Italia | Inchiesta Stadio Roma

L'inesistenza del giornalismo e della magistratura super partes: lo stadio della Roma usato come clava politica

I fatti non esistono: chi vi parla di oggettività e materialismo tenta di vendere una merce avariata. La strana vicenda dello stadio di Roma

Il presidente dell'Associazione Rousseau, Davide Casaleggio
Il presidente dell'Associazione Rousseau, Davide Casaleggio (Angelo Carconi | ANSA)

ROMA - Era prevedibile che l'inizio di legislatura riservasse uno scandalo, più o meno vero, più o meno solido. Esiste un mito, quello del primato della magistratura e della legalità, mito che vuole raggiungere il cielo dei cieli valoriali, quello dell'oggettività. Esiste un secondo mito, ancora più spericolato, quello del primato del giornalismo che racconta «i fatti». Le cose come stanno insomma, la verità, le cose nella loro essenza. Miti che mostrano la loro insussistenza, peraltro non è una novità storica, in questi primi giorni di governo giallo-verde. Altri arriveranno, aventi l'obietitvo di normalizzare un esecutivo che a tanti appare sopra le righe per molti aspetti. E in casi estremi la caduta: i cassetti sono ricolmi di dossier, di intercettazioni, di melma.

L'ispettore generale
Il grande Nicolaj Gogol, genio reazionario e bigotto furibondo, scrisse un'opera teatrale satirica dal titolo «L'ispettore generale»: è un'opera molto spassosa, ma vale la pena di ricordarne la trama. In una piccola cittadina sperduta nell'immensa Russia, immersa in una quotidianità di normale e disonesta prevaricazione, giunge la notizia dell'arrivo, da San Pietroburgo, di un ispettore generale, un revisore, mandato lì per fare le «bucce» ai notabili del posto. Tutti si spaventano, tutti lo temono. Figurarsi quando si crede che l'ispettore generale, in incognito, sia già arrivato in città. In realtà è un giovinastro squattrinato che capisce subito i benefici che può trarre dalla situazione. Derisione e mascalzonaggine, imbroglio e nessuna buona fede, neppure in casa del sindaco, dove il finto ispettore è ospite e si diverte con la moglie e la figlia. Una commedia degli equivoci che ha come bersaglio la corrotta burocrazia della Russia zarista efficacemente messa alla berlina. La pièce di Gogol racconta una storia eterna, quella del censore incorruttibile che in realtà pensa al suo tornaconto, senza farci troppo caso e senza far particolare danno.

Il mito del buono contro il cattivo
Ma, a differenza della Russia zarista, l'Italia odierna punta a cieli ancora più alti: i frutti avvelenati di un tempo privo di pensiero e di ideologia, fondato sul mito del buono che si scontra contro il cattivo, il frutto avvelenato dell'onestà come unico principio fondante di una società. Una visione che cancella Machiavelli e lo sostituisce con Paperinik. E' una storia che giunge da lontano quella dell'onestà a cui richiamarsi laddove si presenta l'ombra di un ispettore generale. Recentemente, in Italia, ci provò perfino il buon La Malfa, figlio, sulle ceneri della prima Repubblica abbattuta dalla magistratura di Milano. Fondò il Partito degli Onesti, e fece una brutta fine proprio per ragioni d'onestà. Ma il problema non sono i partiti, o i politici, che devono fare i conti con la realtà, devono adeguarsi a spinte che producono torsioni morali da cui, per salvarsi, sarebbe bene non scendere nel ridicolo delle parole «è tutto un equivoco», oppure «ero a cena sì ma spostato un po' più in là». Il Movimento 5 Stelle si sente giustamente forte del suo piccolo mondo di attivisti militanti che gli perdonerebbe qualsiasi errore: ma faccia attenzione perché ha caricato come una bomba milioni di persone.

La costruzione della realtà: mediatica
Il problema è quello dell'ispettore generale: il problema è la magistratura in primis, e subito dopo il giornalismo. Sebbene il materialismo abbia radici profonde, mai si è capito chiaramente cosa sia. Sappiamo che preclude ogni via ad un carattere spirituale trascendente, ma sulla interpretazione delle miserie umane la parola è molto più sfumata. La lettera materialista della storia, in chiave marxiana ed hegeliana, non ha ottenuto grandi risultati. E' quindi possibile dire, sempre in chiave materialista, che la realtà, le cose stanno così, la verità non esiste. Relativismo culturale? No, per nessuna ragione. Tutto vero e tutto falso? Men che meno, Ma cosa c'entra tutto questo discorso filosofico con l'inizio della legislatura allora? Oggi, la realtà si è trasformata semplicemente nella "rappresentazione della realtà": è il Matrix che trionfa grazie alla pervasività dei social in ogni attimo della vita. La plastica rappresentazione dell'inesistenza della realtà: e a raccontarcelo sono proprio gli ispettori generali.

Lo stadio della Roma
Ad appena dieci giorni dall'insediamento del nuovo governo scoppia uno scandalo sullo stadio della Roma. Tempismo eccezionale. Al contempo, il giornalismo manettaro che ha fatto di Berlusconi prima, e Renzi poi, un bersaglio, diventa improvvisamente garantista al di là di ogni ragionevole dubbio. E' una comemdia degli equivoci che batte perfino «L'ispettore generale» di Gogol per quanto concerne gli spunti paradossali. I fatti, le cose, la realtà, in tutti i giornali che contano semplicemente non esistono: esiste invece la lettura della realtà attraverso la lente dell'appartenenza. Il caso de «Il Fatto quotidiano», e in particolare di Marco Travaglio, evidenzia questa condizione naturale: le categorie si rovesciano, le guardie diventano ladri, e così le parole di chi una volta accusava diventano improvvisamente comprensive. Dure, ma comprensive: e sempre racchiuse nel mondo del relativismo verso il basso: «Gli altri, in ogni caso, sono sempre peggio dei miei». E' la più classica delle nemesi che colpisce i censori.

Il magistrato, questo deus ex machina
Ne «La vita dei Cesari» di Tacito lo strumento della morale pubblica che va e viene a geometria variabile è il mezzo che porta al potere i pazzi e i dementi, in progressione geometrica. Leggere quelle pagine è leggere le vicende odierne. Il ragionamento vale, a maggior ragione, per l'ispettore generale per eccellenza: il magistrato. Dotato di un potere straordinario, di vita o di morte, anch'esso legge la realtà attraverso la lente della sua appartenenza politica, ideologica, e culturale. Appare sconcertante la tempistica dell'indagine sullo stadio romano: che, peraltro, si ammanta di aspetti e accuse veramente ridicole, come nel caso della cena di Casaleggio, portata a prova di non si sa che cosa. Così, dopo anni in cui vi è stata una devastante combinazione tra stampa e magistratura anti sistema, ora è il momento del contrario. L'origine del male, della discesa in un ordine democratico scadente, non può che essere imputata ad una adolescenziale deriva morale e moralista, alla trasformazione delle ideologie, ad un infantile gioco tra guardie e ladri, tra quelli che rubano e quelli che controllano e via dicendo. Senza nulla in mezzo, senza una visione del mondo, della realtà e della società. Questa devastante ideologia ha prodotto sfracelli di ogni genere, disseccando la partecipazione e irrorando la società di rabbia e rancore. Quando sentite parlare di giornalismo che racconta solo i fatti, il famoso giornalismo anglosassone, dubitate subito: stanno tentando di vendervi a caro prezzo una merce avariata. Quando sentite parlare di magistratura che giudica solo i fatti, idem.