10 dicembre 2019
Aggiornato 02:30

Tria nella bufera: Di Maio vuole farlo fuori, i mercati lo difendono

Lo scontro tra il ministro dell'Economia e la maggioranza M5s-Lega è ormai quotidiano. Ma lui è ritenuto l'unico uomo credibile dalle istituzioni finanziarie

Il ministro dell'Economia Giovanni Tria in commissione Finanze del Senato
Il ministro dell'Economia Giovanni Tria in commissione Finanze del Senato ANSA

ROMA – Il caso delle nomine alla Cassa depositi e prestiti è stato l'innesco, ma la discussione sulla prossima legge di Bilancio potrebbe fare da detonatore. Insomma, sper esplodere il conflitto al governo tra Giovanni Tria e la maggioranza M5s-Lega. Sulla Cdp, alla fine, il ministro dell'Economia è stato costretto a cedere, sostituendo il suo candidato ad amministratore delegato Dario Scannapieco (sgradito ai gialloverdi perché uomo delle fondazioni bancarie) con Fabrizio Palermo. Ma ormai lo scontro sembra diventato quotidiano: il titolare di via XX settembre sostiene di dover rispondere solo al presidente del Consiglio, ma Conte stesso invece deve mediare con i partiti che lo sostengono. E che iniziano a sopportare sempre meno la linea economica di estrema prudenza sui conti pubblici sostenuta da Tria, che in questo modo si ritrova a bloccare l'attuazione di molte promesse del programma elettorale.

Poltrona che scotta
Tanto da iniziare a valutare seriamente l'ipotesi di una sua sostituzione. Scrive oggi Bruno Vespa nel suo retroscena sul Giorno: «I 5 Stelle vorrebbero sostituirlo con Giorgetti e mettere uno dei loro alla strategica sala macchine di palazzo Chigi, occupata finora dal numero 2 della Lega. Ma è difficile che Salvini ci stia, visto che il sottosegretario alla Presidenza è il vero macchinista del governo». C'è però un problema: il ministro, politicamente debole, è però ritenuto fortemente credibile dagli investitori internazionali. L'unico, addirittura, che può garantire la tenuta del bilancio e la permanenza dell'Italia nell'euro. La dimostrazione concreta del suo peso la si è avuta proprio venerdì, quando alla sola ipotesi che davvero contasse di meno i mercati hanno risposto con un allarmante balzo di nove punti dei rendimenti dei titoli di stato decennali.

Stallo messicano
Su questo fronte, Giovanni Tria è ritenuto dunque ancora più autorevole ed equilibrato dei suoi predecessori, oltre a rassicurare le istituzioni finanziarie sul fatto che, finché resisterà sulla poltrona più alta del Mef, quei populisti di Luigi Di Maio e di Matteo Salvini non potranno fare eccessivi colpi di testa. In altre parole, se salta lui rischia di saltare tutto. Se invece resta, ci si dovrà rassegnare ad avere un ministero dell'Economia commissariato dai politici, e allo stesso tempo una politica commissariata dal ministro dell'Economia.