31 ottobre 2020
Aggiornato 20:00
Genova

Doccia fredda sulle indagini: non c'è nessun video del crollo del ponte

Le telecamere di sicurezza in tilt: prima per il maltempo, poi per il crollo. Intanto anche Salvini conferma l'avvio dell'iter di revoca della convenzione ad Autostrade

GENOVA - L'attesa degli inquirenti era tutta per i nastri di registrazione delle telecamere di sicurezza presenti sul Ponte Morandi. Quei video avrebbero dovuto aiutare a capire le cause del crollo. Ma poco fa è arrivata la doccia gelata. Non c'è nessun video. «Ci sono stati dei problemi nelle videoregistrazioni della società autostrade. Non posso dire che ci siano materiali di grande rilevanza o utilità» ha spiegato il procuratore di Genova Francesco Cozzi al microfono del GR1 RAI sulle registrazioni delle telecamere della società autostrade posizionate sul ponte Morandi. «Il maltempo incideva sulla cattiva qualità delle immagini. La mancanza delle immagini vera e propria o l’interruzione delle immagini è dovuta a quanto è dato di capire a sconnessioni sulla rete dovuta al fenomeno sismico, al crollo insomma. In poche parole, un black out».

«La revoca ci sarà: non è questione di soldi»
Dopo il crollo del ponte Morandi a Genova, quindi, il Governo sarà «rigoroso» anche se Autostrade per l'Italia si assumerà la spesa della nuova infrastruttura e risarcirà i danni. «Non siamo al mercato, ci sono 40 morti», ha risposto Salvini, che ha denunciato «il fallimento e l'incapacità dimostrate: non siamo lì a dire 'tu mi dai questo, io ti do quello' a fronte del disastro e della tragedia: è impressionante vedere quello che è accaduto, è straziante parlare con le vedove, con le madri che hanno perso figli, sono arrabbiatissimi, non oso neanche immaginare come possono sentirsi. Se Autostrade apre il portafogli fa solo e soltanto una minima parte del suo dovere, ma non incide sul comportamento del Governo che sarà rigoroso. Non cerco vendetta ma pretendo giustizia».

Iniziato l'iter per la revoca della concessione
Intanto il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, intervistato a Dentro i fatti (Tgcom24) ha confermato che «in consiglio dei ministri abbiamo approvato l'avvio dell'iter per la revoca della concessione ad Autostrade per l'Italia, punto. Poi non durerà 15 giorni, ci saranno le controdeduzioni della società, pareri e contropareri, passeranno alcune settimane se non alcuni mesi, ma questo è l'iter giudiziario, e questi sono i fatti, 38 morti più altri dispersi, la città divisa in due: sono evidenti le colpe fattuali della società che ha incassato centinaia di milioni di utili e i pedaggi e non ha fatto quello che doveva. Mi sembra il minimo avviare pratiche per rescindere il contratto così come mi sembra il minimo che da subito la società Autostrade metta a disposizione dei parenti, dei feriti e degli sfollati tutto quello che come uomini, mezzi e denari può mettere a disposizione».

Paragone: «Hanno messo le mani sul patrimonio dello Stato»
L'asse Lega-M5s anche in questo caso è più unito che mai. «Anni fa gli imprenditori hanno messo mani su un patrimonio che lo Stato aveva costruito: dalla telefonia alle autostrade. Alla luce di quanto successo a Genova è ovvio pensare alla revoca della concessione ad Autostrade per l'Italia». Questa la posizione del senatore del Movimento 5 Stelle Gianluigi Paragone, della Commissione Industria di Palazzo Madama. «Stupisce ritirare la concessione a una società, a cui lo Stato si era affidato, dopo il crollo di un ponte con la morte di decine di persone?» prosegue. «Non si capisce perché. E non si capisce perché si polemizzi anche su un'altra questione fondamentale: la trasparenza. E' prioritario controllare i flussi di denaro, i finanziamenti che arrivano alla politica. Importantissima per questo sarà anche la commissione Banche proprio per controllare le restituzioni dei prestiti concessi per giocare la partita delle privatizzazioni. Chi è contrario alla trasparenza? Chi è contrario alla tutela dei cittadini italiani che non possono rischiare di morire attraversando un ponte? Oggi versiamo lacrime amare ed è un obbligo vigilare su quello che è accaduto nel passato, quando si sono costruite opacità che adesso purtroppo dobbiamo commentare».