15 novembre 2018
Aggiornato 05:00

Il facile mea culpa di Renzi e gli errori del Pd. «Ma grazie a noi il Paese sta meglio di prima»

"Nei quattro anni appena trascorsi l'Italia è uscita dalla recessione "grazie al lavoro che abbiamo fatto"
Matteo Renzi durante l'assemblea nazionale del Partito Democratico
Matteo Renzi durante l'assemblea nazionale del Partito Democratico (ANSA/RICCARDO ANTIMIANI)

ROMA - Nei quattro anni appena trascorsi l'Italia è uscita dalla recessione "grazie al lavoro che abbiamo fatto». Matteo Renzi si mostra come sempre parco di autocompiacimento nella sua ultima enews, in cui elenca ancora una volta i "successi" del suo governo. Morto, sepolto. Eppure ancora così presente per i suoi effetti sul Belpaese, ben distanti da quanto professa l'ex segretario dem. "Ci sono più diritti e meno tasse, per tutti" dice. "Abbiamo raggiunto una forza che nessuno ha mai avuto in Italia: nel 2015-2016 avevamo 6.000 comuni su 8.000, 17 regioni su 20, la maggioranza assoluta del Governo, il 41% alle Europee». Neanche la DC dei tempi d'oro aveva così tanto potere (parole sue). "Anziché utilizzarlo per pensare alla mia fiducia personale o alla mia carriera, ho deciso insieme a tutti voi di investire ogni secondo per provare a cambiare l'Italia e a liberarla dalle sabbie mobili".

"La conferma degli indicatori"
Qualche mea culpa? Quanto basta per sembrare intellettualmente onesto: "Abbiamo commesso errori ma oggi il Paese sta meglio di prima. E lo confermano tutti gli indicatori, a cominciare da quello sui posti di lavoro». E a due giorni dall'assemblea del Pd, insiste con i passaggi del suo intervento all'hotel Ergife di Roma che hanno fatto irritare l'ex premier Paolo Gentiloni: "Abbiamo pensato che un'algida sobrietà fosse sufficiente a prendere i voti di chi invece vuole un sogno per cui lottare, un orizzonte verso il quale camminare. Non è così». Qualcuno si è offeso - "e mi dispiace" - per altri passaggi, "che pure mi sembrano sacrosanti": "La marcia indietro sui voucher è stato un errore, il balletto sul sì o no rispetto alla fiducia sullo ius soli è stato un autogol, il dibattito auto imposto sulla coalizione è stato assurdo, lo stop al provvedimento Richetti sui vitalizi incomprensibile". 

Le cause del disastro del 4 marzo
Continua il senatore dem, spiegando che ha fatto l'analisi della sconfitta, "come mi era stato richiesto». Sono tante le cause del 4 marzo: "Non su tutte la pensiamo allo stesso modo: io non sono d'accordo con chi dice che dobbiamo rappresentare il futuro come una minaccia, mentre per me il futuro è e rimane un'opportunità». Su altre invece, dice, sono tutti d'accordo: "Il vento populista dall'estero, le divisioni fratricide assurde, il logoramento della leadership in polemiche interne costanti. Il mancato rinnovamento del gruppo dirigente soprattutto al sud, di cui io sono il principale responsabile: la rottamazione si è fermata a metà".

Rispettare il mandato delle primarie
Il PD purtroppo continua con le divisioni interne che "per me sono state una delle cause della sconfitta elettorale. Abbiamo deciso di fare un nuovo congresso, con nuove primarie: speriamo che almeno stavolta chi vincerà le primarie possa guidare il partito senza il fuoco amico dei propri compagni di strada. Speriamo cioè che i capicorrente, per una volta, rispettino il mandato delle primarie». "Rispetto le opinioni di tutti - conclude Renzi - ma se vogliamo fare l'elenco degli errori, bisogna dirli tutti. Altrimenti si perde l'occasione di migliorarsi. Chiarito il passato, parliamo di futuro? Senza polemiche, solo politica".