20 agosto 2018
Aggiornato 12:30

Ilva, tutti contro Di Maio: «L'incontro di oggi? Una sceneggiata»

Convocato al ministero dello Sviluppo economico il tavolo sull'acciaieria. Diserta il sindaco di Taranto, dubbiosi ArcelorMittal e sindacati, opposizione all'attacco
Luigi Di Maio, vice presidente del Consiglio e ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico, mentre esce da Palazzo Chigi
Luigi Di Maio, vice presidente del Consiglio e ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico, mentre esce da Palazzo Chigi (ANSA/RICCARDO ANTIMIANI)

ROMA – Il vertice sull'Ilva in programma oggi al ministero dello Sviluppo economico non è ancora iniziato, ma la tensione ha già raggiunto livelli altissimi. A scagliare la prima pietra è stato il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, che ha annunciato che non parteciperà al tavolo, per via della scelta del ministro Luigi Di Maio di invitare ben 62 soggetti, tra i quali «una serie di sigle pseudo associative e comitati, tra cui quelle delle aggressioni in Prefettura nel giorno dell'ultimo tragico incidente nello stabilimento». Il primo cittadino denuncia il «dilettantismo spaccone che il ministro Di Maio ci spaccerà per trasparenza e democrazia, ma è solo una sceneggiatura ben congegnata per coprire il vuoto di proposte e di coraggio».

Incontro troppo esteso
Non si è fatta naturalmente attendere la risposta del vicepremier, che ha spiegato che il tavolo «non è stato convocato per trasformarsi in un club privato», ma «perché ArcelorMittal ha chiesto di poter illustrare a tutti gli stakeholder le proprie proposte. Per me hanno diritto a partecipare tutte le rappresentanze dei cittadini coinvolti, incluse le associazioni e i comitati che in questi anni hanno svolto un ruolo essenziale. Ed è per questo che li ho invitati. Chi preferisce può liberamente scegliere di non partecipare. Da ministro lo accetto, ma ne trarrò le dovute conseguenze». Anche la multinazionale dell'acciaio ArcelorMittal, tuttavia, contesta l'allargamento dei partecipanti, una decisione che ha definito «per noi del tutto inattesa. Siamo aperti al dialogo con tutti i portatori d'interesse e che questo avvenga nel rispetto delle istituzioni in un percorso condiviso, consono e costruttivo». Reazioni di perplessità giungono anche da parte dei sindacati: per il futuro dell'Ilva il governo deve avere «il coraggio di decidere», afferma il segretario provinciale della Uilm di Taranto, Antonio Talò. «Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte – sottolinea il sindacalista – e il ministro Di Maio si prendano la responsabilità del loro ruolo, guardando la realtà: ci sono 15 mila famiglie, quelle dei lavoratori, e c'è un'economia locale e nazionale che non possono continuare ad aspettare per conoscere qual è il futuro dello stabilimento siderurgico ionico. Lunedì aspettiamo di discutere del merito delle questioni: il merito riguarda l'Ilva e Taranto. Illustrare il piano ambientale e le sue migliorie doveva e deve rimanere un problema della città di Taranto, dei lavoratori dell'Ilva e soprattutto del governo, che deve avere il coraggio di decidere. Questa volta credo che il sindaco di Taranto abbia tutte le ragioni per protestare. È una posizione che condivido in pieno, in particolare in merito ai soggetti convocati all'incontro. Cosa c'entrano tutti quei soggetti che con Taranto non hanno niente da spartire? Perciò – conclude Talò – ritengo un errore l'adunata di lunedì, seppur nel rispetto di tutti. Va pur bene l'ascolto e la parola alle diverse voci, ma adesso è tempo di decisioni e del fare».

Le parole della politica
All'attacco le opposizioni: il ministro dello sviluppo economico Luigi Di Maio dovrebbe occuparsi della vicenda Ilva invece che «montare sceneggiate penose», scrive su Twitter la senatrice Teresa Bellanova, capogruppo del Pd nella commissione attività produttive. «Caro Di Maio – afferma Bellanova – al posto di distribuire falsità e montare sceneggiate penose e fasulle sull'Air Force Renzi, dicendo che è costato 76 mila euro al giorno, che ne dici, vuoi occuparti di Ilva che perde un milione di euro al giorno, 30 milioni al mese? O ti si chiede di studiare troppo?». Secondo la vicepresidente della Camera, Mara Carfagna, oggi il governo «chiuderà» l'Ilva di Taranto, con le decisioni dell'M5S che continuano ad «avvelenare» l'economia italiana. «Continuando così – sostiene la deputata di Forza Italia – la più grande acciaieria d'Europa non potrà essere trasformata nemmeno in un luna park come voleva Beppe Grillo. Tutto il Sud pagherebbe un prezzo altissimo in termini di posti di lavoro e di sviluppo per questa decisione sbagliata di Luigi Di Maio. Con il no all'Ilva, il no alla Tav e il no alla Tap, il Movimento 5 Stelle creerà un danno economico grave e solo per questioni puramente ideologiche. Già assistiamo ai primi deleteri effetti del dl dignità, che ha aumentato il costo del lavoro, e che da domani, quando sarà discusso in Aula, noi di Forza Italia cercheremo di cambiare profondamente. Stanno avvelenando l'economia italiana, decisione dopo decisione. Noi continuiamo ad augurarci – conclude l'ex-ministra per le pari opportunità – che i colleghi della Lega, che governano dopo avere sottoscritto un programma che li impegnava a inseguire lo sviluppo del paese e non certo la decrescita, riescano a far sentire il loro peso e a opporsi a queste scelte. Come possono subire decisioni così sbagliate?».