17 dicembre 2018
Aggiornato 17:00

Stadio della Roma, Virginia Raggi e Giancarlo Giorgetti si difendono

La sindaca di Roma: «Lanzalone presentato da Bonafede e Fraccaro». Il numero due della Lega: «Parnasi lo conosco da 15 anni, eravamo vicini di casa»

Virginia Raggi e Giancarlo Giorgetti
Virginia Raggi e Giancarlo Giorgetti (Combo / Ansa)

ROMA - Alla sindaca Virginia Raggi il nome di Luca Lanzalone fu caldeggiato dagli esponenti del Movimento 5 stelle, Riccardo Fraccaro e Alfonso Bonafede. A comunicarlo è stata direttamente la prima cittadina della Capitale agli inquirenti della Procura di Roma nell’ambito dell’inchiesta sullo stadio di Tor di Valle. La Raggi avrebbe – secondo quanto si è appreso – ribadito anche davanti ai magistrati quanto detto nei giorni scorsi pubblicamente. Bonafede e Fraccaro all’inizio del 2017 si occupavano per il movimento grillino degli enti locali. Ieri, nel corso di Porta a Porta, il sindaco ha ricostruito quella scelta. «Dopo l’arresto di Marra ci fu uno scossone in Campidoglio, questa è una cosa nota - ha spiegato - e quando chiesi un approfondimento sul concordato preventivo per alcune partecipate del Comune, Fraccaro e Bonafede, mi presentarono l’avvocato Lanzalone. Lui ci ha aiutato tantissimo a capire come stavano le cose sulla cubatura». Una difesa chiara, netta, che chiama direttamente in causa i vertici del Movimento 5 stelle. Ed è proprio da questa difesa che le opposizioni, Partito democratico e Forza Italia in testa, sono partite all'attacco chiedendo dimissioni in massa.

La difesa di Giorgetti (Lega)
«Parnasi lo conosco da 15 anni, a Roma eravamo vicini di casa. L'ultima volta l'ho sentito una settimana fa: la madre aveva un'operazione delicata, mi ha chiesto di pregare per lei». Giancarlo Giorgetti è il numero 2 della Lega, sottosegretario a Palazzo Chigi con pesantissima delega al Cipe e in un'intervista a Il Fatto Quotidiano parla dei suoi rapporti con l'imprenditore Luca Parnasi indagato nell'inchiesta della Procura di Roma sul nuovo stadio della Roma. I giornali hanno raccontato la sua cena del 12 marzo con Luca Parnasi e il consulente di Virginia Raggi, Luca Lanzalone (il primo arrestato, il secondo ai domiciliari). Quella per cui il costruttore si vanta: «Questo governo lo sto a fa' io». Oggi Giorgetti ironizza: «La cosiddetta cena segreta era un aperitivo... un bicchiere di vino e qualche fetta di salame». E lì avete fatto il governo? Giorgetti ride e dice: «Eeeeh, certo. Via, con tutto il rispetto... Parnasi disse che mi doveva presentare una persona, un contatto che mi poteva tornare utile».

Il rapporto tra Giorgietti e Lanzalone
Lanzalone, prosegue il numero due della Lega «si è presentato come presidente di Acea, ha lasciato intendere che fosse stato l'avvocato di Grillo. In quei giorni vedevo probabile un accordo tra Pd e 5Stelle, lui teorizzava invece che si potesse fare un governo Lega-M5S. Io ritenevo che al massimo potesse stare in piedi un piccolo governo che cambiasse la legge elettorale e poi si tornasse a votare. Comunque Parnasi e Lanzalone non sono mai entrati nel confronto tra noi e i 5stelle, nè direttamente nè indirettamente. I contatti sono sempre stati diretti tra Salvini e Di Maio». Quanto a Lanzalone Giorgetti insiste: «L'ho classificato come un tentativo dei 5Stelle di avere un contatto laterale o supplementare rispetto a quello che avevo con Di Maio. Ci chiedevamo se fosse un segnale che arrivava da Grillo diverso rispetto a quello pubblico dei 5stelle».

Parnasi e il contratto di governo
In un'altra intercettazione Parnasi sostiene di aver contribuito a scrivere il contratto di governo. Dice anche che lei spingeva perché fosse firmato subito. «Questa è millanteria. Escludo categoricamente di aver detto una cosa del genere - chiarisce il sottosegretario alla presidenza - Parnasi diceva: 'Voi mi piacete, vorrei aiutarvi per qualche iniziativa'. Gli ho detto che ne doveva parlare con l'amministratore del partito, Giulio Centemero. Ho scoperto adesso di questa associazione (la onlus Più Voci, ndr) di cui non faccio parte. Centemero mi ha detto che è stato fatto tutto in modo regolare».

I 250 euro del costruttore alla Lega
Parnasi ha versato alla onlus 250mila euro? «Ne sapete più voi di me». Si impegna a rendere pubblici tutti i versamenti di Parnasi alla Lega? «Penso che arrivati a questo punto siano già abbastanza pubblici. Non ho motivo di ritenere che ci sia dell'altro». La legge sulla privacy permette di omettere i nomi dei finanziatori. Cambierete questa norma? «Credo di sì. Tutto quello che è riconducibile ai partiti dovrebbe essere messo in evidenza. Ma se un'associazione ha una personalità giuridica diversa e non appartiene al partito, non può essere tout court ricondotta al partito stesso». Giorgetti esclude però che la Lega restituirà i soldi versati da Parnasi: «Non abbiamo fatto niente di male, non vedo perché dovremmo. Non arrivano da attività illecita. E noi con lo stadio della Roma non c'entriamo proprio niente». Poi ci sono quei 3 milioni segnalati da un'informativa del Lussemburgo, rientrati in Italia alla Sparkasse. «Ci fate troppo intelligenti. Non siamo così sofisticati da fare queste operazioni sull'estero» assicura l'esponente del Carroccio. «Dopo Belsito, con Maroni ci siamo affidati a una società esterna: tutte le nostre operazioni sono certificate».