19 ottobre 2019
Aggiornato 13:30
Genova

«Fallimento dell'ingegneria, quel ponte era stato costruito male»

Secondo l’ingegner Antonio Brencich, che più volte ha parlato di questo ponte, il maltempo non c'entra nulla

GENOVA - Una storia travagliata quella del Ponte Morandi a Genova inaugurato nel 1967, fatta di polemiche. «Il Viadotto Morandi ha presentato fin da subito diversi aspetti problematici, oltre l’aumento dei costi di costruzione preventivati», scriveva l’ingegner Antonio Brencich, professore associato di Costruzioni in cemento armato all’Università di Genova, in un articolo pubblicato da Ingegneri.info il 29 luglio del 2016. «Ancora nei primi anni ’80 chi percorreva il viadotto era costretto a fastidiosi alti-e-bassi dovuti a spostamenti differiti delle strutture dell’impalcato diversi da quelli previsti in fase progettuale. Solo ripetute correzioni di livelletta hanno condotto il piano viario nelle attuali accettabili condizioni di semi-orizzontalità». Nella lunga gestazione del progetto gronda di Ponente, è stata anche ipotizzata la demolizione del viadotto.

Troppe manutenzioni straordinarie
Recentemente ha parlato del viadotto anche l’ad di Autostrade per l’Italia, Giovanni Castellucci, in una intervista per annunciare l’avvio operativo della gronda. A proposito del viadotto Morandi, Castellucci sottolineava che «è un’opera che richiede continua attenzione e manutenzione. Comprendiamo il disagio ma riteniamo che prima di tutto venga la sicurezza». «Alla fine di questo intervento di manutenzione straordinaria, Genova avrà un’opera rinnovata» diceva Castellucci il maggio scorso spiegando il tipo di intervento di consolidamento del viadotto. «Si tratta del sostanziale potenziamento degli stralli della prima campata, in analogia a quanto fatto nella seconda». Il viadotto Morandi è stato interessato da rilevanti lavori di manutenzione straordinaria tra i quali la sostituzione dei cavi di sospensione a cavallo della fine degli anni ’80 primi anni ’90 con nuovi cavi affiancati agli stralli originari. Nell’intervento di due anni fa, l’ing. Brencich indicava che «l’idea originaria pare fosse quella di precomprimere gli stralli, idea chiaramente discutibile in quanto gli stralli sono elementi strutturali così snelli da consentire una precompressione molto modesta e, quindi, destinata inevitabilmente ad avere scarsa efficacia. I lavori di sostituzione degli stralli ne danno dimostrazione indiscutibile».

Carenze strutturali gravi
Oggi, nel giorno del crollo, il prof. Brenchic ribadisce i suoi dubbi: «Tengo a precisare che non mi sono occupato specificamente di quel ponte, su cui non ho dati», dice, ma «ho fatto alcune osservazioni su quella tipologia di ponte. Molti lo ritengono un capolavoro dell’ingegneria, io lo ritengo un fallimento dell’ingegneria. E’ uno dei tre ponti gemelli, anzi diciamo simili, progettati da Riccardo Morandi, e che hanno avuto problemi; ce n'è uno sulla baia di Maracaibo, in Venezuela, primo in ordine di tempo (è il ponte General Rafael Urdaneta del 1957), e poi quello di Genova, e il ponte sullo Wadi el Kuf in Libia». «La storia ha dimostrato delle carenze strutturali su Genova e Maracaibo, non solo oggi ma nel passato. Direi che sono esempi di come non si progettano i ponti».

«Non è colpa dei lavori»
«Il ponte è stato aperto l’anno che sono nato io, nel 1967», prosegue Brencich; «Sarà forse stato progettato cinque anni prima. E’ sempre stato sotto manutenzione. Dopo vent’anni dalla sua apertura – e vent’anni nella vita di un ponte sono un battito di ciglia – hanno fatto un intervento sulla torre est. Oggi è crollata la torre ovest». Le torri del ponte sono tre. «Alla torre est,» spiega Brencich, «sostituirono gli stralli, cioé i cavi inclinati, il sistema che collegava il ponte alla torre. Hanno messo dei cavi esterni che si vedono bene. Il mio, ripeto, è un giudizio tecnico ma di un utente che guarda dall’esterno; quello è un intervento pesantissimo su un ponte, fatto dopo appena vent’anni di vita. Il collasso di oggi potrebbe avere un’origine simile, perché gli stralli possono causare problemi di questo tipo; lo diranno le indagini, se si riuscirà a capire cosa è successo, e non è detto».

Fragilità strutturale?
Brencich ritiene quindi che si tratti di una fragilità strutturale: «Questo è evidente. Un ponte che ha 51 anni di vita non può crollare». Né possono esserci stati altri elementi a indebolirlo come il maltempo di questi giorni: «Non c’entra niente. Il maltempo di questi giorni per una struttura significa zero. Se lei mi dicesse una tempesta di neve a meno 40 gradi… ma un po di pioggia non cambia niente». Poteva essere una tragedia ancora peggiore. «Per fortuna è crollata la torre sopra le zone meno popolate», prosegue Brencich. «C’era un mio vecchio professore di cemento armato che diceva che esiste un santo per le strutture, e il santo oggi ha fatto crollare la torre più lontana dalle abitazioni». Esclusa, invece, la carenza di manutenzione. «Io so che quel ponte ha sempre avuto manutenzione, c’erano sempre restringimenti per lavori; è il caso in cui non si può dire che mancasse la manutenzione. C’era quindi la consapevolezza che il ponte ne aveva bisogno. Teniamo conto che non tutto si può prevedere; resta sempre un’aliquota di imprevedibilità. Ma era sotto controllo da molto tempo. Non è un caso di disattenzione e mancanza di investimenti».