14 novembre 2018
Aggiornato 04:30

La Russia non c'entra: gli attacchi web a Mattarella partivano da Milano

Sarebbero stati creati in Italia i 360 falsi profili Twitter che avevano preso di mira il presidente della Repubblica. Oggi l'inchiesta sarà presentata al Copasir
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella (UFFICIO STAMPA QUIRINALE/PAOLO GIANDOTTI)

ROMA – Prima svolta nelle indagini sugli attacchi via Twitter al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. I 360 falsi profili sui social network (ovvero, i cosiddetti troll) che avevano preso di mira il Capo dello Stato nella notte tra il 27 e il 28 maggio, per via del suo rifiuto a nominare Paolo Savona ministro dell'Economia, non sarebbero stati creati in Russia, come ad esempio quelli che avevano sostenuto Donald Trump nella campagna elettorale che lo ha portato alla Casa bianca. Questa operazione, invece, sarebbe nata tutta in Italia, per la precisione a Milano.

Nel mirino dei servizi
È quanto emerge dall'analisi del traffico e dei contenuti che stanno portando avanti, in questi giorni, la polizia postale e l'intelligence, con l'ipotesi investigativa che si possa configurare addirittura un disegno eversivo, e svelata sulle pagine del Corriere della Sera di oggi. Quella valanga di tweet con l'hashtag #mattarelladimettiti, che hanno preteso (invano) un passo indietro dal Quirinale, esercitando un'evidente pressione politica sulla più alta carica della Repubblica, sono dunque partiti solo in parte dall'estero: non da San Pietroburgo ma dall'Estonia e da Israele. La stragrande maggioranza, invece, aveva origine appunto dal capoluogo lombardo, pur passando attraverso il sistema Tor, che consente la navigazione criptata su Internet, proprio per nascondere la provenienza. Alcuni di questi finti profili, che hanno pochissimi follower e twittano solo su queste campagne politiche, sono addirittura ancora attivi. Così come è attivissima l'indagine della procura di Roma. «La finalità principale dell'inchiesta – afferma il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, Federico Cafiero de Raho, in un'intervista a Il Mattino – è di accertare l'esistenza stabile di un eventuale struttura specializzata a colpire e alterare la nostra vita istituzionale dall'esterno. Se insomma prima di questo episodio, la struttura individuata abbia operato in attività simili a quest'ultima in grado di alterare la normale vita democratica del nostro paese. nel caso dei messaggi in rete contro il capo dello Stato, vanno ben individuati delineati i contorni gli obiettivi di tale attività proveniente a quanto so, dalla stessa fonte». Per Cafiero de Raho «è fondamentale il lavoro della struttura centrale della polizia postale che ormai acquisito una profonda specializzazione in questo campo. Le informative alle segnalazioni su quanto si diffonde si muove nell'immenso mondo del web restano delicato e prezioso materiale di provenienza investigativa. E anche il bis si avvale di questa attività che ripeto è anche di difesa del nostro sistema istituzionale di economico».

Il dossier in parlamento
Oggi sarà il direttore del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza, Alessandro Pansa, ad aggiornare il comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti, il Copasir, sullo stato delle indagini. La sua audizione era già in programma per parlare di altri argomenti, ma cade a fagiolo per rivelare gli ultimi aggiornamenti su questa storia quantomai spinosa e delicata. «Bene che anche le istituzioni facciano la loro parte per chiarire questa storia – afferma in una nota Mariastella Gelmini, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati – Trovo dunque positivo il fatto che il Copasir possa raccogliere importanti informazioni durante l'audizione del direttore del Dis, Alessandro Pansa. È indispensabile che tutte le forze politiche rappresentate in parlamento lavorino con serietà e dedizione per raggiungere gli stessi obiettivi: la sicurezza della Repubblica e la salvaguardia dei suoi processi democratici».