17 novembre 2018
Aggiornato 20:30

Tav, cosa rischia l'Italia in caso di stop ai cantieri

Il Commissario straordinario del Governo, Paolo Foietta: «Nessuna penale per il recesso». Ma ci sarebbero due miliardi di euro da restituire. L'ira dell'Ue
Convegno organizzato da TELT presso la stazione Porta Nuova, Torino, 28 febbraio 2018
Convegno organizzato da TELT presso la stazione Porta Nuova, Torino, 28 febbraio 2018 (ANSA/ALESSANDRO DI MARCO)

TORINO - «Non ho mai parlato di penali, in caso di recesso ma di soldi già stati spesi, arrivati da Ue e Francia, che andrebebro restituiti e che ammontano a oltre 2 miliardi». Così Paolo Foietta, Commissario straordinario del Governo per l'asse ferroviario Torino - Lione, interpellato da Askanews, fa il punto sui rischi che l'Italia correrebbe in caso di stop ai cantieri dell'alta velocità. «Nel momento in cui l'Italia si tira indietro esiste un titolo per chiedere una restituzione delle somme già spese, sarebbe una cifra superiore al miliardo. A questa cifra vanno aggiunti 813 milioni concessi dall'Ue per il cofinanziamento dell'opera, denari che sono vincolati alla realizzazione di opere per 2 miliardi», ha precisato Foietta. In sostanza se le opere venissero bloccate gli 813 milioni rientrerebbero «nel calderone dei fondi da indirizzare al sistema Ten T europeo e verrebbero riattribuiti ad altri progetti in lista, dalla Galizia, alla Francia alla Polonia».

A perderci sarebbero Italia e Francia
Sarebbero tuttavia «soldi persi non solo dallo stato italiano, ma anche pro quota da quello francese». E che «la Francia sia disponibile a perdere senza battere ciglio la metà di 800 milioni non mi sembra plausibile», ha messo in guardia Foietta. A ciò andrebbero aggiunti altri costi indiretti, visto che tra Italia e Francia sono stati scavati «oltre 24 km di galleria, che sono già una parte essenziale dell'opera, non è che verrebbero abbandonate lì. Se si decide di non fare l'opera bisognerà decidere in che modo chiudere delle gallerie e ripristinare quelle zone, cosa che avrebbe un costo sia per i francesi per gli italiani», ha pecisato ancora.

Il rischio dei contenziosi giuridici
Senza contare che potrebbero aprirsi contenziosi giuridici internazionali, ha spiegato Foietta: «Si aprirebbe uno scenario per alcuni versi inedito. Di sicuro per stoppare l'opera ci vorrebbe un altro accordo internazionale che abroghi ciò che è stato approvato dai parlamenti italiano e francese. Nei due paesi e in Europa, la Corte dei Conti, che vigila su eventuali danni erariali, potrebbe pronunciarsi in merito». Infine è in gioco la credibilità dell'Italia. «Con quale credibilità potremmo chiedere altri finanziamenti all'Ue per infrastrutture pubbliche?», ha concluso Foietta.

La Commissione Ue: «Gli impegni vanno mantenuti»
Pur non commentando le voci di stampa sull'ipotesi che il governo possa rimettere in discussione la Tav Torino-Lione, la Commissione europea avverte come si tratti di «un progetto importante non solo per Francia e Italia ma per l'intera Europa: è importante» ha affermato un portavoce della Commissione, Enrico Brivio, interpellato sul tema durante l'incontro di metà giornata con la stampa «che tutte le parti mantengano gli impegni a completare i lavori nel tempo previsto». Quanto alla parte di finanziamenti coperta dall'Ue «ovviamente si finanziano i lavori che vengono fatti».