16 novembre 2018
Aggiornato 11:00

Medici senza frontiere cerca di smentire Salvini: ecco la verità su Aquarius

L’Ong Medici senza frontiere replica a Matteo Salvini dopo l'audizione in Senato
Migranti sulla nave Aquarius
Migranti sulla nave Aquarius (EPA/KENNY KARPOV / SOS MEDITERRANEE)

ROMA - L’Ong Medici senza frontiere "non si è mai rifiutata di evacuare dalla nave Aquarius le donne incinte e i casi più vulnerabili fra gli oltre 600 migranti a bordo": è quanto si legge in una nota diffusa dalla stessa organizzazione umanitaria. «Al Senato e in diverse altre occasioni, il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha detto di avere due volte chiesto all’Aquarius di sbarcare i casi medici, donne incinte e bambini (con due messaggi scritti alle 12.11 e alle 14.12) e non ha ricevuto risposta positiva da Aquarius. Cos’è successo?». Medici Senza Frontiere si difende sostenendo che questa non è la verità. Dopo la richiesta delle autorità italiane, dice l'ong, "abbiamo fornito informazioni sul numero delle donne incinte e degli altri casi vulnerabili che si trovavano a bordo: sei donne incinte, 123 minori non accompagnati, 11 bambini e oltre 15 persone con ustioni chimiche gravi".

Le ragioni di Msf
A quel punto, questa la versione dell'organizzazione umanitaria, il Centro di Coordinamento del Soccorso Marittimo italiano (MRCC) avrebbe risposto che sarebbero state trasferite solo le donne incinte, senza i loro mariti. "Abbiamo sottolineato l’importanza di non separare le famiglie e di non effettuare evacuazioni contro la volontà delle persone".

"Nessuna risposta"
Ma, accusa MSF, "non abbiamo più ricevuto risposta dalle autorità italiane né alcuna conferma». La situazione medica generale era comunque stabile. La cosa più importante era fornire al più presto un porto sicuro per tutte le 629 persone vulnerabili a bordo, che erano in mare da venerdì ed erano sopravvissute alla pericolosa traversata del mare. Secondo il diritto internazionale, un’operazione di soccorso si conclude solo quando tutte le persone soccorse raggiungono un porto sicuro.