali ha decretato: il potere di Salvini (e perché non anche dei 5Stelle?) non è che il riflesso delle stesse falle civili e morali che hanno fatto crollare il ponte Morandi. Nessun accenno al fatto che le mancate manutenzioni non possono certo essere attribuite a questo governo, ma a quelli precedenti delle 'sinistre euro-liberiste' che lui preferisce; non la minima allusione all’inadempienza criminale e ai lucri che il  concessionario si accaparrava appunto tagliando sulla manutenzione». Nessun riconoscimento nemmeno del fatto che se gli italiani hanno votato massicciamente per due formazioni in rivolta con lo status quo, è segno non di «paura dell’avvenire», ma di volontà di cambiarlo, e di salvaguardare anche il patrimonio infrastrutturale dallo squallido interesse nazionale di quei rivati che l’hanno volgarmente sfruttato. «Poco manca che Attali incolpi Salvini di aver fatto crollare il ponte di Genova» sottolinea Blondet nel suo articolo, «come incarnazione di tutti i vizi sociali italiani. Per quanto assurdo e cervellotico, questa dichiarazione di odio (che somiglia a quelli di Saviano, di Cerasa, di Ferrara, di altri potenti e influenti) è molto significativa, data la nota pericolosità del personaggio e la sua influenza dietro le quinte che contano».

Per Counterpunch c'è persino un legame tra i soldati Usa in Italia e i rifugiati africani
Un simile attacco arriva anche dall'America, dalla rivista di sinistra Counterpunch. Se Attali sancisce che c’è un rapporto tra la caduta del ponte e l’arrivo di Salvini,  qui l'autore dell'editoriale, Aidan O’Brien, si chiede addirittura se esista un rapporto tra i 12 mila soldati americani e i 500 mila rifugiati africani in Italia?. Domanda difficile da capire. Sembra dire O'Brien: siete italiani e «gli italiani non ne sono capaci. L’euroscetticismo fiorisce in Italia. Ma non si vede fiorire né il NATO-scetticismo né lo USA-scetticismo». Gli italiani ospitano 139 basi americane, ma  «è un soggetto tabù» sui media. «La macchina da guerra americana si sviluppa in Italia allo stesso ritmo del numero dei rifugiati, che tanto esasperano Roma. Ma in Italia non è pensabile stabilire la relazione fra gli uni e gli altri».

Quante anomalie...
Prosegue: «Dal 2000, gli Stati Uniti hanno trasformato la penisola italiana nel pugnale puntato verso il Mediterraneo, e l’Africa in particolare. Nel 2005, la Marina americana ha lasciato il suo quartier generale a Londra e lo ha trasferito a Napoli. Nel 2008, l’armata americana in Africa, USARAF, s’è installata a Vicenza. E la Sicilia, con la base di Sigonella, è divenuta il centro maggiore dei droni americani e degli aerei che sorvegliano l’Africa». Nel 2000, però, ci ricorda Blondet, mentre l’America trasformava l’Italia nel pugnale anti-africano, i governi a Roma erano quelli sconfitti alle elezioni. Ma la colpa è comunque di Salvini, questo «ultimo duro dei duri italiani, che se la può prendere con chi vuole. E Salvini se l’è presa con le persone più deboli del mondo: i rifugiati africani, che fuggono dalle guerre». «Gli Stati Uniti fanno parte del DNA dell’Italia contemporanea», continua imperterrito O'Brien, «e mentre l’idea stessa che degli africani disperati possano entrare in Italia irrita Matteo Salvini, non lo disturba per niente che un'armata straniera «in guerra con l’Africa» abbia base in Italia. Lo  slogan «prima gli italiani» significa in realtà »prima l’esercito americano», gli italiani secondi  e «i rifugiati africani per ultimi». Un modo, tra i tanti,  di delegittimare il governo che gli italiani si sono dati.