17 dicembre 2018
Aggiornato 10:00

Se l'Europa ci lascia soli, chiediamo aiuto a Putin: ecco l'idea di Savona

Come difendersi da un eventuale attacco speculativo dei mercati? L'esecutivo chiede il sostegno della Bce: ma se Draghi dovesse tirarsi indietro, c'è la Russia

Paolo Savona, ministro degli Affari europei
Paolo Savona, ministro degli Affari europei (ANSA/RICCARDO ANTIMIANI)

ROMA – Quella che minaccia di scatenarsi in autunno tra l'Italia e i mercati finanziari è una vera e propria guerra. E dunque, come in ogni guerra che si rispetti, è naturale che il governo Conte stia cercando alleati. Il primo, e più ovvio, sarebbe la Banca centrale europea: e infatti, non appena a Roma si sono iniziati ad avvertire i primi segnali della tempesta speculativa in arrivo, Paolo Savona è volato a Francoforte, per cercare di convincere Mario Draghi ad acquistare titoli di Stato italiani, per respingere quello che definisce come un attentato alla stabilità monetaria di tutta l'Eurozona. Perfino il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, ha chiamato in causa l'istituto: «Non possiamo chiedere alla Bce un prolungamento del quantitative easing – ha spiegato durante la sua conferenza stampa al meeting di Comunione e liberazione – ma credo che una valutazione dell'opportunità di prolungarlo, specie in una fase come questa, possa condurre a una rivalutazione del disimpegno».

La tutela russa
Ma se questo tentativo non dovesse andare a buon fine, occorrerebbe comunque il famigerato piano B. Quello che lo stesso ministro delle Politiche europee ha sintetizzato, come riporta La Stampa, con la formula «la fantasia andrà al potere». Eh sì, perché la soluzione ipotizzata dal professore di Cagliari fantasiosa lo è senz'altro: «Stiamo esaminando un'alternativa esterna». Un'alternativa che ha un nome e un cognome: Vladimir Putin. L'esecutivo, infatti, potrebbe chiedere aiuto proprio ad un fondo sovrano della Russia, pronto ad intervenire per garantire il nostro Paese da un possibile attacco allo spread. La stessa idea che, prima dell'Italia, avevano valutato sia Cipro che la Grecia, in quest'ultimo caso per liberarsi dalle gabbie dell'insostenibile austerità europea, ma senza poi realizzarla. Già, perché se è vero che dal punto di vista economico questa ipotesi potrebbe funzionare, è lo stesso Savona ad ammettere che potrebbe creare «seri problemi di politica estera».

Economia solida
Cosa succederebbe, infatti, se un paese fondatore dell'Unione europea sbilanciasse i suoi rapporti, allontanandosi da Bruxelles (magari violando i limiti di bilancio imposti dalle regole comunitarie) per avvicinarsi a Mosca? Uno scenario difficile da prevedere, ma anche affascinante, almeno per quei membri della maggioranza che non hanno mai nascosto di vedere di buon occhio le politiche di Putin. Allo stato, comunque, si tratta pur sempre di eventuali misure di emergenza, che il governo è convinto di non dover attivare, con ogni probabilità. L'economia italiana, insistono infatti da palazzo Chigi, non è in disequilibrio strutturale: «I mercati sono preoccupati dall'instabilità – afferma il ministro per i Rapporti con il parlamento, Riccardo Fraccaro, in un'intervista a La Stampa – Ora c'è una maggioranza solida, con un programma e un mandato politico chiari. Eventuali tempeste dei mercati non possono minacciare una democrazia sana. Con le nostre riforme per rafforzare la centralità del Parlamento e valorizzare la partecipazione il Paese sarà ancora più forte». E, in caso di attacchi speculativi, ha assicurato Fraccaro, «non ci lasceremmo condizionare da strumentalizzazioni dei mercati contro di noi, il nostro obiettivo è tutelare gli interessi esclusivi del Paese. Per noi al centro ci devono essere gli interessi dei cittadini, non degli speculatori». Anche a costo di bussare alla porta di Mosca.