23 ottobre 2018
Aggiornato 14:30

Boeri si difende: «Che sciocchezza accusarmi di fare politica»

Il presidente dell'Inps in un'intervista a Repubblica: «Ho sempre detto ciò che penso». Poi avverte Salvini e Di Maio: «Porterò a termine il mandato»
Tito Boeri, presidente dell'INPS, in una recente immagine d'archivio
Tito Boeri, presidente dell'INPS, in una recente immagine d'archivio (ANSA/RICCARDO ANTIMIANI)

ROMA - «Accusarmi di fare politica è una colossale sciocchezza. Chi mi conosce lo sa: ho sempre detto quello che penso, senza mai preoccuparmi di chi fosse a Palazzo Chigi». Lo afferma il presidente dell'Inps, Tito Boeri, in una intervista a La Repubblica. Sul tema immigrazione non arretra: «Siamo tutti d'accordo che va contrastata quella irregolare, ma l'unico modo per farlo è aumentare quella regolare». Perché «in Italia - è la tesi di Boeri - c'è una forte domanda di lavoro immigrato», e i migranti fanno «tanti lavori che gli italiani non vogliono più fare». Non commenta invece sulle polemiche con il ministro dell'Interno e vicepremier, Matteo Salvini, limitandosi a dire: «Non l'ho mai incontrato, e forse a questo punto è meglio così». Nega poi attriti con il titolare dell'economia, Giovanni Tria, e dopo aver già respinto le accuse di «complotto» sulla questione della stima di 8.000 posti di lavoro persi l'anno a seguito del decreto dignità, sull'impotesi di dimissioni a seguito del persistere di dissapori con il governo è netto: «Dimissioni? E perché mai?» chiede. «Il mio incarico scade nel febbraio 2019. Fino ad allora io non mi muovo di qui. Ho un mandato, e lo porto a termine».

Fino a febbraio «resto in carica»
«Se mi vogliono cacciare prima, lo facciano. Se no, se ne riparla con l'anno nuovo. Certo» aggiunge Boeri «con l'aria che tira diciamo che non mi aspetto una riconferma». Il presidente dell'Inps, infine, non arretra anche nelle sue critiche all'ipotesi di revisione della Legge Fornero. «Quota 100? Costa fino a 20 miliardi l'anno, a seconda del requisito anagrafico. Dove li trovano?». Mentre andare «in pensione dopo 41 anni di contributi significa 750 mila pensionati in più».

L'endorsment di Repubblica
A schierarsi apertamente al fianco di Boeri è Repubblica, che con Massimo Giannini incensa il lavoro fatto dal presidente dell'Inps il cui unico 'neo' è quello di «impattare  sui temi-chiave della propaganda leghista».  Non c’era un asse con M5S? - chiede Giannini. «Normali rapporti istituzionali». La risposta di Boeri: «Di Maio l’ho incontrato due volte, mi è sembrata una persona ragionevole, disposta ad ascoltare. Con Fico ci sono state più occasioni, perché abbiamo fornito alla Camera un supporto metodologico per la delibera sui vitalizi. Questo è tutto...». La 'colpa' di Boeri, scrive Giannini, «da economista» è di aver «azzoppato qualche cavallo di battaglia grillino, e forse paga per questo». Il reddito di cittadinanza vedrà mai la luce? Nel frattempo «rimettere in piedi i centri per l’impiego con 2 miliardi è un’impresa quasi disperata». Avrebbe più senso rifinanziare il Rei, che «con 6 miliardi aggiuntivi potrebbe essere esteso all’80% delle famiglie povere».