23 ottobre 2018
Aggiornato 23:30

Renzi «cavalca» gli attacchi web a Mattarella (per salvarsi la faccia)

Perché l'ex premier strepita contro i troll che presero di mira il presidente della Repubblica? Per lasciar intendere che è per colpa loro che perse il referendum
Matteo Renzi in aula al Senato
Matteo Renzi in aula al Senato (ANSA/ANGELO CARCONI)

ROMA – La prima voce politica che si è levata alla notizia dell'inchiesta aperta sugli attacchi web contro il presidente della Repubblica Sergio Mattarella è stata quella che forse meno ci si aspettava: quella di Matteo Renzi. «Se la Procura di Roma scoprisse che ci sono strutture che decidono di mettere in piedi un'attività di inquinamento del gioco democratico attraverso fake sui social? Io ho chiesto al procuratore Pignatone di essere ascoltato come testimone perché penso che su questa storia delle fake news si giochi parte del futuro dell'Italia», ha rivelato l'ex premier ed ex segretario del Pd in una diretta Facebook.

La scusa del referendum
Ma cosa c'entra Renzi con i troll (russi o milanesi che siano) che presero di mira il Colle per la sua opposizione alla nomina di Paolo Savona a ministro dell'Economia? Apparentemente nulla. In realtà, dietro queste dichiarazioni sembra esserci una precisa strategia politica: quella di cercare di convincere gli italiani che lui perse il famigerato referendum del 4 dicembre proprio a causa degli stessi falsi account di Twitter. «Il Fatto quotidiano – sottolinea il piddino – oggi dice: 'Attacco al Colle, bolla di sapone'. Occhio ragazzi, qui c'è qualcosa di molto importante. Le fake news sono oggetto di indagini internazionali e molti sospettano che ci siano potenze intervenute su eventi politici, anche sul referendum costituzionale del 2016. Penso che il referendum lo avremmo perso lo stesso, ma questa vicenda è tutt'altro che una bolla di sapone e ce la ritroveremo, se la ritroveranno, a settembre. Nella notte dello scontro tra presidente della Repubblica e M5s Di Maio decide di chiedere l'impeachment, una idiozia pura. In quel momento parte una campagna contro Mattarella con la creazione di profili falsi, creati da chi sa chi. Chi sarà stato? Un soggetto politico, imprenditoriale, una via di mezzo tra una società e un movimento? Chi lo sa?», conclude Renzi.

Chiarezza, non insinuazioni
Questi segnali poco trasparenti ma molto ambigui dell'esponente del Partito democratico sono piaciuti poco al resto dell'arco costituzionale. A rispondergli per le rime è stata Forza Italia: «Renzi lascia con un punto interrogativo, tanti dubbi e senza spiegazioni gli italiani con cui si interfaccia su Facebook – afferma la vicepresidente dei senatori azzurri Licia Ronzulli – Se sa qualcosa parli e non solo al procuratore, ma ai cittadini. Troppo comodo così, lanciare il sasso e poi levare la mano. Renzi non è una persona comune, è un senatore della Repubblica, un ex premier, deve fornire prove e non fare illazioni. Perché anche le illazioni senza prove sono fake news. Sia ben chiaro: Forza Italia è la prima che vuole la verità su tutto perché il nostro leader è stato per vent'anni bersaglio di una persecuzione mediatico-giudiziaria che altro non era che una gigantesca fake news utilizzata dalla sinistra per sconfiggere il nemico nei tribunali e sui giornali visto che non riusciva a batterlo nelle urne. Siamo stati vittime delle fake news anche nel 2011 quando si usò la bufala dello spread per far cadere l'ultimo governo scelto democraticamente dagli italiani: il governo di centrodestra presieduto da Silvio Berlusconi. Noi però abbiamo avuto il coraggio di fare nomi e cognomi, quindi se Renzi sa qualcosa parli e denunci ora oppure la smetta di sfogarsi su Fb e vada un po' in vacanza!».

Attacchi al governo
Nella sua diretta su Facebook, comunque, il senatore di Scandicci non si è limitato a intervenire a gamba tesa sul caso dei troll, ma si è spinto a prevedere una rapida caduta del governo Conte: «Il governo si sta occupando più di spot che di sostanza e quindi presto toccherà di nuovo a noi. Alla ripresa ne vedremo delle belle. Quanto a noi, prepariamoci alla Stazione Leopolda. 'Ritorno al futuro' dal 19 al 21 ottobre segnerà un passaggio innovativo e importante». I suoi taglienti giudizi sull'esecutivo li ha poi affidati alla sua periodica mail di enews che invia ai suoi seguaci: «Adesso è il momento di staccare. Dicono che i parlamentari fanno tante vacanze. Vero. Ma visto che cosa hanno combinato in questa settimana i senatori della maggioranza (lo squallido decreto sui vaccini, su cui il giudizio definitivo è come sempre di Roberto Burioni; il decreto disoccupazione; la cancellazione del progetto Casa Italia di Renzo Piano), forse sarebbe stato meglio se fossero andati in ferie dieci giorni prima: al Paese sarebbero costati meno. Meglio che stiano in ferie a casa che a far danni in Parlamento. Ci sentiamo alla ripresa, sperando che possiate passare delle meravigliose vacanze con le vostre famiglie. Ci sarà da combattere anche per difendere il piano periferie, una delle migliori idee del mio governo. Ideato nel novembre 2015, abbiamo completato il finanziamento nell'ottobre 2016 finanziando tutti i bandi. Ricorderete che lo presentammo nell'ambito del progetto 'Un euro in cultura, un euro in sicurezza', una delle scelte qualificanti l'azione dell'esecutivo dei mille giorni. Spero che davvero l'attuale governo non voglia tornare indietro anche su questo e che sia tutto un equivoco. Certo che è tutto molto bello. Quando sei al governo ti insultano tutti. Adesso che siamo all'opposizione: tutti riconoscono che il piano periferie del governo dei mille giorni era una cosa buona. Come cambia il mondo eh?!?», conclude Renzi.