13 novembre 2018
Aggiornato 08:00

La ricerca dei dispersi non si ferma: «La speranza sono i 'triangoli di sopravvivenza'»

Sono ancora una decina i dispersi dopo il crollo del Ponte Morandi. La speranza è che qualcuno sia rimasto bloccato sotto i 'triangoli' creati dai blocchi di cemento
I vigili del fuoco al lavoro tra le macerie
I vigili del fuoco al lavoro tra le macerie (ANSA/ LUCA ZENNARO)

GENOVA - «Finiremo di cercare superstiti, e finirà la speranza, solo quando saremo riusciti a rimuovere l'ultimo sasso». Stefano Zantu, architetto del corpo nazionale dei Vigili del Fuoco, non si arrende. E con lui tutti i suoi uomini che continuano senza sosta a scavare e a rimuovere macerie per cercare i dispersi: si calcola che siano «almeno dieci». I lavori di ricerca sono concentrati alla base del pilone crollato, sull'argine del Polcevera, e dove è precipitato il blocco più grande (circa 20 metri di lunghezza) del ponte, a ridosso dei binari della ferrovia adiacente al Polcevera. Al lavoro oltre 200 vigili del fuoco, oltre a personale della protezione civile, che a rotazione si alternano nel cantiere dove intanto è stato demolito e rimosso il troncone più grande del ponte, quello visibile da via Bianchi inquadrato dalle tv di tutto il mondo, così come sono stati rimossi i veicoli dal moncone di levante del ponte, fra cui il camion con il cassone verde della Basko diventato uno dei simboli della tragedia. 

I soccorsi al lavoro senza sosta
«Stiamo lavorando a spron battuto, la situazione non è semplice. Serve un lavoro coordinato fra macchine che fanno a pezzi le macerie e gli Usar (Urban Search and Rescue) che quando si apre un pertugio si infilano negli spazi per cercare, insieme alle unità cinofile, i dispersi», ha dichiarato l'architetto Stefano Zantu del corpo nazionale dei Vigili del Fuoco. Difficile fare previsioni sui tempi necessari a completare la rimozione delle macerie: «Quando finiremo non lo sappiamo, finiremo quando saremo riusciti a rimuovere l'ultimo sasso», ha aggiunto Zantu. La speranza è di trovare ancora qualche superstite in quelli che vengono definiti «triangoli di sopravvivenza», cioè aree prive di macerie grazie alla protezione a triangolo creata dall'incastro dei blocchi di cemento armato del ponte crollato. Ed è lì che si spera di trovare ancora qualche sopravissuto. «Al momento non abbiamo individuato triangoli di sopravvivenza, ma la conformazione del crollo fa ben sperare. Però dire con certezza se si è verificata questa situazione è difficile», ha spiegato Zantu.

Il rischio di nuovi crolli
Intanto sono costantemente monitorati i due tronconi del Ponte ancora in piedi, per verificare se ci siano eventuali movimenti o deformazione della struttura. In particolare il moncone di ponente è monitorato con un georadar per garantire la sicurezza delle squadre di soccorso che lavorano nell'area sottostante. «Questa è l'unica attività che si può fare in questo momento, oltre a scavare e cercare persone», ha concluso Zantu. 

Sequestrate le parti di ponte rimaste in piedi
Intanto la Procura di Genova ha disposto il sequestro dei due tronconi di Ponte Morandi rimasti in piedi dopo il crollo della campata centrale del viadotto autostradale. Le macerie del ponte, che non sono state ancora sequestrate, verranno invece rimosse e trasferite in un'area attigua individuata dal Comune, sotto la supervisione dei due consulenti tecnici nominati oggi dalla Procura, gli ingegneri Renato Buratti di Genova e Pier Giorgio Malerba di Milano, che sono già arrivati sul luogo della tragedia. La zona dove verranno stoccati i detriti, che saranno poi posti sotto sequestro come le due parti del ponte rimaste integre, è l'area Amiu di Campi. A confermarlo è stata la stessa amministrazione comunale. I periti della Procura, che per la loro relazione hanno chiesto al momento 60 giorni di tempo, incontreranno anche i tecnici del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti giunti nel capoluogo ligure per un sopralluogo.