16 novembre 2018
Aggiornato 11:00

«Finalmente il governo punisce i furbi»: così Salvini difende il decreto dignità

A margine dell’assemblea annuale dell’Ania Matteo Salvini scende in campo a difesa della misura economica spinta da Luigi Di Maio
Il ministro dell'Interno Matteo Salvini durante l'assemblea Ania
Il ministro dell'Interno Matteo Salvini durante l'assemblea Ania (ANSA/MASSIMO PERCOSSI)

ROMA - Una presa di posizione netta, che allontana qualunque sospetto rispetto a possibili crepe all'interno del governo. A margine dell’assemblea annuale dell’Ania Matteo Salvini scende in campo a difesa della misura economica spinta dal suo pari, Di Maio: il decreto dignità, dice,  "è un buon inizio, poi il Parlamento cercherà di renderlo più efficiente e produttivo». "Sicuramente - prosegue Salvini - arginare le delocalizzazioni, arginare il gioco d’azzardo e la ludopatia che sta rovinando migliaia di famiglie, e tentare di mettere mano alla precarietà con modalità su cui metteremo mano in Parlamento è un buon inizio». Il ministro dell’Interno e vicepremier giudica dunque positivamente il decreto appena varato dal Governo e segnala gli interventi di miglioramento che potranno essere apportati dal Parlamento.

"Dalle parole ai fatti"
E va oltre: «Finalmente il nostro governo punirà gli ‘imprenditori’ furbetti e le multinazionali straniere che prendono per poco aziende italiane, e incassano soldi pubblici, e poi licenziano i nostri operai per assumere all’estero. Dalle parole ai fatti!». Un cambio di rotta significativo, dopo anni di concessioni scellerate a chi al Belpaese di approcciava solo con fare "predatorio". 

Conte: "Precarietà non può essere unica unità di misura"
Anche il premier Giuseppe Conte si era detto "particolarmente lieto" come presidente del governo che il primo dl che "ha un contenuto e caratterizza il nostro indirizzo politico in materia economica e sociale sia intitolato al recupero della dignità dei lavoratori, degli imprenditori e dei cittadini». «Abbiamo adottato - spiega Conte - misure che contrastano la dimensione precaria del lavoro, che riteniamo sia una condizione che non può protrarsi nel tempo, non può costituire l’unica unità di misura dei rapporti di lavoro», ha proseguito. Le nuove norme, ha concluso, «non eliminano la possibilità di stipulare contratti a tempo determinato ma vogliono dare un segnale ben preciso che non costituiscono la regola del mercato del lavoro».