18 novembre 2018
Aggiornato 17:00

Sulle grandi opere è scontro nel governo: M5s insorge, Lega non molla

Il Movimento 5 stelle continua a sfidare gli alleati di maggioranza con l'idea di bloccare la Tav e il Tap. E il Carroccio frena: si tratta di progetti importanti
Il vicepremier e ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico Luigi Di Maio con il ministro dell'Interno e vicepremier Matteo Salvini
Il vicepremier e ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico Luigi Di Maio con il ministro dell'Interno e vicepremier Matteo Salvini (ANSA/ANGELO CARCONI)

ROMA – Si consuma sul fronte delle infrastrutture la frattura estiva all'interno della maggioranza. Da una parte il Movimento 5 stelle, spronato anche da Alessandro Di Battista dal Messico, che ribadisce la sua storica contrarietà alla linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione e al gasdotto Tap. Dall'altra la Lega, convinta che non si possa dire di no alle grandi opere in programma. Da una parte il ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli, che chiede una nuova analisi costi-benefici per sancire, numeri alla mano, che questi progetti non sono più convenienti per il nostro Paese. Dall'altra il vicepremier Matteo Salvini, secondo il quale alla fine i guadagni saranno superiori alle spese.

Batti e ribatti
Le rispettive posizioni erano già state espresse ieri, ma a ventiquattr'ore di distanza la polemica non si è smorzata: anzi, i toni si sono ulteriormente alzati, con il rischio concreto di arrivare ad un muro contro muro. A rispondere al leader del Carroccio, su Facebook, ci ha pensato la ministra per il Sud Barbara Lezzi: «Caro Matteo Salvini, in Italia servono le infrastrutture ed in particolar modo ne hanno estremo bisogno il sud e le aree interne del centro-nord. Strade sicure, ferrovie, scuole, ricerca, università, bonifiche, anti-dissesto idrogeologico, energia pulita. Questi sono gli investimenti che l'Italia aspetta». Non certo un gasdotto, dunque. Peccato che dall'altra parte si continui a ripetere invece che la Tav è un'opera importante. Lo afferma in un'intervista al Corriere della sera, Edoardo Rixi, sottosegretario leghista alle Infrastrutture e Trasporti (quindi proprio del ministero di Toninelli), spiegando che al governo non c'è solo il Movimento 5 Stelle. «La Tav – spiega Rixi – è un'opera transfrontaliera. Di risparmi sul versante italiano se ne possono fare e dunque di revisione ha senso parlare. Bloccarla è un altro paio di maniche. Io sono fiducioso che i dati della revisione daranno ragione a noi». Sulla contrarietà all'opera del Movimento, Rixi fa poi notare che «è un punto di vista legittimo ma al governo non ci sono solo i 5 Stelle. E comunque io credo che siamo tutti d'accordo sul fatto che se ci sono più treni e meno auto sia meglio, così come sia meglio se più merci viaggiano su treno che su gomma».

Si rimanda ai dati
Prova a mediare il ministro per i Rapporti con il parlamento Riccardo Fraccaro: «La linea del governo è chiara: per le grandi opere l'analisi costi-benefici è il nostro faro. Non possiamo far pagare per decenni agli italiani i costi di opere inutili, è un principio di buon senso su cui siamo d'accordo», afferma in un'intervista al Corriere della Sera, Fraccaro sottolinea che c'è accordo con la Lega sul modo di procedere. «Ci sono sensibilità diverse ma abbiamo definito nel dettaglio l'azione di governo prima di partire proprio per procedere in modo coeso – spiega – Non spenderemo mai miliardi di euro senza garantire la convenienza dell'opera: su questo c'è piena sintonia». Il progetto Tav, ad esempio, per cui il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli ha annunciato una decisione entro l'anno, «risale a 30 anni fa, attendere quattro mesi per valutare ogni opzione mi pare ragionevole. Il nostro impegno di fronte ai cittadini resta quello di ridiscutere integralmente il progetto, la stessa Francia comprende i dubbi», ricorda Fraccaro sottolineando che «il Paese ha bisogno di piccole opere diffuse e infrastrutture strategiche, per individuarle bisogna ragionare in termini di opportunità. E va ascoltata la volontà dei cittadini, le grandi opere non si possono certo imporre con la forza». La palla, quindi, passa ai tecnici: ai famigerati calcoli dei costi e dei benefici. E non è detto che anche su quel punto non si scateni l'ennesima bagarre: allo studio dell'esecutivo ha già promesso di contrapporne un altro, di segno contrario, il presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino. Dallo scontro politico a quella dei numeri, dunque...