22 agosto 2019
Aggiornato 20:30
Lavoro

Reddito di cittadinanza, Tria frena: «Lo faremo ma non nel 2018»

Per Di Maio e il Movimento 5 stelle è una priorità. Ma il ministro dell'Economia è realista: «Per quest'anno i giochi sono fatti. Se ne parla nel 2019»

Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, con il ministro dell'Economia, Giovanni Tria
Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, con il ministro dell'Economia, Giovanni Tria ANSA

ROMA - «Quando parlo di lavoro parlo di questi strumenti qui: centri per l'impiego e reddito di cittadinanza, dobbiamo metterli in piedi il prima possibile, ci lavoreremo». Luigi Di Maio, vicepremier e ministro dello Sviluppo economico, in un comizio ad Avellino ha ribadito quella che è la priorità ora che il Movimento 5 stelle è al governo. Una priorità che però poco si sposa con la realtà, stando alle parole del ministro dell'Economia, Giovanni Tria, apparso piuttosto cauto, oggi in Lussemburgo, sulla possibilità evocata dal ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, di varare il reddito di cittadinanza già entro la fine del 2018. «Io penso - ha spiegato parlando alla conferenza stampa al termine del suo primo Consiglio Ecofin - che bisogna iniziare subito anche per dare certezza ai mercati, e non posporre i provvedimenti perché altrimenti resta l'incertezza». Ma, ha aggiunto, «non so a cosa si riferisse Di Maio perché nelle mie discussioni con lui non si è mai entrati in questi dettagli e mai è stata espressa quest'idea, quindi non posso esprimermi né a favore né contro».

Per il 2018 «ormai i giochi sono quasi fatti»
Comunque, ha avvertito Tria, «per il 2018 essenzialmente ormai i giochi sono quasi fatti, e quindi noi ci muoveremo soprattutto, e dobbiamo farlo in modo molto rapido, con interventi di riforme strutturali che non hanno costi, ma sono importantissime, per esempio per far decollare gli investimenti pubblici». Insomma, per quest'anno «il profilo di finanza pubblica, cioè gli aggregati di finanza pubblica, verranno mantenuti. Non c'è nessuna discussione». L'operazione che il governo dovrà fare - ha poi detto Tria rispondendo a una precisa domanda sulla questione del finanziamento e dei tempi di attuazione del reddito di cittadinanza e della revisione della riforma Fornero - «è una riallocazione delle risorse in uscita e anche una diversa composizione delle fonti di entrata», e questa riallocazione deve essere fatta «non solo fra spesa capitale e spesa corrente, ma anche all'interno della spesa corrente. E' un esercizio - ha annunciato - che sarà iniziato nelle prossime settimane e quindi non in grado ancora di dare risposta in termini quantitativi» alla domanda. «Dico soltanto che l'esercizio che verrà fatto è proprio questo, e credo che in generale l'articolazione, il timinig delle proposte contenute nel programma di governo verrà studiato in questo modo».

«Prima il pareggio», poi il reddito di cittadinanza
«L'idea - ha quindi sottolineato Tria - è mantenere i conti e agire attraverso ricomposizione di entrate e uscite. Quello che verrà fuori non sono in grado di dirlo, ma è chiaro che questo influenzerà il modo in cui poi potranno essere disegnati i provvedimenti, non solo nella loro articolazione, ma anche nel tempo, cioè nella legislatura». Il ministro dell'Economia ha comunque sottolineato di vedere il reddito di cittadinanza non tanto come una misura assistenziale, ma come uno strumento di modernizzazione dell'economia italiana. «E' una misura intanto importante perché serve a dare stabilità sociale, ma non viene visto come un provvedimento di assistenza: io lo vedo come un provvedimento che consente, con stabilità sociale, di andare in modo un po' più deciso verso riconversioni, ristrutturazioni, innovazione tecnologica: tutto il modo di produrre nel mondo sta cambiando e l'Italia deve seguire la rivoluzione tecnologica e scientifica».

Obiettivo reddito di cittanzanda nel 2019
«Per quanto riguarda il reddito di cittadinanza, è chiaro - ha spiegato ancora il ministro - che per il 2018 bisogna vedere quali sono i provvedimenti che verranno proposti dal ministro competente, come verranno articolati e come verranno soprattutto distribuiti nel tempo. Uno può già decidere delle misure oggi, ma quando entreranno in vigore saremo nel bilancio 2019». Dal suo punto di vista - ha osservato - «bisogna vedere qual è l'effetto di spesa, o di maggiori entrate, speriamo, quando questo effetto si realizzerà. Possiamo fare una riforma fiscale, ma l'impatto è dopo oltre un anno, quando ci saranno i saldi delle dichiarazioni dei redditi. Non è che oggi si decide una cosa e c'è l'impatto di spesa o di entrata immediato. E' chiaro - ha concluso Tria - che si rivendicano giustamente gli obiettivi del governo, ma non è che c'è un diretto impatto sui flussi di entrata o di uscita, e quindi sui saldi di bilancio».