18 novembre 2018
Aggiornato 18:00

Delrio si difende: «Perché non sono andato ai funerali di Genova»

L'ex ministro dei Trasporti, come molti altri leader del Pd, non ha preso parte alle esequie di Stato: «Il partito ha deciso che partecipasse solo il segretario»

RIMINI – Ai funerali di Stato per le vittime del disastro di Genova, il Partito democratico non si è fatto notare solo per i fischi che ha ricevuto da parte della folla dei cittadini (che hanno fatto ipotizzare al deputato Michele Anzaldi che ci fosse dietro una «claque organizzata»), ma anche per la presenza del solo segretario Maurizio Martina e dell'ex ministra della Difesa, Roberta Pinotti. Nessuno degli altri leader del partito ha partecipato alle esequie, e tra questi ha fatto particolare rumore l'assenza di Graziano Delrio, che fino a pochi mesi fa è stato titolare delle Infrastrutture e dei Trasporti, il dicastero riguardato direttamente dal crollo del ponte Morandi. Così, alla sua prima apparizione pubblica dopo la tragedia, al meeting di Comunione e liberazione a Rimini, Delrio non si è potuto esimere dallo spiegare l'accaduto: «Come sapete, ho partecipato ai funerali della tragedia di Andria (l'incidente ferroviario in Puglia, ndr), quindi non scappo dalle mie responsabilità – ha risposto in conferenza stampa – Si è deciso, con Maurizio Martina, che avrebbe rappresentato lui il Partito democratico in quanto segretario, insieme ai parlamentari liguri».

Nessun preavviso
L'ex ministro si è anche difeso dalle accuse di chi sostiene che il governo sapesse del degrado a cui era soggetto ormai da tempo il viadotto: «La commissione che doveva valutare la pericolosità del ponte si è riunita, ed era informata la direzione di vigilanza autostradale – ha raccontato – Questi sono lavori tecnici, di cui noi a livello politico non abbiamo mai ricevuto esiti. Come avete visto dai documenti, la commissione comunque giudicò non pericoloso mantenere aperto il ponte, tanto è vero che programmò un intervento di ristrutturazione ma senza segnalare che si dovesse subito limitare il traffico. A me, fin quando sono stato in carica, non è mai stato comunicato nulla. Penso che, in questi giorni, siano state dette troppe inesattezze e troppe bugie, che disonorano anche i morti».

Ok al ritiro
Il presidente dei deputati del Partito democratico, in ogni caso, ha dato ragione all'attuale maggioranza che preme per il ritiro della concessione alla società Autostrade: «Non devo difendere nessuno. Sono d'accordissimo con Giorgetti (sottosegretario alla presidenza del Consiglio, anche lui presente al meeting, ndr) sull'avvio della procedura di revoca, io al loro posto avrei fatto lo stesso. Questo fatto è troppo grave e c'è troppo bisogno di giustizia e di verità per passarci sopra».